professionisti in cantiere
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L’accesso dei Professionisti in cantiere non è così scontato se si vanno a valutare risvolti legati anche alla parte di rispetto della normativa antinfortunistica. Proponiamo di seguito il quesito presentato alla nostra Redazione, in cui si affronta l’argomento da vari punti di vista.

Professionisti in cantiere – QUESITO

Sono un libero professionista geologo; entro sui cantieri per svariati motivi:

  • Svolgere il lavoro di geologo
  • Collaborare con società geofisiche per i rilievi sismici/elettrici/geognostici in parete come rocciatore
  • Assistere professionisti in cantiere di altri settori.
  • Entrare in gallerie/ambienti confinati per rilievi vari

Entro sempre in cantieri dove è necessario prestare lavoro mentre si svolgono lavori in quota oppure ambienti confinati, come è comprensibile dalle attività descritte. Dal punto di vista contrattuale/amministrativo i rapporti possono essere regolati con un regolare contratto di collaborazione o di subappalto. Ma la parte amministrativa mi preoccupa meno.

QUESITO 1

Il mio problema è lavorare secondo i criteri della 81/08 e la problematica si divide in due casistiche:

  • Entro da solo e lavoro in autonomia
  • Lavoro con colleghi/lavoratori in squadra

Nel primo caso dopo avere dimostrato la mia “adeguatezza” professionale (corsi, attrezzature, etc.) sono coperto io e l’appaltatore/datore di lavoro. Ma il problema si pone quando vado in corda perché non potrei agire da solo perché non rispetterei i canoni della sicurezza che mi richiede la presenza di una seconda persona o almeno pianificare un piano di emergenza/evacuazione.

QUESITO 2

Altra problematica è : il committente ha previsto la mia presenza ed un adeguato piano di sicurezza?.

Nel secondo caso, oltre al problema contrattuale da parte del committente che deve comunque contrattualizzare più persone (con le loro comprovate qualità professionali) con attività lavorative ben definite e separate (QUESITO 2), si pone il problema di due o più persone che lavorano in autonomia, per un tipo di attività (lavori in quota) dove da soli non si può lavorare.

La svolta sarebbe se la norma prevedesse la creazione di RTP (raggruppamento temporaneo di professionisti) non solo per gli appalti pubblici ma anche per i contratti privatistici, senza creare dei soggetti fiscali ma usando un solo professionista/artigiano come capofila.

Questo consentirebbe a tanti operatori in quota di lavorare assieme senza dovere aprire società, cooperative a altro e soprattutto soggiacere alle aziende edili che ti devono assumere sul cantiere con tutti gli oneri.

Professionisti in cantiere – RISPOSTA

La definizione di “raggruppamento temporaneo” è desumibile dall’articolo 3, comma 1, lettera u), del d.lgs. n. 50 del 18 aprile 2016 (Codice dei contratti pubblici. 

“1. Ai fini del presente codice si intende per: 

(..) 

  1. u) «raggruppamento temporaneo», un insieme di imprenditori, o fornitori, o prestatori di servizi, costituito, anche mediante scrittura privata, allo scopo di partecipare alla procedura di affidamento di uno specifico contratto pubblico, mediante presentazione di una unica offerta;”.

RTP

Analogicamente, il raggruppamento temporaneo di professionisti in cantiere anche noto con l’acronimo RTP, è l’istituto mediante il quale gli operatori per servizi di architettura e ingegneria (rientranti nelle fattispecie dall’articolo 46 del d.lgs. n. 50/2016) si associano ad altre imprese per incrementare i propri requisiti di qualificazione, in vista della partecipazione alla specifica gara. 

I motivi che portano a ricorrere all’istituto dell’RTP sono l’indisponibilità, in misura sufficiente, dei requisiti tecnici e/o economici necessari per partecipare ad una determinata gara d’appalto oppure per motivi strategici (avere un partner specializzato in determinato settore oppure colleghi che operano nel territorio in cui si svolgerà il servizio, etc.). 

