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Analizziamo la sentenza n. 35426/2020 in cui la Cassazione affronta il caso di un infortunio mortale per caduta da un ponteggio in allestimento e la responsabilità del Datore di Lavoro e del Preposto.

La Corte di Appello de L’Aquila nel maggio 2019 confermava la condanna pronunciata dal Tribunale di Chieti nei confronti del Datore di Lavoro (PA) ed al Preposto (CN) per il reato di omicidio colposo e delle contravvenzioni a loro ascritte ai sensi del D.Lgs. 81/2008. 

IL FATTO 

Nel caso in esame il Datore di Lavoro PA, nella sua qualità di Legale Rappresentante di un’impresa esecutrice di lavori di ristrutturazione esterna ad un edificio nel Comune di Francavilla a mare e il Preposto alla lavorazione inerente il montaggio del ponteggio, provocavano la morte dell’operaio AC che rovinava a terra mentre era intento al posizionamento di un cavalletto. 

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La contestazione al Datore di Lavoro verte nel mancato utilizzo di sistemi anticaduta (nel caso di specie dispositivi retrattili) che erano previsti all’interno del PIMUS; di conseguenza anche al Preposto veniva contestata una mancata vigilanza sulle procedure poste in atto dai singoli lavoratori da lui supervisionati, compreso il mancato utilizzo di mezzi di protezione, nella considerazione che lungo il fabbricato era in corso di allestimento un ponteggio, privo di perni di collegamento tra i vari montanti, dunque da considerarsi “in allestimento” e quindi necessitante di specifici sistemi anticaduta, soprattutto per quanto concerne l’ultimo livello della struttura, posto a circa 15 metri di altezza. 

RICORSO 

Sia il Datore di Lavoro, sia il Preposto, propongono ricorso in Cassazione tramite il comune Legale di fiducia, sottolineando come all’operaio deceduto fosse stata consegnata una serie di dispositivi di protezione individuale tra cui l’imbracatura anticaduta EN 360, dispositivo diverso dalla linea vita (mai assegnata). Dunque è da considerarsi errata la motivazione presente nella sentenza di condanna dove si afferma la mancanza di un sistema di ancoraggio atto a collegare i dispositivi retrattili dei singoli lavoratori, tramite il cordino dell’imbracatura. 

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DIRITTO 

La Cassazione sottolinea che il ricorso presentato Datore di Lavoro e il Preposto non ha come oggetto la contestazione della responsabilità ma solo un passaggio dell’intera sentenza, relativo ai DPI

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