:: di

La Regione Lombardia approfondisce il tema della sorveglianza sanitaria asfaltisti. L’art. 25 comma 1 lettera a) del D. Lgs 81/2008 sottolinea l’obbligo di una collaborazione attiva del medico competente nel processo di valutazione dei rischi in azienda. Il medesimo comma, alla lettera b), richiama la necessità che i protocolli di sorveglianza sanitaria vengano definiti in funzione dei rischi specifici tenendo in considerazione gli indirizzi scientifici più avanzati. La definizione di un protocollo sanitario, specifico per ciascuna azienda, può essere quindi considerato un momento conclusivo dell’attività di valutazione dei rischi nella quale il medico competente è in grado di apportare un determinante contributo professionale.

Proprio per questo motivo, rispetto alla legislazione previgente, al medico competente viene consentita un’ampia possibilità di modulazione della sorveglianza sanitaria in relazione alla peculiarità di ogni singola azienda. Tale impronta legislativa è pertanto incompatibile con l’elaborazione di protocolli sanitari predefiniti per comparto. Si ritiene pertanto di richiamare esclusivamente alcune considerazioni generali.

SORVEGLIANZA SANITARIA ASFALTISTI CON VISITA MEDICA

La sorveglianza sanitaria asfaltisti transita ovviamente dalla visita medica, di norma con periodicità annuale, dovrebbe esser particolarmente mirata alla ricerca di segni e sintomi a livello degli apparati respiratorio, cutaneo e muscolo scheletrico, e cardiovascolare e mirata, oltre all’espressione del giudizio di idoneità, ad una sorveglianza epidemiologica continua della salute dei lavoratori, in particolare a livello di gruppo omogeneo.
Per quanto riguarda eventuali esami strumentali, si richiama l’attenzione su:

  •  Esame audiometrico da effettuarsi con la periodicità prevista dalla normativa specifica in relazione ai livelli espositivi (consigliata almeno biennale).
  • Prove di Funzionalità Respiratoria (spirometria di screening, possibilmente con misurazione del volume residuo) o questionari di screening respiratorio, con cadenza quinquennale o biennale (addetti alla fresatura).
  • Esami ematochimici ed Elettrocardiogramma eventualmente suggeriti dal medico nel corso della visita.
  • Esame della funzionalità visiva con tavole optometrie (autisti) in visita preventiva e con cadenza biennale a partire dai 45 anni di età, valutazione ergoftalmologica (controllo produzione) periodicità prevista dalla normativa specifica.
  • Test da sforzo se più di 45 anni e presenza di fattori di rischio per patologie cardiovascolari (addetti alla stesa dell’asfalto), con cadenza concordata con lo specialista cardiologo.

Resta ferma la possibilità del singolo lavoratore di richiedere una visita medica in seguito alla comparsa di sintomatologia ritenuta legata alla situazione lavorativa. Sarà in base a specifiche esigenze, legate al rilascio del giudizio di idoneità o al sospetto di patologia professionale, che il medico competente disporrà l’esecuzione di ulteriori altri accertamenti di approfondimento per singole situazioni sempre tenendo un contatto con il medico curante.

INDAGINI RAGIOLOGICHE 

Non appare comunque giustificato né deontologicamente ed eticamente corretto (rischio maggiore del beneficio), in tema di sorveglianza sanitaria asfaltisti, sottoporre sistematicamente i lavoratori ad indagini radiologiche a fini preventivi. La scelta di effettuare indagini di monitoraggio biologico deve essere improntata a criteri di efficienza ed efficacia, tenendo quindi conto degli indirizzi scientifici più avanzati.

La scelta del test da utilizzare deve quindi tenere conto della sensibilità e specificità dello stesso in relazione ai presunti livelli di esposizione: ad esempio un indicatore biologico correlabile con livelli di esposizione prossimi al valore limite di esposizione non può essere considerato idoneo a monitorare esposizioni di gran lunga inferiori in quanto scarsamente sensibile. È da ritenersi più che auspicabile, anche in virtù delle indicazioni che la letteratura ha storicamente fornito, che l’eventuale monitoraggio biologico venga effettuato contestualmente al monitoraggio ambientale.

