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Il distacco del lavoratore, disciplinato dall’art. 30 del D.Lgs. 276/03 e dal C.C.N.L. applicato è il fenomeno che si verifica quando il datore di lavoro (distaccante), per soddisfare un proprio interesse legato alla gestione dell’impresa, mette temporaneamente uno più lavoratori a disposizione di un altro soggetto (distaccatario) per l’esecuzione di una determinata attività lavorativa.

Il DDL rimane responsabile del trattamento economico e normativo del lavoratore.

Occorre considerare che:

• il distacco che comporti un mutamento di mansioni deve avvenire con il consenso del lavoratore;

• il distacco che comporti un trasferimento a più di 50 km può avvenire solo per provate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive.

I requisiti della legittimità del distacco (art. 30 D.Lgs. 276/03, Circolare 3/2004 e risposta ad Interpello 1/2011) sono:

• l’interesse del distaccante che deve essere specifico, rilevante, concreto e persistente da accertare caso per caso in base alla natura dell’attività espletata (Circolare n. 28/05 del Ministero del Lavoro) che non può coincidere con l’interesse lucrativo relativo alla mera somministrazione di lavoro;

• la temporaneità del distacco;

• lo svolgimento di una determinata attività lavorativa in quanto il lavoratore distaccato deve essere adibito ad attività specifiche e funzionali a soddisfare l’interesse del proprio distaccante.

Gli obblighi di prevenzione e protezione sono in carico al distaccatario, fatto salvo l’obbligo a carico del distaccante di informare e formare il lavoratore sui rischi specifici.

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