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La globalizzazione mondiale passa anche dalle abitudini nel costruire che per ovvi motivi normativi risultano differenti nelle varie aree del mondo, soprattutto occidentale; disparità anche per nazioni confinanti o facenti parte di un macro agglomerato geografico (vedi UE).

In un mondo frenetico in cui oltre ai soldi l’altra fondamentale dote sembra essere il tempo, evitare inutili dispersioni di risorse appare un modo intelligente di ottimizzare le vite di ciascuno di noi e di conseguenza tutti quei servizi che consentono di ottimizzare il nostro tempo appaiono di sicuro interesse.

Chi ha avuto la fortuna di confrontarsi come Professionista o Impresa con committenti esteri giunti in Italia, si sarà accorto di come vi siano nazioni che hanno molte similitudini con le nostre procedure e normative, altre dove queste ultime vengono adottate in un modo molto più leggero e altre ancora (soprattutto nell’area anglosassone) dove non riescono a comprendere una filiera che sia composta da più di un soggetto con cui si interfacceranno durante la ristrutturazione o comunque lavori in generale.

Per comprendere da dove viene il fenomeno del ristrutturare chiavi in mano dobbiamo prima aprire una breve parentesi sulla situazione inerente le altre nazioni europee, con particolare accenno all’area geografica anglosassone.

Partiamo con il dire che da uno studio del Consiglio Europeo Architetti in Europa l’Italia è prima per la presenza di Professionisti Laureati che uniti all’esistenza della figura del Geometra (profilo del Tecnico diplomato assente nel resto d’Europa), anche senza il reperimento delle statistiche sugli Ingegneri, porta l’Italia in prima fila per numero di Professionisti Tecnici.

Chi conosce la storia normativa europea, anche quella legata alla sicurezza in cantiere, noterà una certa linearità tra rigidità nella norma e presenza di Professionisti, rispetto al grafico sottostante:

 

 

IL COMMITTENTE INGLESE

Personalmente ho avuto la fortuna di confrontarmi con un committente inglese di alto livello, quindi abituato al mondo della burocrazia e delle carte in generale, che aveva acquisito un complesso immobiliare in Italia. Un grande ostacolo iniziale oltre alle fisiologiche problematiche di traduzione dei documenti, è stato quello di fargli assimilare la burocrazia italiana con tutte le normative di riferimento, sottolineandogli dove queste ultime imputavano al committente un ruolo di primo piano ed una parte attiva.

Vi lascio immaginare la sorpresa ed anche forse un pizzico di sospetto, di questo committente straniero che si trovava di punto in bianco catapultato sulla luna; dal pensare di delegare tutto ad un unico soggetto, confrontandosi con quest’ultimo solo per scelte di natura architettonica ed estetica a dover farsi carico diretto di nomine e adempimenti burocratici.

La Direttiva Europea CANTIERI 92/57/CEE è stata recepita dai Paesi Membri con sostanziali differenze. Pur in regime di Brexit appare utile una breve analisi della normativa per la sicurezza in cantiere che in Gran Bretagna è rappresentata dal C.D.M. Regulations n. 051/2015 entrato in vigore il 06 aprile 2015. Contrariamente al precedente C.D.M. 2007, il Committente non ha più l’obbligo di verifica delle competenze del Coordinatore, del Progettista e dell’Impresa.

In Gran Bretagna non sono presenti Enti similari a Ordini o collegi Professionali ma esistono Istituzioni Private che fungono da garanti delle competenze dei propri associati e forniscono al Committente la possibilità di poter scegliere il Professionista idoneo in base alla tipologia di incarico.

Nel nuovo CDM 2015 la denominazione di Coordinatore scompare con la funzione che viene attribuita al Principal Designer che è in pratica il Professionista predominante nel gruppo dei Progettisti ed a cui il Committente deve dare incarico il più precocemente possibile.

