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Possiamo asserire che la Toscana è stata tra le prime Regioni a produrre una normativa attenta e puntuale sui lavori in copertura e relativi adempimenti in merito al sistema di accesso e al sistema anticaduta. Esperti formatori che si occupano di corsi sulle Regioni del Territorio nazionale che hanno legiferato nello specifico, dichiarano apertamente che la norma in materia è indubbiamente tra le più dettagliate e proprio per la particolarità che caratterizza i sistemi costruttivi tradizionali locali, quella più difficile da sviluppare in fase progettuale a confronto con le restanti Regioni. 

A oltre dieci anni dall’emanazione della prima Norma (L.R. 03.01.2015) proviamo in breve a vedere le difficoltà reali che gli addetti ai lavori sono stati chiamati ad affrontare in questo lungo lasso temporale. Partiamo da quella che è stata la prima problematica legata al far collimare le “necessità” legislative sulle linee-vita ai Vincoli legati alla tutela degli immobili e del paesaggio.

Spesso, nei primi periodi, si riscontravano notevoli difficoltà progettuali proprio per la resistenza degli Enti preposti ad approvare progettazioni che prevedevano la creazione di accessi ex-novo in copertura per gli immobili all’interno dei centri storici così come in quelli posizionati entro i limiti del vincolo paesaggistico. Da un punto di vista estetico c’è da ricordare che la produzione degli apprestamenti era “agli albori” e non si potevano avere ampie scelte sui materiali, così come c’era (e in alcuni casi c’è) nel progettista la difficoltà di indicare la tipologia specifica di materiali utilizzati, proprio perché in fase di progetto, la Committenza spesso deve ancora definire il rapporto con l’installatore e spesso per motivi economici le scelte “di massima” in fase di progettazione non andavano totalmente a collimare con quanto realmente installato. 

L’altra problematica che è emersa nel corso di questi dieci anni è stata sicuramente la verifica puntuale degli ancoraggi alle strutture dell’immobile e relativo calcolo statico; l’argomento, spesso totalmente ignorato, è diventato “sensibile” solo dopo il verificarsi a livello nazionale di infortuni mortali e relativa giurisprudenza in materia. Questo aspetto, soprattutto in situazioni di recupero e/o manutenzione straordinaria lasciando invariate le orditure del solaio di copertura, deve essere attentamente valutato proprio per evitare in primis ovviamente malfunzionamenti ed infortuni e quindi responsabilità civili e penali anche di chi ha progettato il sistema.

Certo è che i Committenti sin dall’inizio purtroppo hanno valutato come ulteriore “onere” i costi relativi alla progettualità ed all’installazione dei sistemi anticaduta; la situazione, con l’avvento della crisi generale, sotto certi aspetti non è andata migliorando, con esclusione della categoria degli Amministratori Condominiali che, sensibilizzati (o allarmati) dalla continua giurisprudenza in materia a seguito di infortuni, hanno compreso l’inderogabile necessità di rispettare la norma nella sua interezza.

Ricordiamo infatti che: “in caso di infortunio mortale sul lavoro, colui che incarica di svolgere lavori edili nella propria abitazione è ritenuto responsabile di omicidio colposo anche se il lavoratore deceduto è autonomo. Così si espressa la IV sezione penale della Corte di Cassazione, nella sentenza n. 42465 depositata il 1 Dicembre 2010, in merito ad un episodio di caduta dall'alto occorso ad un lavoratore autonomo mentre eseguiva lavori di ristrutturazione in un'abitazione privata.

La Cassazione ha confermato il verdetto dei giudici di merito, i quali in sede di appello avevano già condannato il ricorrente perchè responsabile del delitto di omicidio colposo ex art 589 c.p. La contestazione addebitata al ricorrente si basa sulla considerazione dei giudici che il proprietario dell'abitazione, in qualità di committente dei lavori edili da svolgersi nella sua abitazione, non aveva osservato le minime garanzie antinfortunistiche, consentendo viceversa all'operaio di svolgere detti lavori in assenza di qualsiasi tutela atta a scongiurare i rischi di caduta dall'alto. Infatti, sia le indagini svolte che gli atti depositati avevano evidenziato lo svolgimento di attività lavorativa ad un'altezza superiore ai due metri senza l'utilizzo dei DPI, in mancanza delle cinture di sicurezza, del casco, delle impalcature, queste ultime sostituite da “alcune tavole inchiodate, senza parapetto” collegate tramite una “scala di ferro”, oltre alla mancanza di altri presidi di sicurezza.

