culpa in eligendo del committente
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Analizziamo la sentenza 32228/2018 originata dall’infortunio mortale di un lavoratore autonomo tuttofare incaricato dal committente di interventi su una ringhiera. La culpa in eligendo del committente vale anche in questo caso?. Qual è la perimetrazione delle responsabilità dello stesso committente?.

IL FATTO

La Corte di Appello di Messina confermava la sentenza di condanna nei confronti di un committente che aveva affidato ad un lavoratore autonomo tuttofare interventi di manutenzione dell’immobile di sua proprietà comprensivi della sostituzione di ringhiera esterna del balcone. Al momento dell’intervento proprio su quest’ultima, in concomitanza dell’asportazione del corrimano, a causa del cedimento di uno degli ancoraggi si innescava la caduta della stessa ringhiera verso l’esterno che provocava a sua volta la caduta del tuttofare. Il lavoratore autonomo decedeva all’istante a causa dei gravissimi traumi riportati.

https://youtu.be/D_dQzCNU57k

culpa in eligendo del committente - CONDANNA

Il committente dell’intervento veniva condannato per omicidio colposo per le seguenti violazioni:

  • art. 32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”;
  • art. 2087 c.c. “L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”;
  • art. 1 comma 1 della Legge 833/1978;
  • art. 7 D.Lgs. 626/94;
  • art. 26 D.Lgs. 81/2008.

"1)Il datore di lavoro, in caso di affidamento di lavori, servizi e forniture all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima, sempre che abbia la disponibilità giuridica dei luoghi in cui si svolge l’appalto o la prestazione di lavoro autonomo:

a) verifica, con le modalità previste dal decreto di cui all’articolo 6, comma 8, lettera g), l’idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai lavori, ai servizi e alle forniture da affidare in appalto o mediante contratto d’opera o di somministrazione. Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui al periodo che precede, la verifica è eseguita attraverso le seguenti modalità:

1) acquisizione del certificato di iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato;

2) acquisizione dell’autocertificazione dell’impresa appaltatrice o dei lavoratori autonomi del possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale, ai sensi dell’articolo 47 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445;

b) fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività. 2. Nell’ipotesi di cui al comma 1, i datori di lavoro, ivi compresi i subappaltatori: 

a) cooperano all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto;

b) coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva.”

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MOTIVI DEL RICORSO IN CASSAZIONE

Il committente degli interventi ricorre in Cassazione presentando le seguenti motivazioni:

1.  La sentenza della Corte d’Appello presenterebbe vizio giuridico per l’applicazione non corretta “delle norme che regolano l'estensione al committente, che non abbia verificato le capacità tecniche del lavoratore autonomo, della posizione di garanzia e del principio di tutela del lavoratore subordinato” (cit.).

La posizione di garanzia estesa al lavoratore autonomo tale da considerarlo subordinato, lo sarebbe solo nel caso che il lavoro fosse “palesemente pericoloso” (cit.) con mezzi dotati dal committente che va ad operare tramite dirette ingerenze come vero e proprio direttore dei lavori. Il lavoratore autonomo si troverebbe ad operare con una “sfera di autonomia tecnica, entro la quale può/deve pretendere una non ingerenza del committente - al soggetto committente, rispetto ad un lavoratore autonomo, non compete un generale principio di tutela e, soprattutto, sarebbe attribuibile un obbligo d'informazione sullo stato dei luoghi ove dovranno essere svolti detti lavori, oggetto del contratto di lavoro autonomo, ma non certo di formazione” (cit.)”.

Il committente in questo caso avrebbe adempiuto alla corretta informazione tramite il sopralluogo in cui sono state affrontate le lavorazioni necessarie a completare l’intervento e lo stato dei luoghi. L’oggetto del lavoro, così come posto in evidenza da alcuni teste, non riguardava la sostituzione della ringhiera ma la manutenzione e il suo rafforzamento con staffe. L’oggetto del contratto era stato dunque tralasciato in sentenza ma solo con il suo corretto inquadramento si poteva giungere all’affermazione della responsabilità.

2.  Il lavoro non poteva definirsi in quota nella considerazione che non era stata richiesta la sostituzione della ringhiera e che il tuttofare avrebbe lavorato dall’interno del balcone, così come acclarato anche da alcuni testimoni.

culpa in eligendo del committente - LA SENTENZA

Relativamente alla prima doglianza, la Suprema Corte sottolinea come il committente sia ricorso in Cassazione con le medesime motivazioni già presentate in Corte d’Appello; quest’ultime sono state correttamente esaminate e disattese “con motivazione del tutto coerente e adeguata” (cit.).

Passando ai contenuti tecnici, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito che è titolare di una posizione di garanzia il committente che affida lavori edili in economia ad un lavoratore autonomo di cui non è stata verificata la professionalità:

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