CASSAZIONE: SENTENZA SU STUPRO SARA’ SEPPELLITA. GIUDICI DI CAGLIARI HANNO SPAZIO PER RIMEDIARE A NOSTRO ERRORE
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“L'obbligo di verificare il buon funzionamento dei dispositivi all’interno del cantiere non rientra nei doveri di prudenza e di controllo del coordinatore per l'esecuzione dei lavori, ma di chi materialmente procede nei lavori e non nel coordinamento della sicurezza.

Il Coordinatore per l’esecuzione  non è un superdirettore operativo dei lavori e non è un addetto ai guasti; infatti, non ha l'obbligo di presenza continua e giornaliera sul cantiere, essendo, invece, deputato alla verifica della predisposizione dell'effettivo uso, da parte di chi procede nei lavori, di tutti gli accorgimenti che il piano di sicurezza prevede, valutando, anche in relazione alla evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, le proposte delle imprese esecutrici dirette a migliorare la sicurezza in cantiere, nonché verificando che le imprese esecutrici adeguino, se necessario, i rispettivi piani operativi di sicurezza" (cit.).

Questa in sintesi la motivazione della sentenza di non luogo a procedere per non aver commesso il fatto emessa dal GUP del Tribunale di Larino il quale si è trovato a valutare la responsabilità di  un Coordinatore per l’Esecuzione a cui veniva contestata, a seguito di un infortunio mortale occorso ad un operaio a causa del malfunzionamento del gancio di una gru, la violazione dei doveri di cui all’art. 92, lett. a), del d.l.vo n. 81/08 per aver omesso di verificare l’applicazione, da parte della ditta esecutrice, delle disposizioni contenute nel Piano di Sicurezza e Coordinamento e, nello specifico, l’efficienza del gancio della gru.

Nello specifico l’evento mortale si era verificato a seguito dello sganciamento, causato dal malfunzionamento dell’ imbocco del gancio della gru manovrata dallo stesso operaio rimasto ucciso, di numerosi cavalletti che costituivano il carico.

La suddetta sentenza evidenziava come la posizione di garanzia che assume il coordinatore per l’esecuzione prevede, ai sensi della normativa sulla sicurezza, che quest’ultimo verifichi la corretta applicazione da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, con opportune azioni di coordinamento e controllo, sia delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento che delle relative procedure di lavoro.

Il GUP rilevava difatti come in effetti il Piano di Sicurezza prevedesse la presenza di un imbocco di chiusura del gancio come quello effettivamente installato che però , essendo rotto e quindi malfunzionante, aveva causato l’infortunio.

Anche dalla documentazione fotografica prodotta in atti, era emerso come il dispositivo di imbocco di chiusura del gancio fosse  standard e adeguato al lavoro da svolgere, nonché compatibile con quanto previsto dal piano di sicurezza, poichè provvisto del dispositivo di chiusura anche se non funzionante.

Proposto ricorso per Cassazione, i Giudici di Legittimità hanno constatato come in effetti il GUP si sia espresso con riferimento a dati oggettivi non contestabili quali:

 1) l’imputato aveva assunto formalmente  il ruolo di coordinatore per l'esecuzione dei lavori;

2) il Piano di sicurezza e coordinamento prevedeva che i ganci utilizzati dovessero essere dotati di dispositivo di sicurezza funzionante;

3) nel caso di specie il gancio della gru era dotato del dispositivo di sicurezza, e che esso, dopo il verificarsi dell'infortunio, si è accertato essere mal funzionante.

Con la sentenza in epigrafe la Cassazione ricorda come sia la normativa di cui d.lgs. 494/1996 che quella ripresa dal T.U. confermano che la funzione di vigilanza è "alta" e non si confonde con quella operativa demandata al datore di lavoro ed alla figure che da esso ricevono poteri e doveri: il dirigente ed il preposto.

 Il coordinatore svolge un ruolo di vigilanza attinente alla generale configurazione dei lavori e non in maniera stringente, funzione questa demandata alle figure operative quali il datore di lavoro, il dirigente e il preposto.

Unicamente nel caso di imminente e grave rischio è consentita la immediata sospensione dei lavori ma , come correttamente evidenziato dal GUP, nel caso di specie un ulteriore approfondimento dibattimentale non sarebbe emersa alcuna circostanza tale da imporre al Coordinatore di sospendere i lavori.

Pertanto la Cassazione, non essendo emerso che l’infortunio mortale fosse riconducibile alla configurazione complessiva dei lavori, ha ritenuto corretta la posizione assunta dal GUP rigettando il ricorso. 

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