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Sul tema impalcati di sicurezza poniamo all’attenzione dei lettori le risposte a tre quesiti inoltrati alla Regione Toscana (Settore Prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro) con particolare riferimento a quelli costruiti in opera, prefabbricati e di sostegno.

QUESITO 1 (impalcati di sicurezza e di servizio costruiti in opera – condizioni per l’impiego)

Come si inquadra e gestisce il dispositivo di protezione collettiva (DPC – ndr) quale ponteggio, sia sotto l’aspetto documentale, verosimilmente da soddisfare a cura dell’impresa esecutrice, che meramente costruttivo nel caso di:

Impalcato continuo, esteso a tutta la superficie dei locali con tavole accostate (quindi senza necessità di parapetto perimetrale avendo coperto l’intera superficie orizzontale), costruito in opera con elementi di ponteggio metallico fisso, sia verticali che orizzontali. L’altezza del piano di lavoro (impalcato) dall’orizzontamento su cui è collocato non supera i 250 cm., diversamente sarà provvisto di sottoponte. Impalcato continuo, esteso a tutta la superficie dei locali nelle condizioni geometriche e funzionali di cui al punto 1, ma costruito integralmente in legno, sia per i montanti che per il piano di calpestio.

 

RISPOSTA

Se il dispositivo di protezione collettiva (DCP – ndr) è costituito da elementi portanti in legno o autorizzati dall’art. 131 comma 2 del D.Lgs. 81/2008 (“2. Per ciascun tipo di ponteggio, il fabbricante chiede al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali l’autorizzazione alla costruzione ed all’impiego, corredando la domanda di una relazione nella quale devono essere specificati gli elementi di cui all’articolo seguente. – ndr) valgono tutte le prescrizioni documentali ed operative previste dalle Sezioni IV e V del D.Lgs. 81/2008, tra le quali l’obbligo di redazione del PIMUS e l’obbligo di redazione di elaborato progettuale per tutte le configurazioni fuori schema tipo o di altezza superiore a 20 mt.

QUESITO 2 (impalcati di sicurezza e di servizio prefabbricati – condizioni per l’impiego)

Nelle generalità dei casi il fabbricante ha destinato l’opera provvisionale al sostegno e casseratura dei solai in latero cemento e/o c.a. gettato in opera. Se posizionato a quota inferiore al solaio, assolve comunque allo scopo posto sopra (protezione caduta persone).

E’ lecito utilizzarlo come impalcato di servizio e sicurezza a quota inferiore al solaio anche se le istruzioni del fabbricante non lo prevedono espressamente ma lo scopo e la funzionalità sono analoghe?.

RISPOSTA

Dal punto di vista formale ogni attrezzatura, o in questo caso prodotto da costruzione, va usato secondo quanto previsto dalle istruzioni del fabbricante; ogni eccezione diventa piena responsabilità dell’utilizzatore.

QUESITO 3 (impalcati di sicurezza – condizioni per l’impiego)

Nell’ambito del lavoro in quota all’interno di strutture murarie su solai misti in legno-laterizio e su volte in laterizio, la protezione della caduta dall’alto di persone assume un rilievo determinante causato dall’elevato pericolo dello sfondellamento, in particolare in sede di consolidamento strutturale. Il pericolo può essere rimosso con il montaggio preliminare di un sistema continuo rigido collocato all’intradosso dell’orizzontamento e posto in continuità con esso, ossia un dispositivo di protezione collettiva capace di assolvere pienamente sia la funzione di opera di sostegno, che di sicurezza.

Come si inquadra e gestisce il dispositivo di protezione collettiva, sia sotto l’aspetto documentale, verosimilmente da soddisfare a cura dell’impresa esecutrice, che meramente costruttivo?.

RISPOSTA

Vista la grande variabilità delle soluzioni possibili, ai fini dell’utilizzo di tali dispositivi, è necessaria l’applicazione di quanto previsto dagli artt. 112 e 142 del D.Lgs. 81/2008.

Art. 112 – Idoneità delle opere provvisionali

1. Le opere provvisionali devono essere allestite con buon materiale ed a regola d’arte, proporzionate ed idonee allo scopo; esse devono essere conservate in efficienza per la intera durata del lavoro.

2. Prima di reimpiegare elementi di ponteggi di qualsiasi tipo si deve provvedere alla loro verifica per eliminare quelli non ritenuti più idonei ai sensi dell’ALLEGATO XIX.

Art. 142 – Costruzioni archi, volte e simili.

1. Le armature provvisorie per la esecuzione di manufatti, quali archi, volte, architravi, piattabande, solai, scale e di qualsiasi altra opera sporgente dal muro, in cemento armato o in muratura di ogni genere, devono essere costruite in modo da assicurare, in ogni fase del lavoro, la necessaria solidità e con modalità tali da consentire, a getto o costruzione ultimata, il loro progressivo abbassamento e disarmo.

2. Le armature provvisorie per grandi opere, come centine per ponti ad arco, per coperture ad ampia luce e simili, che non rientrino negli schemi di uso corrente, devono essere eseguite su progetto redatto da un ingegnere o architetto, corredato dai relativi calcoli di stabilità.

3. I disegni esecutivi, firmati dal progettista di cui al comma precedente, devono essere esibiti sul posto di lavoro a richiesta degli organi di vigilanza.

F.to Redazione Tecnica

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