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Il ricorso in Cassazione di un coordinatore sicurezza in fase di esecuzione rispetto ala condanna inflitta in primo grado e dalla Corte d’Appello, permette alla Suprema Corte di ritornare sull’argomento alta vigilanza del CSE e vigilanza del Datore di Lavoro. Analizziamo la Sentenza n. 34869/2017 Cassazione Penale Sez. IV.

IL FATTO

Durante le operazioni inerenti lo smontaggio di pannellature in truciolato un operaio, posto sopra un tra battello su ruote, riportava lesioni a seguito di infortunio; veniva condannato il Primo Grado ed in Appello il Coordinatore Sicurezza per lesioni colpose gravi derivate da:

-omessa verifica del POS della Ditta per cui operava il lavoratore;

-mancava valutazione dei rischi della lavorazione e dell’utilizzo del tra battello, anche all’interno del PSC.

L’impresa esecutrice aveva infatti omesso di indicare all’interno del POS i rischi legati alla lavorazione e non aveva provveduto alla specifica formazione del dipendente in merito all’utilizzo del trabattello.

Questo quanto valutato dal primo giudice e confermato in Corte d’Appello, escludendo il comportamento abnorme del lavoratore nella considerazione che risultava:

* primo di formazione e di esperienza;

* privo di istruzioni sulle modalità di lavoro.

Il ricorso proposto in Cassazione da parte del Coordinatore Sicurezza si è basato sulle seguenti motivazioni tecniche:

1. non spetta al coordinatore sicurezza il compito di vigilare sull’operato dei lavoratori ma  il Professionista ha il compito di coordinare le attività delle diverse imprese in ragione delle interferenze tra le lavorazioni;

2. gli operai hanno agito in via eccezionale e del tutto imprevedibile;

3. PSC e POS non avevano necessità di ulteriori integrazioni visto che risultavano essere “esaustivi e completi” prevedendo al loro interno rischi di caduta dall’alto. All’interno del POS, analogamente ai contenuti presenti anche nel PSC, era analizzato infatti l’utilizzo delle attrezzature effettivamente poste in opera, con il divieto di spostamento della scala nel caso in cui il lavoratore si fosse trovato sulla stessa e la previsione di utilizzo dell’imbracatura. Tali prescrizioni presenti in entrambi i documenti non erano state rispettate e che comunque la vigilanza su tali obblighi era in capo al Datore di Lavoro e non al Coordinatore Sicurezza.

4. la figura del preposto non era stata individuata all’interno del cantiere, così come sottoscritto anche a seguito della verifica degli Organi Ispettivi.

5. non può essere assimilata la posizione di garanzia del Coordinatore Sicurezza a quella del Datore di Lavoro (e Preposto).

DIRITTO

La Cassazione accoglie il ricorso presentato dal Coordinatore Sicurezza principalmente per i motivi di cui al punto 1,4,5 del paragrafo precedente, anche se la Cassazione sottolinea come tutta la motivazione delle sentenze si basa sulle criticità rilevate al Coordinatore Sicurezza in termini di:

+omessa verifica (adeguamento) del POS rispetto al PSC;

+omessa vigilanza sulla lavorazione in questione.

La Cassazione inquadra le criticità delle precedenti sentenze richiamando la posizione di garanzia e i compiti della figura del Coordinatore Sicurezza; non vi è rilievo nelle sentenze di una presenza di rischio interferenziale che abbia originato l’infortunio.

Sia nel giudizio di primo grado, sia in Corte d’Appello, i giudici si sono soffermati in un “unico specifico segmento della lavorazione, in cui risultavano impegnati esclusivamente i lavoratori di una ditta edile…. senza minimamente addentrarsi sulla esigenza della gestione di un rischio derivante dalla coesistenza di due o più imprese nello stesso cantiere di lavoro” (cit.)

Risulta quindi errato attribuire al coordinatore sicurezza “un controllo e un intervento sulla corretta predisposizione e utilizzazione di uno strumento di lavoro, quale è una scala dotata di ruote, nonché sulla verifica della adeguata formazione e informazione delle maestranze sulle metodiche di lavoro, poiché in tale modo si opera una indebita sovrapposizione di distinti piani operativi, confondendo la posizione di garanzia del coordinatore per la sicurezza nella esecuzione con quella del datore di lavoro” (cit.).

Indicati all’art. 92 del D.Lgs. 81/2008 e richiamati dalla Cassazione come segue:

a) nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento, nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia della incolumità dei lavoratori;

b) nella verifica della idoneità del POS e nella assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e coordinamento;

c) nell'adeguamento nei piani in relazione alla evoluzione dei lavori e alle eventuali modifiche intervenute, verificando altresì, che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi POS (sez.IV, 12.6.2013, Lorenzi ed altro, Rv. 257167).

Non può essere dunque generata promiscuità o confusione tra i compiti del coordinatore sicurezza rispetto a quelli del Datore di Lavoro (e Preposto) e del Committente.

Essendo l’infortunio occorso durante un segmento di lavorazione che escludeva interferenze con altri soggetti esecutori, richiamato il concetto di alta vigilanza del coordinatore sicurezza e gli obblighi del Datore di Lavoro, la Cassazione annulla la sentenza impugnata.

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