Oltre alla generica assenza di adozione da parte del committente di qualsiasi presidio antinfortunistico, gli Ermellini hanno contestato al ricorrente di aver svolto i lavori in economia, senza una preventiva verifica della idoneità dell'operaio, tra l'altro neppure iscritto ad albi e o liste, senza la nomina di un direttore dei lavori e quindi assumendosi interamente i rischi di una tale operazione. Dall'assunto è derivata la decisione dei Giudici Supremi di far gravare la responsabilità in toto sul committente dei lavori, considerato colpevole di omicidio colposo accompagnato dalle attenuanti generiche.” (tratto da coperturasicura.it). 

Se nel primo quinquennio dell’entrata in vigore della Norma le problematiche dei Professionisti erano di natura “Progettuale”, c’è da dire che il secondo quinquennio non è stato agevole per i Proprietari. Infatti nonostante la debita informazione da parte dei Professionisti al termine dell’opera alla consegna dell’Elaborato Tecnico della Copertura, spesso è stata e viene omessa la manutenzione ordinaria annuale obbligatoria. In questo un grande lavoro viene svolto dagli Amministratori di Condominio che stanno riuscendo nel compito non facile di informare i condomini su tale necessità e sui rischi in caso di infortunio. L’altra problematica in “uso ordinario” delle linee-vita è quella di capire “chi” può accedere alla copertura ed è forse in questo momento la maggiore criticità. Sappiamo che per accedere a lavori in quota con utilizzo di D.P.I. specifici deve essere attivata una formazione specifica ed avere appunto la disponibilità dei suddetti D.P.I. e di quanto indicato nell’Elaborato Tecnico. Sappiamo anche che tale formazione agli addetti è presente nelle medie/grandi Imprese ma quasi totalmente assente tra le figure più “classiche” (lavoratori autonomi) che hanno necessità di accedere alla copertura per interventi “spot”. Gli addetti ai lavori ne sono consapevoli, ma i Committenti!?…. 

Auspichiamo che a livello Istituzionale si possano ancor più attivare procedure per una formazione di qualità rivolta proprio ai soggetti che “sono attrezzati in modo limitato” ma che al tempo stesso sono i più assidui “frequentatori” delle coperture. C’è da dire, per esperienza sul campo, che spesso il Professionista non viene aiutato dai fornitori/installatori di questi sistemi; il mercato in questo momento si può definire selvaggio e ci si può trovare in situazioni di ogni tipo. Spesso il soggetto “commerciale” con cui il Committente sottoscrive il preventivo si avvale (senza alcuna preventiva informazione) di altro soggetto (installatore qualificato) per la posa in opera e la certificazione, creando così una serie di problematiche sia in fase di controllo e verifica del cantiere sia per la raccolta della documentazione necessaria una volta terminata l’opera. In altri casi al termine dei lavori l’installatore prepara la documentazione e tra quest’ultima, al momento della consegna al Coordinatore, è presente l’Elaborato Tecnico della Copertura (sigh) in cui viene chiesta la controfirma del Coordinatore…

L’ETC è un documento che viene redatto dal Progettista o dal Coordinatore, non è certo compito della Ditta installatrice fornire tale documento (spesso ovviamente incompleto); quest’ultima deve solo limitarsi a fornire al Tecnico i documenti a corredo che possano permettergli di redigere ETC “Esecutivo”, così come è compito dell’installatore consegnare la documentazione al Tecnico e non all’eventuale Impresa Appaltatrice dell’intero intervento in copertura. 

Dieci anni sono indubbiamente un lungo periodo per far propria una Normativa così specifica, metabolizzarla e far sì che possa essere applicata al meglio e su questo i Tecnici hanno fatto grandi passi avanti nella speranza che anche Committenti ed Imprese possano allinearsi quanto prima a standard di informazione e qualitativi che diano garanzie certe in primis a loro stessi/stesse. Pur comprendendo perfettamente le difficoltà riscontrate sul campo quotidianamente, il Professionista può e deve avere un ruolo di primo piano per coadiuvare le scelte della Committenza e per indirizzare il mercato dei sistemi anticaduta verso quelle Aziende che realmente dimostrano la massima professionalità, ma al tempo stesso, vista la congiuntura economica, occorre anche una maggiore collaborazione di Comuni e Regione a livello informativo per tutta la cittadinanza.

F.to Redazione Tecnica

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