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Analizziamo la sentenza n. 1878/2018 della Sezione IV della Corte di Cassazione, dove si affronta l’infortunio occorso ad un lavoratore di un’impresa esecutrice e relativa condanna del datore di lavoro dell’impresa affidataria.

IL FATTO

A seguito di un infortunio mortale occorso ad un lavoratore caduto nel vuoto tramite un’apertura non protetta, durante lavori di fissaggio di alcune tubazioni, veniva condannato in primo grado e dalla Corte di Appello il datore di lavoro dell’impresa affidataria che stava facendo effettuare le opere da altra impresa esecutrice, di cui l’operaio deceduto era dipendente.

Il datore di lavoro veniva condannato per il reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche contestando allo stesso:

1.mancata valutazione dei rischi in merito alla specifica lavorazione ai sensi del D.Lgs. 81/2008 art. 96 comma 1 lett. G):

“1. I datori di lavoro delle imprese affidatarie e delle imprese esecutrici, anche nel caso in cui nel cantiere operi una unica impresa, anche familiare o con meno di dieci addetti:

g) redigono il piano operativo di sicurezza di cui all’articolo 89, comma 1, lettera h)”

2. mancata verifica delle condizioni di sicurezza dei lavori affidati ai sensi del D.Lgs. 81/2008 art. 97 “Obblighi del datore di lavoro dell’impresa affidataria”:

  1. Il datore di lavoro dell’impresa affidataria verifica le condizioni di sicurezza dei lavori affidati e l’applicazione delle disposizioni e delle prescrizioni del piano di sicurezza e coordinamento.

2. Gli obblighi derivanti dall’articolo 26, fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 96, comma 2, sono riferiti anche al datore di lavoro dell’impresa affidataria. Per la verifica dell’idoneità tecnico professionale si fa riferimento alle modalità di cui all’ALLEGATO XVII.

3. Il datore di lavoro dell’impresa affidataria deve, inoltre:

a) coordinare gli interventi di cui agli articoli 95 e 96;

b) verificare la congruenza dei piani operativi di sicurezza (POS) delle imprese esecutrici rispetto al proprio, prima della trasmissione dei suddetti piani operativi di sicurezza al coordinatore per l’esecuzione.

3-bis. In relazione ai lavori affidati in subappalto, ove gli apprestamenti, gli impianti e le altre attività di cui al punto 4 dell’allegato XV siano effettuati dalle imprese esecutrici, l’impresa affidataria corrisponde ad esse senza alcun ribasso i relativi oneri della sicurezza.

3-ter) Per lo svolgimento delle attività di cui al presente articolo, il datore di lavoro dell’impresa affidataria, i dirigenti e i preposti devono essere in possesso di adeguata formazione.”  

Era stato verificato in Appello come il lavoratore infortunato non avesse tenuto comportamenti abnormi rispetto alle operazioni da eseguire e che all’interno del POS (Piano Operativo di Sicurezza) era assente la valutazione del rischio per la lavorazione in cui si è originato l’infortunio.

Il datore di lavoro condannato ricorre in Cassazione lamentando come il lavoratore aveva comunque tenuto un comportamento imprudente ed era stato ritenuto irrilevante ma senza spiegazione di dettaglio, l’aspetto relativo al fatto che l’area da cui l’operaio era caduto non era quella in cui lo stesso doveva lavorare.

Nel merito del primo motivo (comportamento imprudente) il datore di lavoro non spiegava puntualmente se il comportamento anomalo del lavoratore era riferito al fatto che lo stesso aveva scavalcato volontariamente delle barriere che confinavano la zona di lavoro dall’area “di caduta” e/o al mancato uso della cintura di sicurezza, la cui operatività era indicata all’interno del POS.

DIRITTO

La Cassazione nell’analizzare le motivazioni presentate dal datore di lavoro, evidenzia come le stesse siano state già ampiamente risolte in Corte d’Appello; è stata infatti individuata:

-causa dell’evento;

-carenza di prevenzione antinfortunistica (area di lavoro interessata da una zona con rischio caduta nel vuoto);

-assenza di valutazione del rischio specifico nel POS;

-assenza di comportamento imprudente dell’infortunato.

Al fine di verificare la corretta realizzazione del lavoro di posa tubazioni, l’operatore infortunato si era recato al di sopra del soppalco che aveva un’apertura sul piano di calpestio, non protetta; questa, secondo la Corte d’Appello, rappresentava un “concreto pericolo”.

La Cassazione ritiene che la sentenza emessa sia in linea con la normativa inerente definizioni e compiti dell’impresa affidataria il cui datore di lavoro, contrariamente a quanto avvenuto nel caso di specie “è tenuto a verificare l'idoneità tecnico professionale delle imprese subappaltatrici e dei lavoratori autonomi, con le modalità di cui all'Allegato XVII del D.Leg.vo 81/2008 e a fornire agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici del cantiere e sulle misure di prevenzione e protezione, nonché a coordinare gli interventi di prevenzione e protezione, cooperando alla loro applicazione e verificando le condizioni di sicurezza dei lavori ad essa affidati” (cit.).

Il datore di lavoro dell’impresa affidataria “aveva assunto la posizione di garanzia con riguardo ai rischi di tutti gli operai che per motivi di lavoro accedevano al cantiere, non avendo rilievo la esistenza o meno di uno specifico rapporto tra l'infortunato ed il singolo titolare della suddetta posizione (principio affermato, nella specie, con riguardo alla ritenuta responsabilità del titolare di una ditta individuale il quale, incaricato dell'esecuzione di uno scavo in un cantiere nel quale lavoravano anche altre imprese, non aveva adottato le prescritte norme di sicurezza, per cui si era prodotto il franamento di una parete di detto scavo, con conseguente morte di un operaio che ne era stato investito, v. Sez. 4, n. 16346 del 19/12/2007- dep. 2008-, Caramia, Rv. 239578)” (cit.).

La Cassazione rigetta dunque il ricorso del datore di lavoro.

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