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Il lavoro autonomo è la forma di lavoro svolta da un tipo di lavoratore previsto dal diritto del lavoro italiano, definito dall'art. 2222 del codice civile italiano come colui che si obblighi a compiere, a prezzo di un corrispettivo, un'opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti di un committente.

Esso identifica dunque l'attività di lavoro dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi manuali, con esclusione delle figure imprenditoriali, e necessita dell'apertura di partita IVA.

I lavoratori autonomi che esercitano la propria attività nei cantieri, fermo restando gli obblighi derivanti dal D.lgs. 81/08, si adeguano alle indicazioni fornite dal coordinatore per l’esecuzione dei lavori (CSE), ai fini della sicurezza.

Il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali interessa molto da vicino anche i lavoratori autonomi. L’attività dei lavoratori autonomi è caratterizzata da alcune criticità:

1. svolgono prevalentemente attività di tipo manuale, le quali prevedono l’uso frequente di utensili e attrezzature anche pericolose (non a caso il legislatore ha previsto espressamente, tra i pochi obblighi a loro carico, l’uso di attrezzature conformi ai requisiti di sicurezza);

2. operano prevalentemente in settori ad elevato rischio (ad esempio l’edilizia);

3. non sono destinatari, in via strettamente obbligatoria, di interventi di prevenzione quali la formazione e la sorveglianza sanitaria (con tutto ciò che ne consegue, non ultima la maggior probabilità di sviluppare malattie professionali rispetto ad altri lavoratori a causa del mancato monitoraggio continuo da parte del medico competente);

4. a volte operano con eccessiva disinvoltura e sicurezza di sé;

5. rispetto alle realtà più strutturate dispongono di risorse limitate per poter investire in sicurezza.

Per tutti questi motivi è importante che i lavoratori autonomi prestino un’attenzione particolare nell’operare in condizioni di sicurezza, per sé e per gli altri, e che applichino le poche regole base che il legislatore ha posto in capo a loro. 

Il loro apporto in campo edilizio, e nello specifico nei cantieri edili, spesso non risulta utilizzato nel rispetto delle normative, riguardo la sicurezza dei luoghi di lavoro, tale da considerarsi non genuino. Vi è spesso molta confusione sulla sua figura, doveri e diritti, applicazione dei contratti, tipologie di lavori ai quali si possono affidare.

Per questo motivo con il presente articolo si vuole cercare di fare ordine affrontando l’argomento nel suo complesso e cercando di dare una risposta ai dubbi che si rilevano in varie circostanze.

Si riportano di seguito le definizioni delle figure operative che intervengono in cantiere al fine di identificare loro caratteristiche, mentre di seguito viene esaminata la situazione del lavoratore autonomo cercando di dare un contributo alla sua collocazione genuina in cantiere.

DEFINIZIONI CODICE CIVILE

Lavoratore autonomo

art. 2222 Codice Civile → LIBRO QUINTO – Del lavoro → Titolo III – Del lavoro autonomo (artt. 2222-2238) → Capo I – Disposizioni generali

Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente, si applicano le norme di questo capo, salvo che il rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV[1655].

Impresa

Il codice civile definisce l'imprenditore e l'azienda ma non l'impresa la cui nozione è facilmente desumibile da quella d’imprenditore.

Secondo l'art. 2082 del codice civile, "è imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi".    

Gli elementi della nozione d’imprenditore, che risultano dalla definizione legislativa sopra riportata, sono:

 – l'economicità dell'attività;

 – la professionalità;

 – la presenza di un’organizzazione;

 – il raggiungimento di finalità collegate alla produzione o allo scambio di beni o servizi.

Secondo l'art. 2555 del codice civile, "l'azienda è il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa".

