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Il Medico Competente (MC) secondo la legislazione cogente non si può limitare alla sola definizione/applicazione del protocollo di Sorveglianza Sanitaria coerente con la specifica mansione affidata al lavoratore. La sua attività infatti deve avere un orizzonte più ampio e deve comprendere un’analisi puntuale delle attività previste, propedeutica al supporto alla valutazione dei rischi che deve eseguire il Datore di lavoro.

E’ quindi necessario, anche in ambito di Ambienti Confinati, che il Medico Competente conosca i processi e le lavorazioni aziendali, acquisendo informazioni ricevute direttamente dal Datore di lavoro o mediante i sopralluoghi, che risultano essere parte dinamica ed essenziale per la tutela della salute e della sicurezza. A tal proposito è fondamentale la disamina delle schede di sicurezza degli agenti chimici pericolosi impiegati, la conoscenza della storia lavorativa e clinica del lavoratore, per arrivare alla stesura di un protocollo di sorveglianza sanitaria che personalizzato per ogni lavoratore.

Se il MC non fornisce tali corrette informazioni necessarie per il Datore di Lavoro o per il Committente o nel caso di un cantiere per il Coordinatore della sicurezza, diventerebbe difficile praticare la corretta gestione delle misure di prevenzione e protezione necessarie a tutelare i lavoratori impegnati nelle attività oggetto del presente documento.

Obbligo del sopralluogo

Esistono in primo luogo difficoltà dovute al fatto che le attività in ambienti sospetti di inquinamento o confinati sono spesso di breve durata e, nel caso di una impresa che opera presso terzi, svolte in luoghi distanti dalla sede aziendale. La normativa inoltre disciplina le modalità alternative per l’adempimento dell’obbligo solo in caso di cantieri temporanei e mobili.
Il Medico Competente difficilmente ha la possibilità di visitare ogni luogo in cui i dipendenti sottoposti alla vigilanza sanitaria svolgono tali attività, soprattutto nel caso che siano svolte in regime di applicazione dell’art. 26 e non in Titolo IV del D.Lgs.81/2008.

D.Lgs. 81/2008 art. 104 

Nel caso dei cantieri temporanei e mobili di cui al Titolo IV (ambiti in cui spesso si svolgono le attività di cui al DPR 177/2011), l’art.104 comma 2 cita “Nei cantieri la cui durata presunta dei lavori è inferiore ai 200 giorni lavorativi, e ove sia prevista la sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41, la visita del Medico Competente agli ambienti di lavoro in cantieri aventi caratteristiche analoghe a quelli già visitati dallo stesso Medico Competente e gestiti dalle stesse imprese, è sostituita o integrata, a giudizio del Medico Competente, con l’esame di piani di sicurezza relativi ai cantieri in cui svolgono la loro attività i lavoratori soggetti alla sua sorveglianza sanitaria. Il Medico Competente visita almeno una volta all’anno l’ambiente di lavoro in cui svolgono la loro attività i lavoratori soggetti alla sua sorveglianza”.

L’ultima frase comprende anche gli appalti o i cantieri in regime di art.26, aventi caratteristiche analoghe a quelli già visitati dallo stesso MC e gestiti dalle stesse imprese, che possono sostituire o integrare, a suo giudizio, i sopralluoghi con l’esame dei documenti di coordinamento relativi ai cantieri/lavori/appalti in cui svolgono la loro attività i lavoratori soggetti alla sua sorveglianza.

Protocollo sanitario/idoneità sanitaria

La valutazione dell’idoneità sanitaria dei lavoratori, sia quelli addetti alle operazioni sia quelli designati quali componenti degli addetti al salvataggio in caso di emergenza (Rescue Team), dev’essere oggetto di attenta valutazione da parte del Medico Competente il quale, nel corso della formulazione del suo giudizio d’idoneità alla mansione e del protocollo sanitario, dovrebbe tenere conto di alcuni parametri tra cui:

  • età anagrafica;
  • misure antropometriche compatibili con gli ambienti operativi (ad esempio le dimensioni passaggio accesso e il volume complessivo dell’ambiente operativo);
  • assenza di patologie che possano avere conseguenze sulla capacità di tollerare lo sforzo fisico (ad esempio normale funzionalità cardio-circolatoria e respiratoria, mobilità articolare conservata, buon compenso metabolico, ecc.);
  • acuità visiva;
  • capacità uditive e di linguaggio tali da garantire una corretta comunicazione per l’applicazione dei protocolli operativi e delle misure di emergenza;
  • lucidità e lo stato di veglia;
  • la sopportazione dello stress.

Oltre ai lavoratori direttamente addetti alle operazioni, almeno pari attenzione dev’essere rivolta anche verso l’idoneità sanitaria di coloro che faranno parte del Rescue Team. Infatti tale incarico, come per tutte le mansioni di emergenza che esulano dalla normale routine lavorativa, non può prescindere da una verifica puntuale della compatibilità per la loro salute.