Quest’ultimo, prima dell’inizio dei lavori deve trasmettere al Principal Designer e all’Impresa Affidataria il documento denominato Pre-Contruction Information ove indicherà:

  • l’eventuale presenza di un precedente Fasciolo dell’Opera;
  • il tempo per l’allestimento del cantiere;
  • le condizioni di sicurezza dell’area.

Inoltre dovrà fornire i Servizi igienici necessari al cantiere e altre operatività/informazioni nella Pre-Contruction Phase.

La differenziazione più marcata rispetto alla Normativa italiana riguarda la produzione dei documenti legati alla sicurezza del cantiere nella considerazione che il Contruction Phase Plan (Piano di Sicurezza e Coordinamento) deve essere redatto non da Professionista ma dal Principal Contractor (Impresa Affidataria), mentre il Principal Designer si occupa della redazione del  Healt and Safety File  (Fascicolo dell’Opera).

I compiti del Principal Designer sono:

  • analizzare la sicurezza prima dell’inizio dei lavori;
  • considerare nella fase progettuale le problematiche di sicurezza ed attivarsi affinché si possa ridurre il rischio;
  • valutare le interferenze;
  • definire la durata delle singole fasi di lavoro e dell’intera opera;
  • relazionarsi con l’Impresa Affidataria.

E’ evidente quindi che un’organizzazione ottimizzata di quanto previsto dalla norma inglese permette di realizzare un servizio chiavi in mano senza particolari criticità per il committente che viene inquadrato come colui che fornisce alcune indicazioni iniziali e una piccola parte della logistica di cantiere, senza però avere oneri di marcata vigilanza sull’operato dei soggetti in cantiere.

IL COMMITTENTE ITALIANO

Da oltre venti anni la normativa di riferimento legata alla sicurezza in cantiere ha individuato nel committente il baricentro di iniziative, nomine e vigilanza organizzate con il solo fine di ridurre il rischio per gli operatori che vanno ad intervenire nei lavori.

Chi è il committente privato in base alla normativa?

Il soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione

Come si definisce un cantiere?

1. I lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, la trasformazione, il rinnovamento o lo smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali, comprese le parti strutturali delle linee elettriche e le parti strutturali degli impianti elettrici, le opere stradali, ferroviarie, idrauliche, marittime, idroelettriche e, solo per la parte che comporta lavori edili o di ingegneria civile, le opere di bonifica, di sistemazione forestale e di sterro.

2. Sono, inoltre, lavori di costruzione edile o di ingegneria civile gli scavi, ed il montaggio e lo smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per la realizzazione di lavori edili o di ingegneria civile.

Dal 1996 ad oggi di acqua sotto i ponti è passata generando nel corso del tempo diverse problematiche sviluppate intorno da un unico comune denominatore; il baricentro della normativa individuato nel committente è l’unico soggetto non addetto ai lavori, che ha ovvie difficoltà anche a recepire il più semplice dettame normativo.

Se a questo uniamo il completo capovolgimento dei ruoli in cantiere dove spesso lo stesso committente è più propenso a dare ascolto alle imprese piuttosto che al Progettista, Direttore dei Lavori e Coordinatore Sicurezza, allora il dado è tratto.

Un privato cittadino è quindi in grado di sottoscrivere una tipologia di servizio comprendendo in pieno quelli che sono i punti focali posti all’interno del contratto sottoscritto, rispetto agli adempimenti che la Legge prevede debba verificare?.

La risposta è molto semplice ed è ovviamente negativa, riducendo il tutto alla sola inconsapevole speranza che il servizio proposto sia effettivamente rispondente alla norma e che non vi siano maggiorazione di costi al mutare delle più elementari condizioni ambientali in cantiere.

TRA IL DIRE E IL FARE

Scorrendo alcune tra le piattaforme web che offrono servizi di ristrutturazione chiavi in mano si può constatare come i proponenti si dividono tra:

  • titolari di imprese;
  • Professionisti che agiscono per conto di un azienda madre.

Prendendo spunto dalle principali tematiche trattare nei messaggi commerciali ai possibili clienti, andiamo a vedere quanto realmente questi ultimi possano delegare o meno.