Tenuto conto delle nozioni legislative sopra riportate, l'impresa può essere definita come l'attività economica diretta alla produzione o allo scambio di beni o di servizi che un soggetto, detto imprenditore, esercita professionalmente mediante un complesso di beni organizzati in funzione di tale attività.

lavoratore subordinato

(art.2094 c.c.) è “colui che si obbliga, dietro retribuzione, a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto le direttive del datore di lavoro o di una persona da lui nominata (caposquadra o capo cantiere). Quindi il lavoratore subordinato:

– è soggetto al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro;

– è obbligato ad osservare un orario di lavoro;

– percepisce una retribuzione fissa e periodica, commisurata al tempo di lavoro”.

contrato d’appalto e contratto d’opera

L’art. 1655, Codice civile recita: “l’appalto è il contratto con il quale una parte assume con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di una opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro”.

art. 2222 Codice Civile → LIBRO QUINTO – Del lavoro → Titolo III – Del lavoro autonomo (artt. 2222-2238) → Capo I – Disposizioni generali

Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo [2225] un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente, si applicano le norme di questo capo, salvo che il rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV[1655].

DEFINIZIONI D.LGS.81/2008

Lavoratore autonomo: “persona fisica la cui attività professionale contribuisce alla realizzazione dell'opera senza vincolo di subordinazione”.

Il D. Lgs. n. 81/2008, così com’è stato modificato con il D. Lgs 3/8/2009 n. 106, per quanto riguarda le imprese si è limitato a definire con il comma 1 lettera i) l’impresa affidataria quale la “impresa titolare del contratto di appalto con il committente che, nell'esecuzione dell'opera appaltata, può avvalersi di imprese subappaltatrici o di lavoratori autonomi” e con il comma i lettera i-bis l’impresa esecutrice quale la “impresa che esegue un’opera o parte di essa impegnando proprie risorse umane e materiali”.

Il D. Lgs. n. 81/2008, così come è stato modificato con il D. Lgs 3/8/2009 n. 106, per quanto riguarda le imprese si è limitato a definire con il comma 1 lettera i) l’impresa affidataria come “impresa titolare del contratto di appalto con il committente che, nell'esecuzione dell'opera appaltata, può avvalersi di imprese subappaltatrici o di lavoratori autonomi”

Il D. Lgs. n. 81/2008, così com’è stato modificato con il D.Lgs 3/8/2009 n. 106, per quanto riguarda le imprese si e limitato a definire con il comma i lettera i-bis l’impresa esecutrice come “impresa che esegue un’opera o parte di essa impegnando proprie risorse umane e materiali”.

Non bisogna comunque confondere il lavoratore autonomo con la ditta o impresa individuale.

Il lavoratore autonomo non ha personale dipendente.

La ditta o impresa individuale è costituita da un unico soggetto responsabile della gestione imprenditoriale e, a differenza del lavoratore autonomo, può avere dipendenti. Se il titolare gestisce con la collaborazione dei propri familiari si parla di impresa familiare”.

Pertanto non è regolare la posizione di due o più lavoratori autonomi che si associano di fatto per eseguire un lavoro che a sua volta viene svolto senza rispettare la reciproca autonomia oppure che uno solo assume l’obbligazione contrattuale mentre gli altri operano con vincolo di subordinazione nei suoi confronti.

Due o più autonomi possono costituirsi in società di fatto o altra tipologia di società (S.n.c./S.r.l. ecc…) ma a questo punto assumono la figura di impresa e pertanto soggetti a tutti gli obblighi previsti dal D.lgs. 81//08 quali la nomina del RSPP, RLS, redazione DVR, nomina medico competente ecc…

Il lavoratore autonomo, di cui agli articoli di legge sopra menzionati, è un artigiano che svolge la propria attività da solo (senza l’aiuto di collaboratori o altri artigiani) quindi si obbliga a compiere un'opera o un servizio, con gestione a proprio rischio e senza vincolo di subordinazione nei confronti di chi gli ha affidato il lavoro (committente) pertanto:

1. non è soggetto al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del committente;

2. non è obbligato ad osservare un orario di lavoro;

3. il pagamento della prestazione è riferito al valore dell’opera o del servizio e non al tempo impiegato;

4. è dotato di partita IVA e stipula con il committente un contratto d’opera, non un contratto di appalto (esclusivo delle imprese).