La premessa sin qui fatta è utile per precisare che la costituzione di una RTP (come per qualsiasi altro raggruppamento) non costituirebbe la soluzione al problema proposto in quanto la finalità di questi raggruppamenti è meramente “qualificatoria” o, se vogliamo, economica, ma non è certamente “operativa” nel senso che non consentono la collaborazione in senso pratico (sotto l’aspetto giuslavoristico) e non forniscono garanzie sotto l’aspetto prevenzionistico. 

Anzi le norme a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (che, si rammenta, sono di derivazione Comunitaria) “spingono” nella direzione della più ampia “strutturazione” degli operatori economici e dell’imprenditoria. 

PLURIMI QUESITI, UNICA PROBLEMATICA

Ritornando all’oggetto dei quesiti, appare utile rilevare che in realtà la problematica proposta è unica poiché tutto quanto prospettato rientra nell’alveo delle garanzie prevenzionistiche collegate al rapporto di lavoro tra il Committente (Datore di lavoro committente) e il lavoratore autonomo. 

Secondo quanto previsto dal d.lgs. n.81/2008 e dal DPR 177/2011, in caso di lavori appaltati dal DdL Committente a Imprese e/o Lavoratori Autonomi occorre innanzitutto organizzare (in senso prevenzionistico) l’attività lavorativa e tener conto dei rischi da interferenza. 

In particolare rileva che: 

  • il datore di lavoro committente (DdLC) e il DdL dell’impresa appaltatrice o lavoratore autonomo (DLA) “coordinano gli interventi di prevenzione e protezione, informandosi reciprocamente per eliminare i rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera; 
  • il DdLC promuove la cooperazione ed il coordinamento, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi (DUVRI), allegato al contratto di appalto o di opera (d.lgs. n. 81/08 e ss.mm.ii. art. 26); 
  • il DdLC verifica l’idoneità tecnico professionale (d.lgs. n. n. 81/08 e ss.mm.ii. art. 26, comma 1, lett. a) con le modalità previste. 

In questa direzione, si introduce la figura del Rappresentante del Datore di Lavoro: 

  • “il datore di lavoro committente (DdLC) individua un proprio rappresentante, in possesso di adeguate competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro e che abbia comunque ricevuto le adeguate attività di informazione, formazione e addestramento; 
  • il rappresentante del DLC deve: conoscere i rischi presenti nei luoghi in cui si svolgono le attività lavorative; vigilare, con funzione di indirizzo e coordinamento, sulle attività svolte dai lavoratori impiegati dalla impresa appaltatrice o dai lavoratori autonomi e, per limitare il rischio da interferenza di tali lavorazioni, con quelle del personale impiegato dal datore di lavoro committente”; 
  • “il DLC, prima che vengano svolte attività lavorative in ambienti confinati, deve informare in maniera precisa e puntuale tutti i lavoratori impiegati dall’impresa appaltatrice, compreso il datore di lavoro ove impiegato nelle medesime attività, o i lavoratori autonomi” (caratteristiche dei luoghi, rischi esistenti, misure di prevenzione ed emergenza, etc.); 
  • “l’attività informativa va realizzata in un tempo sufficiente e adeguato all’effettivo completamento del trasferimento delle informazioni e, comunque, non inferiore ad un giorno”. 

È all’esito di tutte queste attività tecniche, organizzative e gestionali di programmazione della sicurezza che viene “emesso il permesso di accesso per imprese e lavoratori autonomi”. 

Da questa rapida disamina della norma specifica (la quale deve ovviamente essere correlata con le previsioni del Testo Unico della Sicurezza) che si evince la preminente posizione di garanzia del DdLC, ribadita, tra l’altro, anche da una costante giurisprudenza di merito e di legittimità. 

Nel caso proposto, dunque, è il datore di lavoro committente che deve redigere un Documento Unico di Valutazione del Rischio (quesito 2) ed è sempre lui che deve prevedere l’eventuale presenza di una apposita “squadra d’emergenza” (quesiti 1 e 3), per esempio proprio nei casi in cui il “lavoratore autonomo” debba operare in quota. 

N.B. ricordiamo che le risposte dei componenti di Redazione ai quesiti presentati dai lettori, non hanno alcun valore giuridico ma sono esclusivamente pareri personali. 

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