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La profonda crisi del settore, unita alla necessità ma anche volontà di fare nuove esperienze sta portando numerosi laureati italiani a trasferirsi, per esperienze più o meno durature, in tutto il mondo. C’è anche da sottolineare come la figura del laureato italiano in “ambito edile” sia altresì particolarmente ricercata vista la bontà della formazione e delle esperienze che le Università italiane riescono comunque a trasmettere.

Abbiamo già trattato il mondo della sicurezza nei cantieri nei maggiori paesi europei e quindi non ci resta che parlare con Sara Pellegrini, Architetto Toscano che fin dalla formazione universitaria ha previlegiato gli spostamenti, prima in ambito europeo ed adesso in Australia e che può descriverci nel dettaglio il mondo dell’Edilizia dall’altro capo del mondo e come funziona la sicurezza nei lavori.

LA TUA ESPERIENZA FORMATIVA ALL’UNIVERSITA’ (DOVE E QUALI HAI FREQUENTATO)?

“La mia formazione è avvenuta prevalentemente in Italia, presso la Facoltà di Architettura di Firenze, dove ho conseguito la Laurea Magistrale nel 2011. Durante il periodo universitario ho trascorso molto tempo in Spagna, dove ho studiato per un anno presso la Escuela Técnica Superior de Arquitectura di Granada e dove ho sviluppato la mia Tesi di Laurea, che è consistita nel progettare un parco urbano ed un centro culturale che racchiudesse al suo interno tutta la storia di Granada e dell’Andalusia nelle sue mille ed affascinanti sfaccettature.”

LE ESPERIENZE LAVORATIVE EUROPEE PRIMA DEL “GRANDE SALTO”?

“Dopo aver concluso il periodo universitario ed aver lavorato come tirocinante presso uno studio di architettura per sei mesi, decisi di intraprendere un’esperienza diretta in cantiere, facendo da assistente ad un costruttore nella ristrutturazione di un edificio storico situato nel centro di Siena. Volevo infatti vedere e toccare con mano quei materiali e quelle tecniche costruttive che nel corso dell’Università avevo solo visto sulla carta, oltre che ovviamente avere un primo approccio con il mondo del lavoro. Una volta svolto l’Esame di Stato ed essermi iscritta all’Ordine degli Architetti di Siena, decisi poi di partire per la Francia, per lavorare in uno studio di fama internazionale a Parigi, dove mi sono occupata prevalentemente di alcuni progetti situati in Medio Oriente.

Questa esperienza ha rappresentato molto per me, perchè mi ha permesso di entrare in contatto ogni giorno con architetti provenienti da tutto il mondo, di conoscere culture e filosofie progettuali molto diverse, di iniziare a prendere delle prime vere e proprie responsabilità in campo lavorativo ed a trovarmi a parlare ogni giorno in quattro lingue diverse! Amavo la mia vita a Parigi; la città era incantevole, avevo un lavoro che mi piaceva ed ero circondata da tanti amici a cui ero (e sono ancora oggi!) molto affezionata. Ma dentro di me sentivo che dovevo “osare” di più, per inseguire un sogno che avevo fin da quando ero piccola e che per un motivo o l’altro avevo rimandato da tempo: l’Australia. Non è mai facile prendere la decisione di mettere tutto in discussione e lanciarsi in nuove sfide…ma ho sempre pensato che se non si vogliono avere rimorsi nella vita talvolta è necessario far tacere il proprio lato razionale e trovare il coraggio di chiudere gli occhi e “buttarsi” fidandoci di noi stessi e delle nostre sensazioni, perchè le occasioni vanno cercate ed i propri sogni vanno inseguiti. Con questo pensiero ben chiaro nella mia mente, nel gennaio 2014 ho dunque preso le mie cose e sono partita per questo continente lontano, tutta sola ma con tanta grinta e motivazione.”

LA RICERCA DEL LAVORO IN AUSTRALIA. CI SONO EFFETTIVAMENTE MAGGIORI POSSIBILITA’ LAVORATIVE? 