Il lavoratore autonomo come individuato dall'articolo 89, comma 1 lett. d) del D. Lgs n. 81/2008 e s.m.i., ai sensi del quale per lavoratore autonomo deve intendersi “la persona fisica la cui attività professionale contribuisce alla realizzazione dell’opera senza vincolo di subordinazione”, può svolgere attività di natura subordinata purché in misura non prevalente rispetto a quella di tipo autonomo (cfr. Cass. Sez. Unite n. 3240/2010). Ovviamente nel rispetto del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276 e s.m.i.

Per la verificare la sua idoneità tecnica professionale, vedere anche la circolare n. 16/2016 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale, che riporta le seguenti indicazioni:

a. occorre fare attenzione alla tipologia dei lavori che gli sono affidati: non deve essere tale da richiede l’aiuto di altri lavoratori autonomi e/o altre imprese;

b. i lavoratori autonomi non possono svolgere le seguenti attività: manovalanza, muratura, carpenteria, rimozione amianto, posizionamento di ferri e ponti, opere strutturali, opere legate al ciclo del cemento armato, al montaggio di strutture metalliche e di prefabbricati;

c.  i lavoratori autonomi possono svolgere le seguenti attività: lavori idraulici, elettrici, pittura interna, posa in opera di rivestimenti, manutenzione di infissi, balaustre, ringhiere, piccoli lavori edili, assicurandosi che possano essere eseguiti da una singola persona;

d. occorre dimostrare il possesso e/o disponibilità di macchine e attrezzature. Non è sufficiente essere in possesso di minuta attrezzatura: secchi, pale, picconi, martelli, carriole, perché non dimostrano l’esistenza di un’autonoma organizzazione di impresa”.

Inoltre per verificare la regolarità e irregolarità occorre tenere in considerazione:

1. se l’autonomo svolge la propria attività in modo indipendente e con reale autonomia operativa;

2. se l’autonomo è temporaneamente assunto dall’impresa esecutrice (ad es. con contratto a tempo determinato) e svolge la propria attività come lavoratore subordinato in modo non prevalente, pur mantenendo l’iscrizione all’albo artigiani;

3.  se l’esecuzione dell’opera viene suddivisa in singole lavorazioni che vengono poi assegnate a singoli autonomi;

4.  se il lavoratore autonomo assume gli altri lavoratori autonomi, in questo caso il primo assume la veste di datore di lavoro e gli altri di dipendenti.

Mentre la situazione è irregolare se più lavoratori autonomi collaborano per realizzare un’opera poiché costituiscono una società di fatto, in cui un lavoratore autonomo può venire identificato come datore di lavoro degli altri autonomi.

Il lavoratore autonomo può essere titolare del contratto di appalto con il committente se in grado di eseguire e completare l’opera affidatagli autonomamente, senza l’ausilio di nessun altro soggetto. Non è fattibile invece affidare un appalto ad un lavoratore autonomo, che utilizzerà altri lavoratori autonomi e/o imprese nell’esecuzione dello stesso. In tal caso sarebbero del tutto disattesi tutta una serie di obblighi a carico del datore di lavoro dell’affidataria dei lavori tra cui l’art.97.

Se il lavoratore autonomo, titolare del contratto di appalto, e non d’opera, con il committente per l’esecuzione dell’intero lavoro, impiega del personale (anche occasionale), si qualifica come impresa e come tale deve redigere il piano operativo della sicurezza e adeguarsi a tutti i doveri/obblighi del datore di lavoro.

La citata circolare ha come scopo principale quello di impartire indicazioni operative per il personale ispettivo e chiarire, per quanto possibile, le problematiche che vengono riscontrate sempre più frequentemente nel corso dell’attività di vigilanza nell’ambito del settore edile.

La premessa della circolare è molto esplicita e parla di utilizzo improprio di “sedicenti” lavoratori autonomi che però di fatto operano in cantiere inseriti nel ciclo produttivo delle imprese esecutrici dei lavori, svolgendo sostanzialmente la medesima attività del personale dipendente delle imprese stesse.

