rapporto lavorativo tra parenti
:: di

In merito al rapporto lavorativo tra parenti si è formato un consolidato orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione che crea un distinguo tra familiari conviventi e familiari non conviventi: per i primi opererebbe una presunzione (seppur relativa) di gratuità delle prestazioni svolte; per la seconda ipotesi la presunzione sarebbe invece di normale onerosità del rapporto, superabile con la dimostrata sussistenza di sicuri elementi in senso contrario.

L’INPS, nel richiamare tale orientamento giurisprudenziale, precisa che i criteri ricavabili dalle pronunce della Suprema Corte si applicano principalmente nei rapporti instaurati nell’ambito delle imprese individuali, delle società di persone e delle attività non rientranti nel concetto di impresa.

Nei confronti delle società di capitali (come nel caso di specie) trovano sicuramente minore applicazione in quanto la figura del datore di lavoro si identifica nella società e non nella persona degli amministratori (Circ. INPS n. 179/1989 – all. C).

Solo alla luce di tali indicazioni può essere astrattamente valutata la regolarità della assunzione quale lavoratore subordinato del coniuge da parte di un professionista. La legge attualmente in vigore riconosce di poter stipulare un contratto di associazione in partecipazione con apporto di solo lavoro, di solo capitale ovvero di capitale misto a lavoro, anche con il coniuge.

https://www.cantierepro.com/shop/newspro-e-realmente-un-lavoratore-autonomo-casi-particolari-impresa-familiare-di-fatto

art. 2549, comma 1 cod. civ.

con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto

art. 2549, comma 2 cod. civ.

qualora l’apporto dell’associato consista anche in una prestazione di lavoro, il numero degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associanti, con l'unica eccezione nel caso in cui gli associati siano legati all'associante da rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo

Peraltro, la legge 92/2012 ha previsto che il rapporto di associazione in partecipazione con apporto di lavoro sia da considerarsi un rapporto di lavoro subordinato, se:

  • il rapporto è attuato senza una effettiva partecipazione agli utili dell’impresa o dell’affare ovvero senza la consegna del rendiconto di cui all’art. 2552 cod. civ.;
  •  l’apporto di lavoro non presenta i requisiti previsti all’art. 69-bis, comma 2, lett. a), del d.lgs. n. 276/2003, vale a dire che il lavoratore associato deve svolgere presso l’associante una attività lavorativa connotata da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi, ovvero da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività (tali caratteristiche sono state esplicitate dal superiore Ministero con Circolare n. 32 del 27 dicembre 2012).

Circolare Inps n. 90/2005

SEI GIÀ REGISTRATO?
ENTRA CON LE TUE CREDENZIALI


SEI GIÀ REGISTRATO MA NON RICORDI LA PASSWORD?
RECUPERA PASSWORD

Please enter your email address.
Riceverai un'email con un link per generare una nuova password.


NON SEI REGISTRATO?
CREA IL TUO ACCOUNT

  • Dichiaro di aver preso visione dell'Informativa Privacy e ACCONSENTO al trattamento dei miei dati per finalità di marketing. Cliccando "REGISTRATI" dichiaro di aver letto ed accettato i Termini d'uso. LEGGI I TERMINI D'USO

©CANTIEREPRO.COM TUTTI I DIRITTI RISERVATI. RIPRODUZIONE CONSENTITA PREVIA AUTORIZZAZIONE DELLA REDAZIONE
F.to Redazione Tecnica