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Riportiamo la lettera della signora Paola Armellini, madre di Matteo Armellini che è stato oggetto di incidente mortale durante le opere per il montaggio di un palco per uno spettacolo musicale a Reggio Calabria il 05 marzo 2012; la signora ha voluto esprimere una riflessione in merito alla situazione che ha caratterizzato e che per sua ammissione continua a caratterizzare le opere inerenti il montaggio/smontaggio di strutture ed allestimenti temporanei per eventi musicali, aggravata da una possibilità di prescrizione in merito ai reati contestati relativamente ai fatti occorsi a suo figlio.

“Il 5 marzo saranno passati già 4 anni dalla morte di mio figlio Matteo: stava montando un palco, quello per il concerto di Laura Pausini a Reggio Calabria. Matteo è morto sul lavoro. 4 anni in cui il processo per la sua morte, dopo un apparente celere avvio, rischia di fermarsi. Mi hanno proposto un accordo per i danni che avrei subito e ho rifiutato:per me giustizia è individuare il responsabile di quanto successo, non un assegno da 350mila euro sventolato in aula. Il punto è che il procedimento per la morte di mio figlio Matteo quasi certamente dovrà iniziare da capo. Il giudice incaricato da giugno prenderà servizio a Palmi e toccherà ad altri gestire l’istruttoria dall’inizio fino alla fine. Questo vuol dire che molto probabilmente, davanti al nuovo Giudice tutti i testimoni che hanno già deposto dovranno tornare in aula per ripetere quanto in precedenza messo agli atti e forse tra un anno e mezzo il processo arriverà allo stesso punto in cui si trova oggi. Con l’avanzare del tempo, il risultato finale di tutta questa storia, potrebbe essere quello della prescrizione e dunque potrebbe essere che io non riesca mai a vedere i responsabili della morte del mio unico figlio. Ci sono grosse possibilità che giustizia per Matteo non venga mai fatta perché il passare del tempo fa calare un velo di indifferenza sulla giovane vita di un lavoratore morto e fa perdere le tracce di quanto successo.

Quella di mio figlio è una triste storia in cui confluiscono una miriade di problemi all’italiana: improvvisazioni, mancato rispetto delle norme sulla sicurezza e sugli infortuni sul lavoro per i lavoratori di serie B come Matteo ai quali si aggiungono tutti i noti problemi di un’organizzazione giudiziaria che certamente non agevola la richiesta di giustizia delle vittime del reato.

Matteo non tornerà in vita e forse nel suo caso non verrà individuato neanche un colpevole. L’unica ragione rimasta per andare avanti è per me fare in modo che la morte di mio figlio possa avere in qualche modo un senso. Un senso di giustizia per tutti.

Per questo, chiedo che vengano messi all’ordine del giorno i disegni di legge sulla prescrizione che prevedono la sospensione della prescrizione con la sentenza di condanna di primo grado.

Abbiamo bisogno di giustizia. Voglio almeno questa magra consolazione.”

Pur lasciando ogni riflessione in merito ai nostri lettori, potete visionare il viedo messaggio dela signora Armellini, pubblicato nell'occasione di un'altra campagna sempre sulla piattaforma change.org, cliccando sul link sottostante:

"IN VISTA DEL 1° MAGGIO – PAOLA ARMELLINI"

Informiamo che sulla piattaforma change.org è possibile sostenere la sua petizione:

BASTA PRESCRIZIONE, BASTA IMPUNITÀ

 

(RIPRODUZIONE VIETATA A FINI COMMERCIALI – E' CONSENTITA LA DIVULGAZIONE A FINI INFORMATIVI CON OBBLIGO DI COLLEGAMENTO ALL'ARTICOLO E CITAZIONE DELLA FONTE)

Foto di copertina tratta dalla petizione

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