drone in cantiere
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L’utilizzo di un drone in cantiere da parte di un CSE apre una serie di possibili problematiche che devono essere correttamente processate, alcune delle quali anche all’interno del PSC. A tale riguardo proponiamo all’attenzione dei lettori un quesito presentato all’attenzione della Redazione.

CSE E DRONE IN CANTIERE

Buongiorno, vorrei porre i seguenti quesiti:

  • il Coordinatore della Sicurezza, nel caso in cui operi nel cantiere come CSE, può impiegare gli APR in supporto alla gestione dell’attività di controllo a lui demandata?
  • quali sono, secondo Voi, gli obblighi e le osservanze che il CSE (che potrebbe essere anche Pilota Abilitato oppure che si rivolge a terzi) deve adottare nel Cantiere, nel caso di impiego di APR?
  • come ritenete che si inserisca, nel contesto particolare, la condizione di operare in quota e quindi di creare il rischio di caduta dall’alto dell’APR?
  • e se fosse l’Impresa Affidataria o Esecutrice….o altri, ad impiegare gli APR nella gestione del Cantiere, ad oggi, cosa deve richiedere il CSE?
  • visto che ci siamo, per il motivo che gli APR stanno prendendo campo a 360° e a mio avviso sono “Attrezzature”, come deve agire il CSP?

RISPOSTA

Nel leggere il quesito non nascondo che mi è scappato un sorriso un po’ sardonico nel chiedermi: siamo passati dall’ormai famosa “vigilanza alta” alla “vigilanza dall’alto”? 

Il quesito è comunque molto interessante ed offre numerosi spunti di riflessione. 

Al comma 1, lettera a), l’art.92 del d.lgs. n81/2008 indica che, “durante la realizzazione dell’opera, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori”: 

  • verifica, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento di cui all’articolo 100, ove previsto, e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro; 

Il CSE, in sostanza, deve verificare (e non “vigilare” in senso stretto) che quanto riportato all’interno del Piano di Sicurezza e Coordinamento (redatto in fase progettuale o già oggetto di eventuali aggiornamenti), venga puntualmente rispettato dalle imprese, onde evitare che anche la più piccola deviazione da quanto contenuto nel documento possa poi portare, per una sorta di effetto domino, ad un distacco irreversibile tra l’evoluzione del cantiere e le misure prevenzionistiche a tutela dei lavoratori. 

Il legislatore, come si può notare, non dispone nessun diktat ma, invece, rimanda la scelta degli strumenti più opportuni e delle azioni da adottare per l’ottenimento dei risultati desiderati (opportune azioni di coordinamento e controlloalla professionalità ed alle capacità del coordinatore

In sostanza è il CSE che stabilisce quali siano i metodi migliori per perseguire la sua attività di verifica e non è escluso che possa avvalersi di collaboratori o, come nel caso specifico, anche di attrezzature idonee allo scopo. 

Nascono però delle perplessità, alcune di carattere normativo ed altre di carattere operativo e “pragmatico”. 

Sotto l’aspetto normativo, superato il Testo Unico per la Sicurezza, occorre puntare l’attenzione all’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, Legge n.300/1970 che recita: 

 Art. 4 Impianti audiovisivi 

  1. Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali.(..). In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione dellasede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro (..). 
  2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.
  3. Le informazioni raccolte ai sensi dei commi 1 e 2 sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

 Non vi sono dubbi che un APR (un drone), utilizzato per lo scopo oggetto del quesito, appartenga alla categoria degli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori e non vi è nemmeno dubbio che, nel nostro caso, questi possano essere impiegati esclusivamente (..) per la sicurezza del lavoro.  

Ammettendo dunque di utilizzarlo, prima di questo impiego il CSE dovrà però attivarsi ad ottemperare alle richieste di legge e perciò:  1) dovrà richiedere la specifica autorizzazione all’Ispettorato del Lavoro (comma 1) e 2) preoccuparsi, ogni qual volta in cantiere facciano ingresso nuovi soggetti, di dare apposita informativa a tutti i lavoratori (comma 3). 

Per l’aspetto normativo ancora, occorrerà anche rispettare gli appositi Regolamenti Enac ed eventuali specifici regolamenti territoriali (comunali, provinciali, etc.).  

 Sotto l’aspetto operativo è evidente che il CSE (che sia lui ad utilizzare il drone o che siano altri soggetti del cantiere) dovrà obbligatoriamente valutare tutti i rischi correlati con l’uso di un APR, sia “interni” al cantiere che esterni e darne rilievo (nel più ampio significato prevenzionistico) sul proprio Piano di Sicurezza e Coordinamento. 

E proprio su quest’ultima fattispecie sorgono i dubbi di carattere “pragmatico”. 

Una buona valutazione del rischio (su una fase lavorativa o anche sull’utilizzo di una specifica attrezzatura) è una sorta di “analisi costi-benefici” della sicurezza. In sostanza ci si deve porre la domanda “quali benefici prevenzionistici traggo a fronte dei rischi apportati dall’uso di questa procedura o di questo strumento?”. 

 

A giudizio di chi scrive, l’utilizzo di un drone può giovare alla verifica di un numero molto limitato di attività di cantiere (forse qualche situazione di lavoro in copertura o su solai in costruzione e forse per qualche situazione di viabilità difficoltosa) e certo non può sostituire (anche e specialmente a livello giurisprudenziale) la presenza fisica in cantiere del CSE (specie nelle fasi delicate) o le attività di coordinamento e di verifica effettuate anche attraverso il colloquio e le verbalizzazioni con tutti gli addetti ai lavori. 

Sorge poi un altro dubbio: una volta rilevata un’irregolarità mediante l’ausilio del drone, quali saranno poi i tempi di intervento del CSE? Non dimentichiamo che, anche a fronte di una presunta vigilanza alta, in caso di pericolo grave e imminente direttamente riscontrato, il CSE deve sospendere immediatamente la lavorazione. 

Ricordiamoci che davanti al giudice ci andrà il CSE e non il drone. 

 

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