Verifica dell’assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti, alcool dipendenza

L’atto normativo che prevede l’accertamento di eventuale assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti è il documento della Conferenza Unificata Provvedimento 30 ottobre 2007, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003 n. 131, (repertorio atti 99/CU). In tale documento tuttavia il legislatore non ha identificato tra le mansioni che comportano “rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute proprie e di terzi”, quelle specifiche svolte in ambienti sospetti di inquinamento o confinati. In analogia con quanto invece previsto in tema di alcool dipendenza di cui nel seguito, si ritiene che il MC debba considera necessaria una verifica per i lavoratori impegnati in attività negli ambienti oggetto della presente Linea di Indirizzo.

Legge 125/2001

In merito all’alcool dipendenza la Legge 125/2001 include specificatamente, tra le attività lavorative che comportano un elevato rischio d’infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l’incolumità o la salute di terzi, la “sovrintendenza ai lavori previsti dagli artt.236 (lavori entro tubazioni, canalizzazioni, recipienti e simili nei quali possono esservi gas e vapori tossici od asfissianti) e 237 (lavori entro tubazioni, canalizzazioni e simili nei quali possono esservi gas, vapori, polveri infiammabili od esplosivi) entrambi riferiti ai luoghi di cui all’art.235 (tubazioni, canalizzazioni e recipienti, quali vasche, serbatoi e simili) del d.P.R. 27 aprile 1955, n. 547”, articoli oggi recepiti all’interno del D.Lgs. 81/2008 all’art.66 e al punto 3 dell’Allegato IV. Di conseguenza il MC è tenuto a verificare che i soggetti preposti alla sorveglianza delle attività in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, come identificati all’art.1 c.2 del D.P.R. 177/2001, non facciano abitualmente uso di sostanze alcooliche e superalcooliche.

Idoneità all’utilizzo dei DPI respiratori filtranti

Tra gli obblighi previsti per il MC è compresa la verifica della compatibilità all’utilizzo di DPI respiratori filtranti da parte di lavoratori che, per fini estetici, portano barba e/o baffi sul viso, di foggia tale da poter interferire con i lembi di tenuta del dispositivo di protezione. Nella norma UNI EN 529:2006 al punto D.4.2 si precisa infatti che le caratteristiche del viso, come cicatrici o peli facciali non rasati, possono influire significativamente sulla protezione offerta da alcuni dispositivi. A riguardo esistono inoltre indicazioni riferibili all’OSHA che individuano la tipologia di barba e baffi accettabili poiché compatibili con l’utilizzo di questi DPI. All’estero la valutazione di quest’aspetto è regolarmente affidata al MC.

Redazione delle procedure operative

Tra i vari adempimenti previsti dalle norme cogenti la predisposizione di adeguate procedure operative rappresenta certamente il punto cruciale dell’intero sistema prevenzionistico. E’ quindi fondamentale prevedere il coinvolgimento degli operatori direttamente coinvolti nelle attività, ma è importante anche il contributo del Medico Competente per un adeguato supporto di competenza sul tema, comprese indicazioni specifiche su fattori quali quelli ambientali.

Ad esempio: è evidente che temperature sopra i 35 gradi, in presenza di alti tassi di umidità ambientale, possono essere percepite come 39 o 40 gradi rendendo particolarmente difficile l’attività del lavoratore (ad esempio all’interno di un serbatoio esposto ai raggi solari in condizioni di ventilazione limitata o nel caso di attività a caldo come la saldatura). Si deve inoltre considerare che l’operatore deve proteggersi indossando una tuta protettiva che, di fatto, impedisce l’evaporazione del sudore e la conseguente termoregolazione corporea.

È quindi evidente l’importanza di variare, per quanto possibile, l’orario di lavoro per sfruttare le ore meno calde, programmando i lavori all’interno dello spazio confinato nelle ore più fresche, come pure la necessità di favorire il ricambio di aria, oltre che per il controllo di eventuali inquinamenti, anche per mitigare gli effetti della radiazione incidente sulle pareti del serbatoio.

Procedure di gestione dell’emergenza

Tra le fasi previste nell’operatività in ambienti confinati, per l’analisi della corretta procedura di salvataggio l’apporto del Medico Competente è fondamentale, a cominciare dalla definizione del livello di preparazione che devono acquisire, per il primo soccorso, i componenti del Rescue Team. Il D.M. 388/2003, che prevede il coinvolgimento prioritario del MC, ha introdotto le modalità di somministrazione dei corsi di formazione per i lavoratori incaricati delle attività di primo soccorso in situazioni di emergenza per le quali è necessario prevedere una
specifica preparazione per gli addetti al Rescue Team.

