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Ancora una volta analizziamo lo scontro tra Datore di lavoro e Cassazione tramite il commento alla sentenza n. 46407/2018; appare ormai chiaro il netto confine tra mancanze del DdL rispetto ad un eventuale comportamento abnorme.

IL FATTO

Era stata riconosciuta colpevole, in Primo e Secondo Grado di giudizio, del reato di lesioni personali gravi la datrice di lavoro dell’operatore infortunatosi dopo essere precipitato da un trabattello.

omesso le cautele necessarie ad evitare cadute dall’alto, per non avere fornito al lavoratore parapetti di protezione e cinture di sicurezza o altri mezzi di protezione, non fornendo altresì allo stesso idonea formazione ed addestramento per utilizzare correttamente e in sicurezza lo strumento di lavoro

Il trabattello non era in dotazione all’impresa e risultava mancante una adeguata formazione verso i dipendenti proprio sull’uso di tale apprestamento, oltre ad una vigilanza sulle operazioni che gli stessi lavoratori andavano a realizzare.

Inoltre il piano di calpestio su cui andava a posizionarsi il trabattello risultava instabile e lo stesso apprestamento non era stato montato secondo quanto previsto dal libretto, lasciando un lato senza l’obbligatorio parapetto ed originando da esso la caduta del lavoratore a causa forse dello scostamento dell’apprestamento dalla parete.

Il Tribunale prima e la Corte d’Appello dopo ritenevano che non vi fosse nel comportamento del lavoratore un grado di imperizia o disattenzione tale da interrompere le responsabilità ascrivibili alle mancanze della datrice di lavoro.

RICORSO

La datrice di lavoro proponeva ricorso:

sarebbe risultata vana qualsiasi attività di vigilanza a dronte della condotta disattenta del lavoratore

valutato che:

  • la ricostruzione del lavoratore infortunato si scontrava con quanto indicato da uno dei teste;
  • le argomentazioni sulla presunta instabilità del piano di calpestio su cui operava il trabattello erano da considerarsi “apparenti e congetturali”.

DIRITTO

I precedenti gradi di giudizio hanno correttamente evidenziato come il lavoratore stava svolgendo un’attività lavorativa con un apprestamento fornito dalla Ditta committente l’opera, palesemente inadeguato, instabile e senza parte delle protezioni perimetrali anticaduta e altri mezzi di fissaggio.

La caduta si era originata da un inadeguato bloccaggio delle ruote a terra dell’impalcatura mobile con l’aggravante della mancata formazione del lavoratore e della vigilanza in capo al DdL secondo la normativa. Quest’ultimo aveva ottenuto una liberatoria dai propri dipendenti per la dotazione di strumenti antinfortunistici con esclusione di obblighi di sicurezza a suo carico

i quali non si arrestano alla acquisizione dei presidi volti ad assicurare la protezione dei singoli dipendenti ma, come prescrive la disposizione normativa richiamata nel capo di imputazione, impongono la vigilanza sulla loro integrale e corretta utilizzazione, in quanto il datore di lavoro non deve solo predisporre le idonee misure di sicurezza ed impartire le direttive da seguire a tale scopo ma anche e soprattutto controllarne costantemente il rispetto da parte dei lavoratori, di guisa che sia evitata la superficiale tentazione di trascurarle

Relativamente al motivo del ricorso inerente il comportamento abnorme del lavoratore:

La Suprema Corte ha precisato che è abnorme soltanto il comportamento del lavoratore che, per la sua stranezza ed imprevedibilità, si ponga al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte dei soggetti preposti all’applicazione della misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro, e che tale non è il comportamento del lavoratore che abbia compiuto un’operazione comunque rientrante, nel segmento di lavoro attribuitogli 

Il ricorso viene dunque rigettato con condanna della ricorrente al pagamento delle spese.

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