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Il requisito dell’iscrizione ad un Ordine o collegio Professionale in merito alla possibilità di esercizio del ruolo di Coordinatore Sicurezza in cantiere è stato nel corso degli anni oggetto di numerosi equivoci.

L’obbligo non è mai stato presente all’interno delle normative di riferimento a partire dal D.Lgs. 494/96 che all’art. 10 “Requisiti professionali del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l'esecuzione dei lavori” recitava:

“1. Il coordinatore per la progettazione e il coordinatore per l'esecuzione dei lavori devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

a) diploma di laurea in ingegneria o architettura nonché attestazione da parte di datori di lavoro o committenti comprovante l'espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni per almeno un anno;

b) diploma universitario in ingegneria o architettura nonché attestazione da parte di datori di lavoro o committenti comprovante l'espletamento di attività lavorative nel settore delle costruzioni per almeno due anni;

c) diploma di geometra o perito industriale, nonché attestazione da parte di datori di lavoro o committenti comprovante l'espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni per almeno tre anni.”

Il passaggio veniva successivamente ampliato dall’art. 9 del D.Lgs. 528/99:

“1. All'articolo 10 del decreto legislativo n. 494 del 1996 sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

"a) diploma di laurea in ingegneria, architettura, geologia, scienze agrarie o scienze forestali, nonché attestazione da parte di datori di lavoro o committenti comprovante l'espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni per almeno un anno;"

b) al comma 1, la lettera c) è sostituita dalla seguente:

"c) diploma di geometra o perito industriale o perito agrario o agrotecnico nonché attestazione da parte di datori di lavoro o committenti comprovante l'espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni per almeno tre anni."

Il limite dell’iscrizione ad Ordini o Collegi Professionali era riferito all’epoca, come spartiacque per l’effettiva dimostrazione dell’attestazione da parte di datori di lavoro o committenti comprovante l'espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni; tale criterio è stato poi chiarito nel corso degli anni soprattutto per i Professionisti Diplomati che potevano considerare anche le esperienze svolte nel tirocinio come anni effettivi di espletamento dell’attività lavorativa.

La pubblicazione del Testo Unico D.Lgs. 81/2008 ha dettagliato altresì nello specifico quali tipologie di Lauree possono essere valide al fine del conseguimento dell’abilitazione quale Coordinatore per la Sicurezza in cantiere, così come dettagliato all’interno del link sottostante:

LAUREA O DIPLOMA – TITOLI DI STUDIO DI CUI ALL’ART.98 DEL D.LGS. 81/08

Chiarito quindi quali sono i titoli di studio e le “esperienze” da dimostrare al fine di poter intraprendere il percorso come Coordinatore per la Sicurezza in cantiere e che non vi è mai stato alcun obbligo normativo per l’iscrizione del Professionista a Ordini o Collegi Professionali, analizziamo ora la posizione di tutti quei Professionisti che, pur avendo conseguito un titolo di studio idoneo all’abilitazione come Coordinatore per la Sicurezza in cantiere, corso abilitante e opportuna esperienza professionale, si trovano ad esercitare tale ruolo in regime contributivo extra Casse di previdenza professionali.

Al fine di poter giungere a conclusioni opportune è bene analizzare una sintesi delle maggiori sentenze in cui sia la Corte Costituzionale che la Corte di Cassazione si sono espresse su questo tema.

Con la sentenza n. 402/1991 la Corte Costituzionale ha chiarito quale fosse la definizione di ESERCIZIO PROFESSIONALE intendendo con tale termine “anche la prestazione di attività riconducibili, per la loro intrinseca connessione, ai contenuti dell’attività propria della libera professione” con “connessione fra l’attività e le conoscenze professionali, ossia la base culturale su cui l’attività stessa si fonda.”

Questo passaggio è stato più volte richiamato dalle sentenze della Corte di Cassazione che si sono susseguite nel corso del tempo, a partire dalla sentenza n. 14684/2012 in cui è stato modificato il precedente orientamento in merito all’interpretazione dei redditi conseguito da un libero professionista relativamente a tipologie di attività “non riservate” e conseguente contribuzione previdenziale.

