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Analizziamo la sentenza 1683/2020 Sez IV  in cui viene affrontato il ricorso in Cassazione di un Preposto a seguito di un infortunio originato da una prassi contra legem. In quale modo deve procedere il Preposto a tutela e testimonianza del suo corretto agire in base a quanto prevede la normativa?

IL FATTO

La Corte di Appello di Brescia confermava la sentenza di Primo Grado in cui venivano condannati CE e BG nelle loro qualità di Dirigente e Preposto alla pena di mesi cinque e tre di reclusione per cooperazione colposa in occasione dell’infortunio occorso ad un lavoratore che stava movimentando degli apprestamenti al di sopra del cassone di un mezzo, unitamente ad altro collega che era addetto alla movimentazione del braccio gru in dotazione al mezzo.

L’origine dell’infortunio derivava da un anomalo movimento improvviso del materiale sollevato, che non era stato imbracato secondo quanto previsto dal produttore.

Il DdL era stato condannato in Primo Grado con colpa generica e specifica per non aver richiesto al lavoratore infortunato di imbracare il materiale secondo i dettami tecnici di cui al libretto del produttore.

Il Preposto era stato condannato per omessa vigilanza sull’operato dei lavoratori in cantiere e sul rispetto delle procedure aziendali previste nel POS e, nello specifico, proprio perché non esigeva l’imbraco del materiale realizzato nel rispetto del richiamato libretto del produttore.

In sede dibattimentale l’operaio infortunato aveva evidenziato:

– la sua formazione rispetto all’utilizzo della gru, sull’impiego del materiale (sollevato) e in generale sulla sicurezza dei cantieri;

– che la procedura utilizzata nel caso di specie, era la stessa fatta in altre occasioni e che aveva ricevuto solo delle generiche informazioni da parte del DdL e del Preposto su come movimentare detto materiale; tale operazione avveniva tramite l’utilizzo di fasce che però non erano assolutamente previste nel manuale del produttore ma erano tollerate dal Preposto tant’è che nessuna nota o osservazione era mai stata fatta all’operaio poi infortunatosi;

Si apprendeva inoltre che il Preposto aveva partecipato ad uno specifico corso sulla movimentazione dei materiali solo dopo l’avvenuto infortunio in cantiere.

MOTIVI DEL RICORSO DEL PREPOSTO

Il Preposto proponeva ricorso in Cassazione con i seguenti motivi:

  1. Doveva essere stabilito se era stato proprio l’uso delle fasce a generare il grave infortunio e non il discrimine tra l’utilizzo dei ganci (previsti dal manuale) rispetto proprio alle fasce. La Corte ha considerato attendibile la testimonianza dei due operai rispetto al consueto uso delle fasce in queste operazioni, ma non ha considerato altrettanto attendibile il proseguo delle testimonianze in cui i teste ammettevano il fatto di aver deciso autonomamente su come assicurare il carico prima della movimentazione.
  2. Vizio di motivazione con riferimento al nesso di casualità nella colpa sotto i profili di concretizzazione del rischio e dell’evitabilità dell’evento.

CASSAZIONE PREPOSTO: DIRITTO

La Cassazione evidenzia come sul Datore di Lavoro grava

l’obbligo di valutare tutti i rischi connessi alle attività lavorative e attraverso tale adempimento pervenire alla individuazione delle misure cautelari necessarie e quindi alla loro adozione, non mancando di assicurarsi l’osservanza di tali misure da parte dei lavoratori

Nei processi aziendali complessi il datore di lavoro attua la richiamata vigilanza attraverso del figure aziendali del:

Dirigente, che attua le direttive del DdL organizzando l’attività lavorativa e vigilando sulla stessa;

Preposto, che sovrintende alle lavorazioni esercitando un funzionale potere di iniziativa.

il datore di lavoro deve controllare che il preposto, nell’esercizio dei compiti di vigilanza affidatigli,

si attenga alle disposizioni di legge e a quelle, eventualmente in aggiunta, impartitegli

Quindi nel caso in cui, durante le lavorazioni, siano messe in atto procedure che vadano a scontrarsi contro la Legge e che siano tollerate dal Preposto, qualora le stesse siano origine di infortunio, la condotta del Datore di Lavoro integra il reato di omicidio colposo o di lesioni colpose, aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche.

Trai i vari argomenti la Corte di merito ha stabilito che:

  • il manuale d’uso del materiale non prevedeva la sua movimentazione con fasce ma solo con ganci certificati CE e collaudati per quella tipologia di peso, che dovevano essere ispezionati a cadenze prestabilite;
  • l’ammissione dell’operaio infortunato rispetto alle osservazioni verbali sull’utilizzo delle fasce che aveva fatto il Preposto anche nei lavori passati, si scontrava con l’assenza di dette osservazioni all’interno dei procedimenti disciplinari dell’Azienda;

il preposto, nell’esercizio dei compiti di vigilanza affidatigli, non si era attenuto alle disposizioni di legge,

tollerando una prassi particolarmente pericolosa per gli addetti e suggerita dalla società, non predisponendo

le opportune precauzioni per scongiurarne l’utilizzo nonché non sorvegliando l’operato dei dipendenti.

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