E’ pertanto importante il coinvolgimento prioritario del MC nella definizione del programma formativo per le aziende che operano in ambienti confinati. Il MC dovrà valutare l’opportunità di richiedere, per il personale addetto al soccorso, la frequenza a corsi di BLS-D (per la conoscenza della sequenza di rianimazione di base nell’adulto in arresto respiratorio e/o cardiaco e le manovre da eseguirsi in caso di ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo, per le conoscenze e abilità relative all’utilizzo del defibrillatore semiautomatico), ai corsi Oxygen First Aid considerato che si potrebbe verificare la necessità di somministrare ossigeno a un lavoratore estratto da un ambiente ipossico.

Procedure di assistenza al pericolante

L’elaborazione delle procedure di soccorso che devono essere attuate dai componenti del Rescue Team non può essere affidata al solo personale tecnico, ma deve vedere la partecipazione anche del MC quale esperto dei temi sanitari.

Rescue Team

Il personale del Rescue Team si trova normalmente nella necessità di estricare il pericolante dal luogo in cui si trova dove le dimensioni dell’apertura sono spesso limitate oppure caratterizzate da specifiche geometrie (ad esempio vasca a cielo libero molto profonda) e le vie di accesso non sono ordinarie (accesso non diretto al piano, scale non adeguate in larghezza e rapporto pedata/alzata) dovendo utilizzare attrezzature rispetto alle quali deve essere formato al corretto utilizzo.

Gli addetti del Rescue Team devono pertanto avere anche piena conoscenza delle possibili implicazioni di tipo sanitario che l’utilizzo di tali dispositivi può arrecare al pericolante. Rientra così ancora in gioco il MC che deve assistere il DDL e l’RSPP nella definizione della sequenza delle operazioni di soccorso e nella modalità di utilizzo di tali attrezzature, in conformità a quanto previsto dal fabbricante nel manuale di uso e manutenzione.

operazioni di non-entry rescue

Questo approccio è evidente soprattutto nel caso delle operazioni di “non-entry rescue”. Questo sistema di salvataggio che non prevede l’esposizione a rischio di altri lavoratori componenti la squadra di salvataggio, è molto utile in caso che l’infortunato sia collaborante giacché agevola notevolmente le operazioni di uscita autonoma e/o assistita. Ha delle specifiche limitazioni  e/o controindicazioni ad esempio nel caso in cui sia previsto l’impiego di un sistema di protezione delle vie respiratorie tipo air-line per il quale non si può trascurare di considerare la possibilità che il cavo di sollevamento s’intrecci con la linea dell’aria respirabile o nel caso in cui vi sia presenza di traumi importanti (trauma cranico o a carico della colonna vertebrale) che consigliano la stabilizzazione delle condizioni dell’infortunato lì dove si trova prima di predisporre una qualsiasi azione di spostamento.

La procedura di soccorso pertanto non può essere generica poiché deve tenere conto, in base alle specifiche caratteristiche del luogo in cui si sta svolgendo l’attività e delle relative condizioni al contorno, dell’insieme delle operazioni che il personale non medico può mettere in atto in attesa dell’arrivo di personale più qualificato. La decisione se sia opportuna (metodica scoop and run) o non opportuna (metodica stay and play) l’estricazione immediata dell’infortunato deve essere valutata previo confronto con il MC, che risulta indispensabile.

Le operazioni di soccorso dello stay and play sono programmabili soltanto in base ad un’adeguata formazione degli addetti del Rescue Team sulla base delle specifiche indicazioni operative elaborate dal Datore di lavoro con la collaborazione del RSPP aziendale e del Medico Competente e, in caso di cantiere temporaneo con il coinvolgimento del Coordinatore per la sicurezza.

Bibliografia: LINEE DI INDIRIZZO PER LA GESTIONE DEI RISCHI DERIVANTI DAI LAVORI IN AMBIENTI CONFINATI O A RISCHIO DI INQUINAMENTO – CNI (A cura di: Ing. Fede (Consigliere CNI coordinatore GdL Sicurezza) Ing. Stefano Bergagnin (GdL Sicurezza CNI) Ing. Luca Vienni (GdL Sicurezza CNI) e del Gruppo Tematico Temporaneo “Ambienti Confinati” del CNI: Ing. Adriano Paolo Bacchetta (Ordine Ingegneri di Milano) Ing. Fabiano Bondioli (Ordine Ingegneri Bologna) Ing. Marco Malandra (Ordine Ingegneri di Monza e Brianza) Ing. Alessandro Matteucci (Ordine Ingegneri di Firenze) Ing. Alessandro Pischedda (Ordine Ingegneri di Cagliari) Ing. Giuseppe Stingo (Ordine Ingegneri di Torino).

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