SORVEGLIANZA SANITARIA ASFALTISTI E RISCHIO IPA

Relativamente alla possibile esposizione ad IPA, potrà utilmente essere intrapresa una valutazione di monitoraggio biologico, anche a cadenza annuale e comunque non mggiore di triennale, per valutare l’efficacia delle misure di prevenzione adottate e per dimostrare l’esiguità del rischio per la salute. A tale scopo viene proposta la determinazione nell’urina dell’1- Idrossipirene, metabolita del pirene, che è sostanza non cancerogena, ma discretamente rappresentativa dell’esposizione globale.

Trattandosi diesposizioni attese a livelli bassi appare opportuno procedere alla raccolta del campione dopo almeno due giorni di lavoro, cercando di eliminare o tenere sotto controllo fattori esterni di confondimento (fumo di sigaretta, alcuni cibi).

VACCINAZIONE

I lavoratori addetti ad opere di asfaltatura, nel rispetto della normativa vigente, sono sottoposti a profilassi basata su vaccinazione con tossoide tetanico e periodico richiamo a cadenza decennale (all’art.1 del DPR 1301 del 7/9/1965, Circolare del Ministero della Sanità n°16 del 11 novembre 1996, Legge n°388 del 23 dicembre 2000).

Dal punto di vista pratico la realizzazione della vaccinazione per motivi legati al lavoro deve essere condotta prestando attenzione alla valutazione dello stato di immunizzazione dei lavoratori (dati anamnestici, esami sierologici, certificazioni vaccinali), al controllo dei certificati di vaccinazione e dei richiami, con eventuale verifica del mantenimento dell’immunità.

REGISTRO VACCINALE

Per una corretta sorveglianza sanitaria asfaltisti, necessaria appare anche, a cura del medico competente, la tenuta di un registro vaccinale ed il suo aggiornamento: per ciascun dipendente devono essere annotati il nome, l’età, la mansione, il tipo di vaccinazione praticata, la data della somministrazione, le dosi iniettate e la posizione della dose nel calendario vaccinale, il numero di ciascun lotto di vaccino, la data di preparazione e di scadenza del vaccino, le eventuali reazioni vaccinali, nome e qualifica del medico vaccinatore.

DPCM 29/11/1991

Le vaccinazioni eseguite, inoltre, devono essere riportate sulla cartella personale sanitaria di rischio e nell’eventuale certificazione richiesta dal dipendente. L’atto vaccinale può essere effettuato direttamente dal medico competete o da una struttura pubblica. Il DPCM 29/11/1991, che definisce i livelli essenziali di assistenza che devono essere garantiti dallo stato italiano (LEA), esclude le vaccinazioni che non sono mirate alla tutela collettiva, anche se previste da disposizioni legislative ed in particolare la vaccinazione antitetanica.

Tuttavia alcune Regioni, tra cui la Lombardia, hanno inserito tutte le vaccinazioni obbligatorie, compresa quella contro il tetano, tra i LEA assicurati gratuitamente ai propri cittadini (D.G.R. 22 dicembre 2005 – N. 8/1587). In caso contrario le aziende pubbliche o private devono vaccinare i lavoratori provvedendo a loro spese all’acquisto del vaccino e all’esecuzione della pratica vaccinale.

L’inosservanza dell’obbligo della vaccinazione antitetanica condiziona il giudizio stesso di idoneità alla mansione specifica del lavoratore, potendosi configurare di per sé una non idoneità temporanea alla mansione.

In tutti i casi si ribadisce che non deve mancare un momento di valutazione complessiva dei risultati a livello di gruppo omogeneo.

Bibliografia: REGIONE LOMBARDIA – SANITÀ
VADEMECUM PER IL MIGLIORAMENTO DELLA SICUREZZA E DELLA SALUTE DEI LAVORATORI NELLE OPERE DI ASFALTATURA

©CANTIEREPRO.COM TUTTI I DIRITTI RISERVATI. RIPRODUZIONE CONSENTITA PREVIA AUTORIZZAZIONE DELLA REDAZIONE
F.to Redazione Tecnica