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L’incidenza di fenomeni meteorologici che si sviluppano in un breve o brevissimo lasso di tempo rispetto ad un eventuale cantiere origina un rischio meteo che deve essere opportunamente mitigato e dove possibile annullato. 

IL RUOLO DEL COORDINATORE

Analizzare i rischi che vanno ad interferire con il cantiere e (ove necessario) darne opportuna contezza all’interno del PSC (Piano di Sicurezza e Coordinamento) è indubbiamente compito fondante del ruolo di coordinatore sicurezza.

Gli eventi meteorologici sono stati oggetto di numerosi approfondimenti all’interno del portale, tra cui voglio ricordare l’argomento temperature elevate, esposizione a raggi UV, ondate di calore ed il fattore neve e il vento.

La modifica delle abitudini climatiche che ormai riguarda tutta la penisola, sconvolta da picchi meteorologici rilevanti, non può più essere accantonata come rischio da valutare in fase preliminare, soprattutto per quelle tipologie di cantiere che si svolgono all’aperto e posizionati in aree a rischio anche idrogeologico.

Questo tipo di rischio è stato sottovalutato per lungo tempo anche considerando il fatto che le transizioni tra i vari fenomeni meteo sono sempre avvenute in condizioni di tempo medio lungo riducendo la possibilità di fenomeni imprevedibili quali le famigerate bombe d’acqua.

Il coordinatore sicurezza certo non deve diventare un meteorologo ma il diffondersi di precipitazioni di elevata intensità, su un periodo brevissimo di tempo, non può che allarmare e far ricadere l’attenzione anche su questo aspetto.

IPOTESI DI INSERIMENTO AMBIENTALE DEL CANTIERE

Non potendo analizzare l’ampia gamma di ipotesi ambientali diverse per i vari cantieri, mi sembra corretto andare a suddividere l’analisi in due diverse tipologie:

  • cantiere posto in zona a rischio idrogeologico;
  • cantiere inserito all’interno di alvei di fiumi, golene e simili.

La tipologia di meteo trattata è una precipitazione di tipo repentino che porti in un numero limitato di tempo una quantità d’acqua al di fuori delle medie stagionali, tale da generare rischi di piena, allagamento e frane.

ZONA A RISCHIO IDROGEOLOGICO

Se il luogo di lavoro definito cantiere, così come previsto dal T.U. D.Lgs. 81/2008 viene individuato all’interno di un’area a rischio idrogeologico, a parere dello scrivente questo non può che essere indicato all’interno del PSC da parte del coordinatore sicurezza, unitamente ad un’analisi sullo stato dei luoghi e su possibili rischi collegati (es. allagamento dell’area di cantiere con stazionamento dell’acqua in loco).

Come esaminare questo rischio? Beh così come devono (dovrebbero) essere analizzati altri rischi simili come l’esposizione a temperature elevate; il monitoraggio meteo preventivo da parte di soggetti identificati all’interno di una procedura emergenziale di tipo comune (tra più imprese) o da parte di ciascun Impresa presente in cantiere.

Nel caso di allerta meteo diffusa da organismi istituzionali:

  1. dare la possibilità di programmare l’annullamento di eventuali lavorazioni poste all’aperto e l’obbligo di posizionare su spazi sicuri (esenti da allagamento)
  2. assicurare il fissaggio stabile sul piano di lavoro di tutte quelle attrezzature che potrebbero generare rischio per i lavoratori, ma anche per soggetti estranei al cantiere, nel caso in cui la bomba d’acqua possa portare ad allagamento e quindi alla transizione dei materiali al di fuori dell’area di cantiere.

In questo modo il coordinatore sicurezza avrà assicurato una performante riduzione del rischio diretto e indiretto.

CANTIERE IN ALVEI E LE GOLENE

L’altro caso in analisi riguarda l’installazione di un cantiere all’interno di specifiche aree a rischio diretto, quali alvei, golene e simili. In tale ambito il tempo di preavviso potrebbe essere il primo problema da affrontare da parte del coordinatore sicurezza.

Certo rimane come prima opzione quella di evitare attività lavorative in giorni e/o orari dove è presente un’allerta meteo effettiva ma gli eventi degli ultimi giorni dimostrino quanto l’imprevedibilità del meteo coinvolga in alcuni casi anche i sistemi di allerta più efficienti.

Inoltre e paradossalmente, più la portata del corso d’acqua è ridotta e lo stesso è classificato come rivolo o piccolo torrente (quindi non oggetto a monitoraggio costante da parte delle Istituzioni), più alto è il rischio che l’evento meteorologico impatti con tutta la sua forza sull’area di lavoro.

Le golene sono per definizione aree di tipo fisiologicamente alluvionale all’interno di sistemi complessi di argini dei fiumi; per loro natura quindi insistono su sistemi idrici “importanti” e sovente monitorati a livello Pubblico.

Per il cantiere posto all’interno di una golena, a parere dello scrivente, il coordinatore sicurezza dovrà accertarsi dall’Autorità Idrica competente di quali sistemi di allarme sono in essere sulla zona, richiamando all’interno del PSC procedure e numeri utili per la comunicazione tra i soggetti addetti al controllo e l’Autorità stessa.

Similmente per i cantieri posti all’interno degli alvei dei fiumi e torrenti, il coordinatore sicurezza dovrà accertarsi della presenza di un sistema di monitoraggio dei flussi idrici e relativo avviso in caso di emergenza.

Nel momento in cui il corso d’acqua dovesse essere sprovvisto di una costante vigilanza da parte dell’Autorità Idrica, il coordinatore sicurezza dovrà prevedere l’installazione di uno o più idrometri a monte del cantiere e la procedura con cui questi dovranno essere monitorati dagli addetti alle emergenze.

Trattandosi di rischi interferenziali al cantiere, l’onere economico riconducibile all’installazione di sistemi di controllo e allarme per tutta la durata del cantiere è da includersi all’interno dei costi per la sicurezza del cantiere (e quindi contabilizzato dal coordinatore sicurezza.

CONCLUSIONI

Dovrebbe apparire evidente come l’analisi del rischio legato ad eventi meteorologici, con particolare riferimento alle famigerate bombe d’acqua, in rapporto alla posizione del cantiere rispetto ad aree riconosciute a rischio idrogeologico, appare una necessità civica prima ancora che tecnica.

Oltre alla salvaguardia dei lavoratori del cantiere, si pensi al danno che potrebbe essere generato dal transito di materiali ed attrezzature verso valle, che potrebbe andare ad ostruire passaggi, ponti o, come sottolineato, colpire persone anche a chilometri di distanza.

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F.to Redazione Tecnica