Si tratta spesso di redditi conseguiti “in aggiunta” alla prestazione professionale vera e propria, con i casi in questione in cui lnarcassa (Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti) ricorreva contro propri iscritti per redditi conseguiti la cui contribuzione previdenziale veniva gestita esternamente ad essa.

Per i casi di cui alla sentenza della Cassazione n. 14684/2012 e n. 5827/2013 si parte comunque da una casistica in cui il Professionista è iscritto al relativo Ordine/Collegio e quindi parallela posizione previdenziale, ma risultano importanti alcuni dei passaggi interni alle sentenze richiamate, che potrebbero essere fondamentali per eventuali futuri casi in analisi, anche in merito al caso in cui di fronte alla Cassazione possa pervenire la casistica in ipotesi in questa analisi, libero professionista non iscritto ad Ordini o Collegi Professionali, ma esercitante attività riconducibili a tali professioni (es. Coordinatore per la Sicurezza in cantiere).

La Cassazione infatti amplia il concetto di esercizio della professione come di seguito riportato:

“- il concetto di "esercizio della professione" va interpretato non in senso statico e rigoroso, bensì tenendo conto dell'evoluzione subita nel mondo contemporaneo (rispetto agli anni a cui risale la normativa di "sistema" dettata per le varie libere professioni) dalle specifiche competenze e dalle cognizioni tecniche libero professionali;

 – ciò ha comportato la progressiva estensione dell'ambito proprio dell'attività professionale, con occupazione, da parte delle professioni, di tutta una serie di spazi inesistenti nel quadro tipico iniziale e, specificamente, per la professione di ingegnere, l'assunzione di connotazioni ben più ampie e di applicazioni diversificate rispetto a quelle originariamente previste, cosicché deve ritenervisi ricompreso, oltre all'espletamento delle prestazioni tipicamente professionali (ossia delle attività riservate agli iscritti negli appositi albi), anche l'esercizio di attività che, pur non professionalmente tipiche, presentino, tuttavia un "nesso" con l'attività professionale strettamente intesa, in quanto richiedono le stesse competenze tecniche di cui il professionista ordinariamente si avvale nell'esercizio dell'attività professionale e nel cui svolgimento, quindi, mette a frutto (anche) la specifica cultura che gli deriva dalla formazione tipologicamente propria della sua professione;

 – ne discende l'esclusione della sussistenza dell'obbligo contributivo solamente nel caso in cui non sia, in concreto, ravvisabile una connessione tra l'attività svolta e le conoscenze tipiche del professionista, in linea con quanto suggerito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 402 del 1991 (resa a proposito del contributo integrativo dovuto dagli avvocati e procuratori), laddove è stato affermato che il prelievo contributivo in parola è collegato all'esercizio professionale e che per tale deve intendersi anche la prestazione di attività riconducibili, per loro intrinseca connessione, ai contenuti dell'attività propria della libera professione, vale a dire le prestazioni contigue, per ragioni di affinità, a quelle libero professionali in senso stretto, rimanendone escluse solamente quelle che con queste non hanno nulla in comune;”

In sintesi quindi, sebbene sia consentito al libero professionista di abilitarsi ed esercitare il ruolo di Coordinatore per la Sicurezza in cantiere coi dettami previsti dal T.U. D.Lgs. 81/2008, senza obbligo alcuno di iscrizione ad un Ordine o Collegio professionale, nel caso in cui lo stesso:

-stia iniziando la sua attività professionale senza l’iscrizione a Ordini o Collegi;

-stia valutando la prosecuzione della sua attività professionale con l’abbandono dell’iscrizione al proprio Ordine o Collegio;

dovrà attentamente valutare da un punto di vista previdenziale quali conseguenze potrebbe comportare l’ottenimento di redditi da lavoro che siano comunque riconducibili al concetto di esercizio della professione richiamato sopra e che potrebbero quindi comportare l’obbligo di trattamento previdenziale comunque riconducibile alla propria Cassa di previdenza professionale.

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