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L’infortunio mortale per una caduta da un ponteggio installato senza il rispetto dei requisiti normativi pone l’attenzione sulle responsabilità in merito alla sicurezza sul lavoro, all’interno di una impresa costituita come S.r.l.

La Cassazione con sentenza n. 40702/2017 (sez. IV) ricorda quali sono le responsabilità e chi è il datore di lavoro responsabile all’interno delle società.

IL FATTO

Venivano condannati  del reato di omicidio colposo dalla Corte d’Appello di Brescia i due legali rappresentanti della Ditta per cui stava operando il lavoratore deceduto a causa di una caduta dall’alto da un ponteggio. In dettaglio l’operaio precipitava da un’altezza di circa 5,45 mt. durante lavori di ristrutturazione appaltati alla richiamata Impresa.

I condannati venivano accusati di “negligenza, imprudenza, imperizia, nonché nella inosservanza di norme in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, non avendo gli stessi adottato le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, erano necessarie a tutelare l'integrità fisica dei lavoratori (art. 2087 c.c.) e, segnatamente,in violazione degli artt. 112, 126, 128 e 136 del D.lgs.vo n. 81 del 2008” (cit.).

Con particolare riguardo a quest’ultimo punto la violazione si generava dall’avvenuta installazione di un ponteggio per lavori in quota, non conforme ai requisiti di Legge, da cui si era generata la caduta dell’operaio deceduto.

Il ricorso in Cassazione degli imputati si articola su tre motivazioni:

– “violazione di legge per mancanza di motivazione in ordine alla qualifica soggettiva dei ricorrenti” (cit.) con particolare riferimento a uno dei due imputati;

– mancato corretto apprezzamento delle dichiarazioni di un testimone oculare e “mancato corretto apprezzamento….dei riscontri oggettivi di natura medico legale concernenti le ferite riportate dall'infortunato risultate inconciliabili con la sua mera precipitazione al suolo” (cit.), sostenendo i ricorrenti che in base alle lesioni, la caduta sarebbe avvenuta da 1 mt.

DIRITTO

La Cassazione considera infondate le motivazioni del ricorso per le seguenti motivazioni:

* per il primo motivo di ricorso, sulla qualifica di uno dei due ricorrenti, si evidenzia come lo stesso soggetto sia indicato in punti differenti del ricorso, prima come “mero socio” (cit.) e nelle pagine successive come legale rappresentante della società;

* essendo riconosciuto (anche negli atti del ricorso) come legale rappresentante della società (che per sua natura rappresenta un datore di lavoro giuridico) è “destinatario della normativa antinfortunistica…qualora non siano individuabili soggetti diversi obbligati a garantire la sicurezza dei lavoratori” (cit.) e che lo stesso, se non presenta i requisiti di idonea capacità tecnica al fine di poter garantire la sicurezza dei lavoratori, non può addurre tale motivo per esimersi dalle eventuali responsabilità, dovendo necessariamente conferire a terzi soggetti i compiti in materia antinfortunistica. Quindi per i titolari di imprese è impossibile nascondersi dietro a vizi o interpretazioni normative che sono chiare ormai anche da un punto di vista giurisprudenziale.

* è stata compiuta una logica e completa ricostruzione del sinistro, che ha confermato la caduta dall’alto dal ponteggio, inficiando ogni ulteriore ricostruzione presentata dai ricorrenti.

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