“La ricerca del lavoro in Australia (e nel mio caso a Sydney) non è stata proprio ”una passeggiata”, come in Europa ed in Italia molti di noi forse crederanno. E’ vero, qui ci sono decisamente molte più opportunità lavorative in questo momento, ciò è innegabile, ma la difficoltà sta nel dimostrare ai datori di lavoro che vale la pena di investire su di te, immigrante con un visto temporaneo, piuttosto che su qualcun altro che ha un visto australiano, un’esperienza locale o che ha comunque studiato in questo paese ed è madrelingua. La mia strategia è stata quella di studiare e di informarmi molto in anticipo su quali fossero gli studi dove avrei voluto lavorare, di preparare accuratamente il mio curriculum ed il mio portfolio prima della partenza e di lanciarmi nella ricerca del lavoro con massima determinazione e professionalità.

Un giorno, nel momento più inaspettato, ho ricevuto una chiamata che ha cambiato tutto: uno degli studi di architettura più importanti qui in Australia e che più mi piaceva ed ammiravo mi chiedeva di fare un’intervista il giorno stesso, dopo aver visionato la mia application. Con emozione e determinazione sono andata al colloquio e l’indomani ho iniziato a lavorare per loro!. Sapevo che avevo una grande occasione tra le mani, quindi ho lavorato veramente sodo durante i primi mesi (rinunciando magari a viaggiare quanto avrei voluto e a conoscere quel continente immenso che da anni avevo intenzione di esplorare), ma ne è valsa decisamente la pena perchè poi i risultati non hanno tardato ad arrivare. Dopo sei mesi lo studio ha infatti deciso di sponsorizzarmi per permettermi di rimanere in Australia a lavorare per loro, realizzando così quel sogno che per anni avevo tenuto custodito nel mio cassetto.”

IL MONDO DELLA SICUREZZA NEI CANTIERI AUSTRALIANI, QUALI I SOGGETTI CON MAGGIOR RESPONSABILITA’?

“Per quanto riguarda il mondo della sicurezza la situazione è piuttosto diversa rispetto all’Italia.  Qui in Australia il soggetto che ha maggiore responsabilità in questo campo non è infatti identificabile con una figura professionale ben precisa, come avviene in Italia, ma bensì con l’impresa stessa che realizza il lavoro. Ogni edificio deve essere progettato in modo da essere il più “sicuro” possibile e ciò molto prima della fase di cantiere, quando il costruttore prende in mano la situazione.  Tutto il design team (costituito dai vari professionisti coinvolti, quali architetti, ingeneri, ecc…) deve infatti realizzare un documento chiamato "Safety in Design", in cui si vada a dimostrare come in tutte le fasi della progettazione, ovvero dal Concept Design alla Construction Documentation, siano state prese tutte quelle precauzioni e provvedimenti per la realizzazione di un edificio sicuro, sia per chi deve costruirlo sia per chi dovrà viverci in futuro. In tale documento vengono per esempio individuate le zone del progetto che potrebbero essere pericolose e proposti dei provvedimenti da prendere, vengono consigliate sostanze e  tecniche costruttive che non mettano in pericolo la salute e la vita di coloro che devono realizzare l'edificio e di coloro che vi andranno a vivere in futuro, ecc. (il "Safety in Design" include infatti non solo l’aspetto prettamente di design dell’edificio, ma anche il suo uso una volta ultimato); tuttavia una volta che il cantiere ha inizio gli architetti ed il design team in generale non ha il compito di controllare che i provvedimenti suggeriti e che le norme di sicurezza  vengano rispettate, ma è la ditta di costruzioni stessa a doverlo fare. Detto questo, ciò non toglie che se un componente del design team o comunque un possessore della White Card si trovi in cantiere e veda accadere qualcosa di pericoloso o di anomalo egli non debba intervenire e fare un report dell'accaduto; nel caso in cui non lo facesse, infatti, sarebbe imputabile di negligenza e punibile dalla legge.”

QUINDI IL RUOLO DEL PROFESSIONISTA E’ “MARGINALE” RISPETTO ALLA FILIERA “SICUREZZA”?