Chi opera in cantiere – siano essi Organi di Vigilanza, Coordinatori per la Sicurezza, Responsabili dei Lavori, ma l’aspetto riguarda anche e soprattutto i Committenti – è certamente cosciente del problema che sempre più frequentemente viene riscontrato relativo alla presenza di “presunti” lavoratori autonomi che in realtà di autonomia ne hanno effettivamente poca o nulla.

A dare peso a questa – che visti i dati non risulta essere solo una sensazione – vengono in aiuto le rilevazioni dell’ANCE sui dati ISTAT relativi all’anno 2011, secondo cui il numero di lavoratori autonomi (senza dipendenti) che svolgono attività in cantiere risulta superiore rispetto alla categoria dei lavoratori subordinati (di poco maggiore del 51%). La circolare si sofferma poi brevemente sulle formule “aggregative” di dubbia legittimità quali ad esempio le associazioni temporanee di lavoratori autonomi ai quali viene affidata, da parte di committenti privati, l’esecuzione anche integrale di intere opere edili.

Veniamo ora ad analizzare nel dettaglio i contenuti della circolare che, come evidenziato dall’estensore stesso, non vuole costituire principi di carattere generale in ordine ai criteri di distinzione tra prestazioni autonome e prestazione subordinate, ma solo come istruzioni di carattere tecnico necessarie al personale ispettivo uniformandone anche comportamenti e valutazioni.

In primo luogo viene sottolineata la definizione di lavoratore autonomo come individuata dall'articolo 89, comma 1 lett. d) del D. Lgs n. 81/2008 e s.m.i., ai sensi del quale per lavoratore autonomo deve intendersi “la persona fisica la cui attività professionale contribuisce alla realizzazione dell’opera senza vincolo di subordinazione”, a tal proposito viene pure precisato che alla luce del consolidato orientamento della Suprema Corte, l’imprenditore “tout court” ovvero l’imprenditore artigiano può svolgere attività di natura subordinata purché in misura non prevalente rispetto a quella di tipo autonomo (cfr. Cass. Sez. Unite n. 3240/2010).

In secondo luogo il riferimento, ai fini della verifica, è senza dubbio quello connesso al possesso ed alla disponibilità (intesa come proprietà, possesso o comunque disponibilità giuridica) di una consistente dotazione strumentale rappresentata da macchine ed attrezzature. A solo titolo di esempio vengono citati ponteggi, macchine edili, motocarri, escavatori, apparecchi di sollevamento. Mentre per contro viene precisato che la disponibilità di minuta attrezzatura (secchi, pale, picconi, martelli, carriole, funi) risulta inidonea a dimostrare l’esistenza di un’autonoma attività imprenditoriale.

Importante è anche l’aspetto nel quale la disponibilità delle macchine ed attrezzature specifiche per la realizzazione dei lavori venga data (a titolo gratuito od oneroso) dall’impresa esecutrice o addirittura dal committente. Tale circostanza è certamente un elemento sintomatico della non genuinità della prestazione di carattere autonomo. Ricordiamo che la verifica dell’idoneità tecnico professionale dei lavoratori autonomi (prevista dall’articolo 90 comma 9 del D.Lgs.  81/2008 e s.m.i.),  fa esplicito riferimento precedentemente ed indipendentemente dall’affidamento del singolo lavoro, alla disponibilità di macchine, di attrezzature ed opere provvisionali la cui conformità deve essere opportunamente documentata (vedasi al riguardo l’allegato XVII D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.).

Un ulteriore elemento di verifica, anche se non decisivo per il settore dell’edilizia, riguarda il riscontro di un’eventuale mono committenza. 

Al fine di supportare un regime di “presunzione” di lavoro autonomo, od al contrario di non “genuinità” del rapporto di lavoro, vengono poi fatte alcune considerazioni in relazione alla specifica situazione oggetto dell’accertamento al fine di inquadrare i margini della citata “autonomia” nell’ambito del ciclo complessivo dell’opera edile.

