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Analizziamo la sentenza 22096/2019 in cui viene affrontato il ricorso di proprietario inquadrato come committente che aveva fatto intervenire un’impresa esecutrice per riparazioni inerenti una struttura pubblicitaria di proprietà diversa. La Cassazione ci ricorda quali sono gli obblighi di un committente e chi deve essere inquadrato come tale tra proprietario e conduttore.

IL FATTO

Veniva confermata dalla Corte di Appello di Napoli la condanna del committente di lavori di rifacimento della copertura di un capannone adibito a vivaio, per il reato di omicidio colposo per aver provocato la morte di un lavoratore dipendente dell’impresa esecutrice.

L’imputato risultava essere l’unico proprietario e detentore della suddetta tettoia da cui era caduto da un’altezza di mt. 8 il lavoratore a causa dello sfondamento di una parte di essa. Il Committente non aveva verificato in via preventiva l’idoneità TP dell’impresa esecutrice.

RICORSO DEL COMMITTENTE

Il condannato presenta ricorso in Cassazione sottolineando come la Corte d’Appello avesse “posto in equivalenza la qualità di proprietario e quella di conduttore fondando l’addebito su una sorta di ammantata responsabilità oggettiva”. 

Il condannato sottolinea come al di sopra della copertura era presente un tabellone pubblicitario locato ad una Società terza che pagava il canone di occupazione della copertura; il Collegio aveva erroneamente escluso che l’area di copertura del capannone fosse stata data in locazione.

Inoltre la Corte d’appello ha erroneamente affermato che il condannato rivestiva il ruolo di committente, solo attraverso le dichiarazioni di altro coimputato, “omettendo di verificare la sussistenza di riscontri estrinseci” (cit.)

Non si comprende perché la Corte d’appello abbia ritenuto i lavori che hanno originato il sinistro (siliconatura dei fori di allocazione delle staffe di sostegno del tabellone pubblicitario) fossero commissionati dal ricorrente piuttosto che dalla Società terza che aveva affittato la stessa copertura.

DIRITTO

Come chiarito dalla Corte d’Appello, la società terza era proprietaria solo del tabellone pubblicitario installato sul tetto del vivaio e che il contratto di locazione dello stesso riguardava solo la porzione di tetto ove insisteva il tabellone, di proprietà del ricorrente.

La Corte di Appello, richiamando le dichiarazioni del coimputato ha fatto espresso riferimento alle concordanti indicazioni rivenienti dalle propalazioni dei testimoni E. e M. che hanno riferito come proprio il ricorrente aveva invano contattato la Società terza per lamentarsi di infiltrazioni di acqua provenienti dal punto in cui insisteva il tabellone.

Inoltre l’Appello ha insindacabilmente evidenziato come lo stesso condannato avesse indirizzato l’operaio (poi infortunato mortalmente) sulla copertura, senza preventivamente sincerarsi se lo stesso fosse attrezzato per lavori in quota non informando lo stesso lavoratore sui rischi relativi alla cedibilità della copertura.

 Sez. 3, n. 2329 del 20/01/1992, Stravato ed altri, Rv. 18917301

il committente di lavori dati in appalto deve adeguare la sua condotta a due fondamentali regole di diligenza e prudenza:

  1. a) scegliere l’appaltatore e più in genere il soggetto al quale affida l’incarico, accertando che la persona, alla quale si rivolge, sia non soltanto munita dei titoli di idoneità prescritti dalla legge, ma anche della capacità tecnica e professionale, proporzionata al tipo astratto di attività commissionata ed alle concrete modalità di espletamento della stessa;
  2. b) non ingerirsi nella esecuzione dei lavori

 Sez. 3, n. 35185 del 26/04/2016, Marangio, Rv. 26774401

il committente ha l’obbligo di verificare l’idoneità tecnico-professionale dell’Impresa e dei lavoratori autonomi prescelti in relazione anche alla pericolosità dei lavori affidati. In applicazione del richiamato principio è stata ritenuta la responsabilità dei committenti, in relazione alla morte di un lavoratore edile precipitato al suolo dall’alto della copertura di un fabbricato; ciò in quanto, pur in presenza di una situazione oggettivamente pericolosa, i committenti si erano rivolti ad un artigiano, ben sapendo che questi non era dotato di una struttura organizzativa di impresa che gli consentisse di lavorare in sicurezza

CONCLUSIONI

La Cassazione rigetta dunque il ricorso del Committente; pur con la consapevolezza che l’intervento in copertura si era reso necessario per un problema originato da una struttura sovrastante posizionata su uno spazio appositamente locato, la scelta del proprietario dell’intera copertura di far intervenire un’impresa esecutrice, lo inquadra come committente dell’opera che è risultato inadempiente sul tema della verifica dell’idoneità TP e della corretta informazione sullo stato dei luoghi.

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