Sicurezza dei lavoratori subordinati
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La sicurezza lavoratori subordinati e delle persone estranee all’ambito imprenditoriale deve obbligatoriamente essere garantita dal Datore di Lavoro; così può essere sintetizzata la sentenza 51947/2016 della Cassazione Penale – Sez. IV relativa ad un infortunio occorso ad un lavoratore tuttofare durante lavori interni alla sede della Ditta.

IL FATTO

Veniva condannato AF come titolare dell’Impresa Individuale ritenuto responsabile dell'infortunio occorso al lavoratore I.I.D., operaio in nero, operante a quota maggiore di mt. 2,00 di altezza dal piano di calpestio, che precipitava dall’alto durante operazioni di posa di pannelli per controsoffitto.

All’imputato titolare dell’Impresa individuale era stata contestata sia una colpa generica sia la violazione di specifiche norme in materia di prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro, e precisamente:

  • la mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi di cui all'art. 17 comma 1 lett.a) D.lgs. 81/2008, contenente l'individuazione delle procedure per l'esecuzione dei lavori in quota;
  • a mancata richiesta ai lavoratori del rispetto delle norme di sicurezza (utilizzo di un trabatteilo e dei necessari dispositivi di protezione individuale), in violazione dell'art. 18 comma 1 lett f) D.lgs.n.81/2008;
  • il mancato controllo dell'osservanza di queste prescrizioni;
  • il mancato adempimento, in favore della persona offesa, degli obblighi di informazione e di formazione sui rischi specifici cui ciascun lavoratore era esposto in ragione dell'attività svolta e sulle conseguenti misure di prevenzione e protezione (artt.36 e 37 D.lgs.n.81/2008);
  • negligenza, ricavabile dall'art. 2087 c.c., consistita nella mancata adozione, nell'esercizio dell'impresa, delle misure necessarie a tutelare l'integrità fisica dei lavoratori anche occasionali, e, nello specifico, delle tecniche necessarie a ridurre al minimo i rischi connessi all'esecuzione dei lavori in quota.

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L’istruttoria aveva consentito di appurare tali condotte omissive e di verificare, attraverso le testimonianze raccolte, la pericolosità del lavoro che stava svolgendo l'I.I.D.

La Corte di Milano aveva quindi deciso che le modalità di svolgimento del lavoro erano di estrema pericolosità, che il datore di lavoro non aveva adottato alcuna misura di prevenzione idonea al tipo di lavorazione in quota, che nella condotta dell'infortunato non era ravvisabile un comportamento abnorme, che gli obblighi gravanti sull'imprenditore di predisporre le misure di protezione collettiva ed i dispositivi di protezione individuale avevano come destinatari non solo i lavoratori subordinati ma tutti i soggetti operanti nell'ambiente di lavoro, e dunque, nello specifico caso, anche l'I.I.D. che lavorava, senza un regolare contratto, come "tuttofare" e veniva chiamato secondo necessità.

AF come titolare dell’Impresa Individuale ricorreva per i seguenti motivi:

  1. all'I.I.D. non era stato affidato alcun incarico di collaborare con gli altri operai nelle opere di manutenzione interna del capannone, quindi nel processo che ha portato all’infortunio si era inserita, come causa estranea, la condotta dello stesso infortunato, esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive organizzative ricevute.

sicurezza lavoratori subordinati - DIRITTO

Con riferimento all'art. 2, comma 1, lett.a) del D.Lgs.n.81/2008, che definisce lavoratore colui che

indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un'arte o una professione

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