Se – fatti salvi i debiti controlli e verifiche – non siano mai sorti particolari problemi di inquadramento della prestazione autonoma per le attività di completamento dell’opera (finitura e realizzazione impiantistica), meno verosimile appare la compatibilità di prestazioni di lavoro di tipo autonomo con riferimento a quelle attività consistenti nella realizzazione di opere strutturali del manufatto (sbancamenti, costruzione delle fondamenta, di opere in cemento armato e di strutture in elevazione in genere), svolte da specifiche categorie di operai quali quelle del manovale edile, del muratore, del carpentiere e del ferraiolo.  Lo svolgimento di tali mansioni risulta, infatti,  legato ad un cronoprogramma ed ad un coordinamento tra lavoratori tramite un’attività unitaria ed organica, che difficilmente risulta compatibile con una prestazione dotata delle caratteristiche dell’autonomia quanto a “tempi e modalità di esecuzione” dei lavori.

Sempre per quanto riguarda gli aspetti presuntivi il personale ispettivo è tenuto a considerare rapporto di lavoro subordinato le prestazioni di lavoratori autonomi iscritti nel Registro delle Imprese o all’Albo delle Imprese Artigiane adibiti alle seguenti attività:

– manovalanza;

– muratura;

– carpenteria;

– rimozione amianto;

– posizionamento di ferri e ponti;

– addetti a macchine edili fornite dall’impresa committente o appaltatore.

Tale presunzione si applica anche nelle ipotesi in cui il Committente, assumendo la veste di datore di lavoro, affidi la realizzazione dell’opera esclusivamente a lavoratori autonomi, di fatto totalmente eterodiretti, ovvero lavoratori che lasciano che le proprie azioni vengano guidate dagli altri e pertanto  privi di autonomia decisionale.

In relazione ai provvedimenti sanzionatori da irrogare, la nota conclude precisando che, in tutti i casi di disconoscimento della natura autonoma delle prestazioni, il personale ispettivo è tenuto alla contestazione al soggetto utilizzatore, oltre che alle violazioni di natura lavoristica connesse alla riconduzione delle prestazioni al lavoro subordinato ed alle conseguenti evasioni contributive, anche quegli illeciti riscontrabili in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro in materia di sorveglianza sanitaria e di mancata formazione ed informazione dei lavoratori adottando apposito provvedimento di prescrizione obbligatoria ai sensi del D. Lgs n. 758/1994.

AFFRONTIAMO UN ESEMPIO PRATICO per definire meglio la sua figura

Prendiamo in esame la ristrutturazione di un appartamento con affidamento dei lavori a lavoratori autonomi, per:

1 rifacimento del manto di copertura del tetto;

2. opere interne di appartamento, ad esempio il rifacimento di un bagno

3. il committente incarica:

a. un artigiano muratore;

b. un artigiano piastrellista;

c. un artigiano idraulico;

d. un artigiano elettricista.

Che differenza fa se l'artigiano muratore nomina direttamente un artigiano piastrellista e l’artigiano idraulico? È necessario prevedere la nomina del CSP/CSE e la conseguente redazione del PSC?

Prima di rispondere ed entrare nel merito dell’esempio è doveroso prendere atto di quanto previsto agli artt. 89 e 90 del D.lgs. 81/08 di seguito riportati:

art. 90 comma 4. Nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, il committente o il responsabile dei lavori, prima dell'affidamento dei lavori, designa il coordinatore per l'esecuzione dei lavori, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 98.

art. 89 comma 1 lettera i-bis) impresa esecutrice: impresa che esegue un’opera o parte di essa impegnando proprie risorse umane e materiali;

questi due articoli precisano che la presenza del coordinatore dei lavori deve essere nominato quanto vi è la presenza di più imprese esecutrici e non nomina i lavoratori autonomi. Viene precisato che l’impresa esecutrice esegue i lavori impegnando proprie risorse umane e materiali.

