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Analizziamo la sentenza 11692/2019 in cui viene affrontato il ricorso di un CSE condannato a seguito di un infortunio generato da una caduta dall’alto. La Cassazione ci aiuta a comprendere il perimetro del concetto di alta vigilanza anche grazie al focus sul rischio interferenziale.

IL FATTO

Durante le operazioni di intonacatura di una gronda si originava l’infortunio per caduta dall’alto del lavoratore che stava utilizzando un ponteggio ritenuto non a norma; veniva condannato il coordinatore sicurezza in fase di esecuzione per il mancato adeguamento del PSC rispetto allo sviluppo dei lavori e la mancata previsione di una postazione di lavoro idonea per la tipologia di lavoro in questione.

In base alle risultanze processuali l’operaio che stava lavorando sulla gronda, utilizzando una porzione di ponteggio non a norma per svolgere tale lavorazione, indietreggiava sino al parapetto che però non resisteva al peso del lavoratore che precipitava a terra da un’altezza di circa 5/6 mt.

RILIEVI DELL’ORGANO ISPETTIVO

Dai primi riscontri effettuati in loco da parte dell’Organo Ispettivo intervenuto, in primis si può sottolineare come lo stesso CSE avesse intimato agli altri lavoratori di rendere dichiarazioni fuorvianti in modo da depistare le indagini. Una volta determinato il punto preciso dell’accadimento, fatto non agevole valutata l’ampiezza della lottizzazione e le errate informazioni fornite, gli Ispettori rilevavano come:

  • il ponteggio non era realizzato per consentire lavori sulla gronda; la struttura mancava di un doppio ponte o comunque di una specifica modifica che ne consentisse l’utilizzo a quella quota, per quel tipo di intervento;
  • il PSC prevedeva l’utilizzo di PLE per lavori oltre i 3 mt. di altezza;
  • all’interno del POS il pericolo legato alla fase lavorativa in questione era stato comunque affrontato;
  • il CSE si trovava spesso in cantiere (anche il giorno stesso dell’infortunio).

RICORSO DEL CSE

Le argomentazioni fondanti il ricorso presentato dai Legali del CSE si basano su due principi:

  1. la Corte d’Appello aveva attribuito allo stesso coordinatore sicurezza un compito di vigilanza non proprio di questa figura ma di quella del Preposto.
  2. Compito del CSE non è quello di presenziare in modo costante all’interno del cantiere ma di verificare il reale rischio interferenziale tra le varie attività rispetto a quanto indicato nel PSC.

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DIRITTO

La Suprema Corte di Cassazione rigetta il ricorso reputandolo infondato, per le seguenti motivazioni.

LA GIURISPRUDENZA SUL TEMA DELLA POSIZIONE DI GARANZIA DEL COORDINATORE

La figura del CSE è dettagliata all’interno del D.Lgs. 81/2008 art. 92; sulla stessa gravano compiti ed oneri di alta vigilanza che sono sottolineati anche dalle numerose sentenze che riportiamo di seguito:

assicurare il collegamento tra impresa appaltatrice e committente al fine di realizzare la migliore organizzazione…vigilare sulla corretta osservanza delle prescrizioni del piano di sicurezza …. adeguare il piano di sicurezza, in relazione alla evoluzione dei lavori.

(Sez. 4, n. 31296 del 18/04/2013, Dho, Rv. 256427; Sez. 4, n. 18651 del 20/03/2013, Mongelli, Rv. 255106)

 

egli svolge pertanto una funzione di c.d. “alta vigilanza”, ossia una funzione di autonoma vigilanza che riguarda la generale configurazione delle lavorazioni, e non anche il puntuale controllo, momento per momento, delle singole attività lavorative, che è demandato ad altre figure operative.

(Sez. 4, n. 45853 del 13/09/2017, P.C. in proc. Revello, Rv. 270991; Sez. 4, n. 18149 del 21/04/2010, Cellie ed altro, Rv. 247536)

 

Tale funzione di vigilanza ha ad oggetto quegli eventi riconducibili alla configurazione complessiva, di base, della lavorazione e non anche gli eventi contingenti, scaturiti estemporaneamente dallo sviluppo dei lavori medesimi e, come tali, affidati al controllo del datore di lavoro e del suo preposto.

(Sez. 4, n. 46991 del 12/11/2015, Porterà ed altri, Rv. 265661)

 

CONCETTO DI RISCHIO INTERFERENZIALE

Per capire nella sua interezza la posizione di garanzia che riveste un CSE deve essere compreso il concetto di rischio interferenziale connesso alla presenza simultanea di più soggetti esecutori all’interno del cantiere.

Il rischio specifico generato dall’attività dell’impresa esecutrice o del lavoratore autonomo non è oggetto di valutazione del CSE che si occupa del rischio generico legato alle interferenze dell’ambiente di lavoro e dell’organizzazione delle operatività.

Il coordinatore si occupa dunque di alta vigilanza consistente in:

  1. verifica sull’effettiva osservanza delle imprese rispetto a quanto indicato nel PSC;
  2. verifica dell’idoneità del piano operativo di sicurezza POS collegata ad una coerenza rispetto al piano di sicurezza e coordinamento;
  3. nell’adeguamento del PSC in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, verificando, il relativo adeguamento dei POS.

Può dirsi che il coordinatore per l’esecuzione identifica momenti topici delle lavorazioni e predispone attività che assicurino rispetto ad esse la attuazione dei piani attraverso la necessaria mediazione dei datori esecutori

 Tornando alla sentenza in questione è dunque palese la violazione dei doveri del CSE indicati sia dal D.Lgs. 81/2008, sia dalla consolidata giurisprudenza richiamata.

 

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