LE PRATICHE EDILIZIE

Senza entrare nel merito della normativa urbanistica italiana e locale è facile ricordare ad un committente smemorato che intenda presentare atti amministrativi per ristrutturare la propria unità immobiliare che molte di queste dichiarazioni, compresa la sottoscrizione degli elaborati da allegate (Progetto, Relazione Tecnica, ecc.) devono essere sottoscritte direttamente con piena consapevolezza da parte del committente. La violazione e/o la mendace dichiarazione colpisce direttamente quest’ultimo e non l’intermediario che lo ha assistito.

LA PROGETTAZIONE E LA DIREZIONE LAVORI

Richiamando la normativa sulla sicurezza in cantiere, in alcuni frangenti la nomina del Coordinatore Sicurezza è prevista anche e soprattutto al fine di un confronto con le scelte progettuali previste in via preliminare cercando di operare eventuali modifiche e cambiamenti proprio al progetto al fine di ridurre il rischio sulle lavorazioni.

Il corretto sviluppo della fase progettuale non può essere totalmente ignorato dal committente che voglia dare mere indicazioni architettoniche, di finitura, ecc., così come non può essere ignorato lo sviluppo del cantiere e l’operato dei Tecnici e dei Soggetti esecutori per il principio di culpa in eligendo e culpa in vigilando che vedremo in seguito.

SELEZIONE DELLE IMPRESE

La verifica dell’idoneità tecnico professionale del soggetto affidatario, esecutore e/o affidatario/esecutore non può essere svolta se non dal committente o eventualmente dal Responsabile dei Lavori.

Questa figura, nominata comunque direttamente dal committente, non manleva quest’ultimo rispetto ad accadimenti che dimostrino il disinteresse proprio del committente verso l’andamento del cantiere e il corretto comportamento professionale dei Tecnici incaricati.

COORDINAMENTO DEL CANTIERE

Vi sono diverse figure professionali e vari gradi di coordinamento del cantiere che la normativa per la sicurezza in cantiere prevede; il solo capo-cantiere e l’eventuale Tecnico incaricato come Direttore dei Lavori sono solo alcune di queste figure.

CULPA IN ELIGENDO E CULPA IN VIGILANDO

E’ presente ormai una consolidata Giurisprudenza in materia di oneri in carico al Committente tra cui voglio segnalare la sentenza della Cassazione che ribadisce che la culpa in eligendo e la culpa in vigilando gravano sul committente. 

Nel caso in questione infatti l’accesso alla copertura era garantito da una semplice scala appoggiata alla falda del tetto e si evidenzia come il comportamento incauto dell’operaio che, lanciando per intero il pannello solare, ha perso l’equilibrio cadendo dalla copertura non può rappresentare un comportamento abnorme o un nesso causale diretto visto che proprio il Datore di Lavoro aveva omesso oltre all’uso di opportuni DPC, anche l’obbligatoria informazione e formazione ai propri dipendenti.

Tornando ai fatti in oggetto ed al ruolo del Committente, viene contestata sia la mancanza della verifica sull’idoneità tecnico professionale dell’impresa affidataria ed esecutrice (culpa in eligendo), sia l’aggravante di essere sì stato presente in cantiere (anche il giorno dell’infortunio) per scelte operative, ma questa presenza non ha comportato opportune prese di coscienza rispetto al modus operandi della Ditta e dei lavoratori di quest’ultima (culpa in vigilando).

La Cassazione sottolinea infatti come risultano corrette le osservazioni puntualizzate dalla Corte di Appello di Messina:

le plurime e gravi irregolarità presenti in cantiere sarebbero state immediatamente appurate dal C.S. ​(committente ndr.) qualora egli avesse rispettato l’obbligo normativamente previsto di verificare in primo luogo l’idoneità tecnico-professionale della ditta appaltatrice, mediante la richiesta di esibizione della documentazione prevista, e ciò perché dalla mancanza di tale documentazione avrebbe con immediatezza colto le gravi carenze ed omissioni del S. rispetto agli obblighi di prevenzione e tutela dei lavoratori.