Per quanto riguarda la nomina dei coordinatori per la sicurezza da parte del committente il legislatore, con i commi 3 e 4 dell’art. 90 del D. Lgs. n. 81/2008, ha previsto la presenza di più imprese esecutrici e non ha tenuto in considerazione la presenza in cantiere di lavoratori autonomi, anche se in altri articoli ha previsto adempimenti a carico dello stesso:

a. sono destinatari della verifica tecnico professionale da parte del committente (art. 90 comma 9 lettera a);

b. sono sottoposti al controllo da parte del coordinatore in fase di esecuzione (art. 92 comma 1 lettera a);

c. applicano le disposizioni loro pertinenti previste nel PSC (art. 92 comma 1 lettera c);

d. si adeguano alle indicazioni fornite dal coordinatore in fase di esecuzione dei lavori (art. 94 dello stesso D. Lgs.);

e. ricevono il PSC dall’impresa affidataria (art. 101 comma 2);

f. sono previste sanzioni specifiche (art. 160);

g. sono obbligati comunque, al rispetto dell’art. 26 in merito ai lavori affidati in appalto e quindi a fornire informazioni sui rischi che nello svolgimento della loro attività possono eventualmente portare in cantiere e che possono interferire con l’attività delle imprese.

Tutto ciò premesso alla presenza di più artigiani che operano nello stesso cantiere (muratore, piastrellista, idraulico, ecc.), si può concludere che non sussiste l’obbligo da parte del committente di nominare un coordinatore e quindi di far redigere un PSC se questi sono tutti lavoratori autonomi.

Lo stesso dicasi che tale l’obbligo non sussiste anche nel caso di una organizzazione costituita da uno o più lavoratori autonomi e da un’unica impresa (ad esempio una ditta per il montaggio del ponteggio).

A questo punto ritengo sia necessario affrontare l’argomento sotto un altro punto di vista, ovvero le normative contengono indicazioni minime di legge da rispettare ma nessuno vieta di migliorare quanto contenuto nelle stesse.

Si riportano due sentenze:

1. ecco le conclusioni alle quali è pervenuta la Sez. IV della Corte di Cassazione in una propria sentenza, n. 1770 del 16/1/2009, con la quale la stessa ha confermato la sentenza di condanna già inflitta ad un committente dal Tribunale e dalla Corte di Appello per un infortunio mortale occorso ad un lavoratore autonomo, al quale aveva affidato dei lavori in appalto, a causa della interferenza della sua attività con un altro lavoratore autonomo, chiamato dallo stesso committente ad effettuare un altro lavoro nello stesso cantiere, essendo stata attribuita al committente la colpa di non aver provveduto a nominare un coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione.

2. La responsabilità di chi effettua lavori in casa senza sicurezza. Così si è espressa la IV sezione penale della Corte di Cassazione nella sentenza n. 42465/2010 in merito ad un episodio di caduta dall’alto di un lavoratore autonomo mentre eseguiva lavori di ristrutturazione di un’abitazione privata. Nella sentenza si legge: “Il privato committente dei lavori edili da svolgersi nella sua casa, risponde di omicidio colposo, in assenza di qualsiasi cautela relativa alla sicurezza, muore durante il lavoro”. Al proprietario, pertanto, viene riconosciuta una posizione di garanzia sulla sicurezza dei lavoratori, nel caso in cui “affidi lavori edili in economia ad un lavoratore autonomo di non verificata professionalità e in assenza di qualsiasi apprestamento di presidi anti-caduta a fronte di lavorazioni in quota superiore a metri due”.

Sulla scorta di quanto espresso, dalle suddette sentenze, anche se non previsto dal D.Lgs 81/08, sarebbe stata utile la nomina del coordinatore della sicurezza a maggior tutela del Committente.

Non sempre la scelta dell’economia dei costi è un’opzione oculata.

F.to Giuseppe Carlo Redaelli – www.studioredaelli.it

Geometra libero professionista, Coordinatore Sicurezza, Prevenzione Incendi – Pratiche edilizie – CTU Tribunale di Monza; si occupa della rivista bimestrale del Collegio Geometri e GL di Monza e Brianza con articoli in ambito sicurezza.

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