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Il dovere di alta vigilanza del coordinatore per l’esecuzione dei lavori nei cantieri temporanei o mobili si traduce nel potere-dovere di intervento unicamente nei casi in cui lo stesso individui gravi pericoli ai sensi dell’art. 92 del D.Lgs. 81/2008. Soprattutto nell’ambito di cantieri in cui operano più imprese esecutrici, il coordinatore deve identificare i momenti più cruciali e fondamentali delle lavorazioni predisponendo attività che assicurino l’attuazione dei piani attraverso la mediazione delle imprese e nello specifico dei datori esecutori.

Le suddette azioni di verifica non potendo e non dovendo rivestire carattere di quotidianità, devono comunque avere una periodicità significativa nel senso che devono risultare idonee allo scopo e non dettate da una mera routine.

L’azione giudiziaria non deve difatti indagare e accertare la presenza continua del coordinatore nel cantiere, ma identificare la prova delle azioni  di coordinamento, di informazione, di verifica, e la loro adeguatezza rispetto alla sostanzialità dei lavori svolti.

Questo in sintesi quanto enunciato dalla Sez. IV della Corte di Cassazione Penale, con sentenza  del 16 settembre 2015, n. 37595, esaminando il ricorso di un coordinatore per l’esecuzione che si era visto condannare in Appello ai sensi dell’art. 40 del codice penale ( ai fini dei soli effetti civili essendo caduto in prescrizione il reato ai fini penali ) per l’infortunio occorso ad un operaio travolto dalla frana di una delle pareti dello scavo nel quale stava lavorando.

Pur rilevando l’adeguatezza del PSC redatto dal coordinatore, la Corte di Appello aveva addebitato al coordinatore la mancanza di una specifica sorveglianza durante le lavorazioni.

Il coordinatore aveva proposto ricorso rilevando come il ruolo del coordinatore non si concretizzi in una presenza quotidiana dello stesso in cantiere, bensì in un controllo sulla corrispondenza tra le previsione del PSC e le azioni e procedure poste in essere dalle imprese esecutrici essendo la puntuale vigilanza demandata ad altre figure.

Concordando con le posizioni assunte dal coordinatore e richiamando l’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, la Cassazione ha ricordato come  i compiti di alta vigilanza consistono :

a.nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell'incolumità dei lavoratori;

b.nella verifica dell'idoneità del piano operativo di sicurezza (POS) e nell'assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e coordinamento;

c.nell'adeguamento dei piani in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, verificando, altresì, che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi POS. (Sez. 4, n. 44977 del 12/06/2013 – dep. 07/11/2013, Lorenzi e altri, Rv. 257167).(cit.)

Esaminando i motivi di doglianza del ricorso, la Cassazione ha puntualizzato come la Corte di Appello avesse erroneamente fondato le argomentazioni in ordine alla mancanza di coordinamento tra le imprese esecutrici in forza di quanto emerso in ordine alle concrete modalità di svolgimento delle lavorazioni.

Difatti secondo i Giudici di Legittimità, la mancanza di coordinamento non può essere dimostrata solo sulla base del concreto e quotidiano modus operandi delle imprese e sulla loro eventuale negligenza/imprudenza/inosservanza delle misure previste dal coordinatore, in quanto tale impostazione  presupporrebbe un dovere di presenza continua e quotidiana da parte del coordinatore.

Inoltre, a conferma della corretta opera di vigilanza del coordinatore, dall’analisi degli elementi di fatto emersi durante i giudizi di primo e secondo grado emergeva pacificamente come prima dell’infortunio nel cantiere fossero già state effettuati dalle medesime ditte centinaia di scavi  (come dimostrato dall’utilizzo di quasi tutti i blindo presenti in cantiere) e che il coordinatore avesse effettuato numerosi interventi tra cui l’ultimo alcuni giorni prima dell’infortunio.

Per tali ragioni, la sentenza della Corte di appello è stata annullata.  

Fonte: Cassazione Penale, Sez. 4, 16 settembre 2015, n. 37595.

F.to Redazione Tecnica

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