Nella sentenza la Cassazione riassume il ruolo del committente come “titolare di una posizione di garanzia idonea a fondare la sua responsabilità per l’infortunio, sia per la scelta dell’impresa (anche nel caso di unica Impresa)” e “sia in caso di omesso controllo all’adozione, da parte dell’appaltatore, delle misure generali di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro” così come indicato anche in precedenti sentenze della stessa Cassazione.

La culpa in eligendo e a culpa in vigilando rappresentano principi che dovrebbero essere ben noti agli addetti ai lavori ma che continuano ad essere spesso ignorate dai committenti legati consciamente e inconsciamente a quel principio di “delega” secondo il quale una volta dato incarico ad altro soggetto, sarà lo stesso responsabile in toto di ciò che potrebbe accadere.

Questa forma mentis, che i professionisti del settore ben conoscono soprattutto quando vengono chiamati a ricoprire il ruolo di Responsabile dei Lavori, unita ad una normativa che pone il committente in primo piano rispetto al rispetto di molti punti della stessa, compone un mix pericoloso che può sfociare come in questo caso alla condanna dello stesso Committente per omicidio colposo.

Opportune verifiche preventive e alla gestione anche di un’unica impresa possono portare ad infortuni (anche mortali) di cui viene chiamato a rispondere direttamente e con pesanti condanne.

Il fatto oggetto della sentenza n. 55180/2016 (Cassazione Penale – Sez. IV) riporta all’attenzione degli addetti ai lavori la criticità più volte rimarcata di una maggiore informazione nei riguardi del committente, soprattutto nei casi in cui lo stesso di trova a doversi interfacciare con il soggetto esecutore, senza il filtro di un Professionista addetto ai lavori.

Nei fatti, a seguito dell’infortunio mortale di un dipendente della Ditta incaricata dal Committente per lavori su un impianto fotovoltaico in copertura, veniva condannato dalla Corte di Appello di Messina il committente dei lavori, mentre procedura separata era riservata al Datore di Lavoro dell’operaio deceduto a seguito di lesioni gravi dovute alla caduta da oltre 8 mt.

In premessa va sottolineato come la posizione del Datore di Lavoro era particolarmente critica vista la contestata mancanza delle più elementari norme sulla sicurezza; come evidenziato anche dalla sentenza della Cassazione, il Datore di Lavoro non aveva redatto alcun piano specifico per analizzare rischi, criticità ed operatività da adottare nel lavoro in questione, senza aver cura di prevedere l’uso prioritario di dispositivi di protezione collettiva.

CONCLUSIONI

Come spesso mi accade di dover chiarire agli occhi dei lettori, le riflessioni vergate in questo approfondimento non hanno alcuna intenzione di sminuire il servizio di ristrutturazione chiavi in mano e il soggetto proponente ma hanno il solo scopo di generare un warning agli occhi di un lettore che si appresti a valutare un servizio simile a quello analizzato.

Ho cercato di spiegare quali sono le principali motivazioni per cui un committente non può affidarsi a certi servizi ignorando ciò che la Legge e la Giurisprudenza in materia chiedono e sottolineano da anni ed anni.

Il principio della delega, tanto caro agli italiani, ha evidenti limiti in questo settore e può originare rischi anche di natura penale da cui è difficile divincolarsi.

La fidelizzazione che ha accompagnato l’edilizia verso professionisti o Imprese sia stata sostituita da una evidente necessità di ricerca del massimo ribasso ed è chiaro come un servizio che consenta, almeno in prima istanza, di conoscere i costi delle lavorazioni unitamente ad un alleggerimento dei compiti sia sicuramente un richiamo allettante nei confronti dei committenti.

Questi ultimi però devono sempre tener presente che la legge non ammette ignoranza, anche (e soprattutto) di fronte alla delega verso terzi.

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