“Rispetto che in Italia si. Il ruolo del professionista qui in Australia riguarda infatti prevalentemente l’ambito del design, mentre la responsabilità legale è prettamente delle imprese”.

IL RUOLO DELL’IMPRESA E LE RESPONSABILITA’ DERIVANTI DAL COMPORTAMENTO ANOMALO DEI SUOI DIPENDENTI?

Come precedentemente accennato, è l’impresa ad essere responsabile dal punto di vista legale per quanto riguarda il campo della sicurezza, dunque è nel suo interesse che tutto avvenga secondo le norme e che i dipendenti rispettino le misure di sicurezza, così da essere impeccabili nel caso in cui vengano eseguite delle “inspections” in cantiere. E’ l’impresa che ha dunque il compito di verificare che il cantiere venga mantenuto pulito ed ordinato, che non vi siano elementi che possano determinare situazioni di pericolo, che i dipendenti rispettino tutte le misure antinfortunistiche (dall’abbigliamento al comportamento), che i visitatori del cantiere siano tutte persone identificabili, autorizzate e che dispongano della White Card, ecc… e ciò viene eseguito generalmente in modo molto rigido.”

CHE COS’E’ LA WHITE CARD?

“La White Card è una tessera che viene rilasciata dopo aver terminato un corso relativo alla salute e sicurezza sul lavoro e che negli stati del NSW, Victoria, South Australia e Queensland rappresenta un documento indispensabile per poter accedere ai cantieri e per poter lavorare nel settore delle costruzioni.  Tutte le figure coinvolte nella fase di "construction" devono infatti possederla ed averla sempre con sè, per poterla esibire in caso di controlli in cantiere (non correndo così il rischio di dover pagare multe molto salate!) e per poter usufruire della copertura assicurativa, nel caso di incidente. Per ottenere la White Card bisogna effettuare un corso di un giorno chiamato “OH&S course” (“occupational health and safety course”) dove vengono trattati argomenti quali la sicurezza nel luogo di lavoro, di salute e come comportarsi in caso di incidente. Una volta terminato il corso ed aver passato un breve test, viene rilasciato il certificato di idoneità e la card stessa”.

UN MONDO VERAMENTE CAPOVOLTO RISPETTO A NOI, PER ULTIMO LA COSA PIU’ BELLA E QUELLA MENO BELLA DEL MONDO DELL’EDILIZIA IN AUSTRALIA?

“La cosa più bella, secondo il mio parere, è che qui in Australia la burocrazia esiste, è efficiente, ma al tempo stesso non è così complessa e talvolta estenuante come è in Italia.  Pur essendo solo un anno e mezzo che lavoro in Australia, sono rimasta molto colpita da come in questo paese si lasci molto più spazio ai fatti che alle parole.  Un progetto viene fatto, approvato e costruito, il tutto con puntualità ed in tempi relativamente brevi. In Italia si fanno molti splendidi progetti ogni anno, ma poi la maggior parte di essi resta sulla carta purtroppo, a causa dell’interminabile burocrazia, della mancanza di risorse, e di tante altre motivazioni che non sto qui ad elencare. Qui in Australia invece se si decide di fare un progetto lo si porta fino in fondo, donando agli architetti e a coloro che c’hanno lavorato e dedicato le loro energie e professionalità il piacere di vederlo realizzato…per davvero!

La cosa meno bella del mondo dell’edilizia in Australia, secondo me, è invece il livello di qualità un po' inferiore che si riscontra nelle opera costruite, dovuto a mio avviso ad una minore attenzione nei confronti dei dettagli costruttivi e nell’apprezzamento delle qualità dei materiali (cosa che nella cultura architettonica italiana invece è molto radicata), unita ad una certa ripetitività nella scelta dei sistemi costruttivi, causata prevalentemente dall’altissimo costo della manodopera locale che rende proibitive molte delle soluzioni presenti sul mercato”.

Nella foto di copertina, l'Arch. Pellegrini con l'Arch. Renzo Piano, durante un workshop a Parigi.

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