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Analizziamo la sentenza 10857/2019 sul tema dei lavori in quota e del principio di delega di funzione al Preposto. Quanto il Datore di Lavoro può trincerarsi dietro tale delega e quanto una copertura piana può considerarsi piano stabile di lavoro a prescindere dalla quota a cui si trova?.

IL FATTO

Durante l’esecuzione di lavori sulla copertura di un capannone industriale per la predisposizione di un impianto fotovoltaico si originava lo sfondamento di una parte della struttura (non praticabile) e relativa caduta a terra da un’altezza di circa 5,5 mt.

Veniva condannato dalla Corte d’Appello di Roma il Datore di Lavoro dei due operai per il delitto di “lesioni personali colpose con violazione di norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro”. Nello specifico veniva contestato al Datore di Lavoro di non aver indicato nel Piano Operativo di sicurezza POS le misure di prevenzione da adottare per mitigare il rischio di caduta dall’alto con i relativi DPI.

La Corte Territoriale ha applicato la disciplina prevista per il lavoro in quota relativo ad interventi effettuati ad un’altezza superiore ai 2,00 mt., censurando l’assenza nel POS ritenendolo inadeguato rispetto al rischio caduta, chiarendo altresì come i lavoratori infortunati non avessero tenuto un comportamento abnorme.

Il Datore di Lavoro veniva ritenuto colpevole pur avendo trasmetto la delega di funzioni al Preposto.

RICORSO DEL DdL

Il Datore di Lavoro procede al ricorso in Cassazione con sei motivi fondanti:

  1. si denuncia vizio di motivazione della sentenza non avendola Corte Territoriale tenuto conto degli aspetti inseriti nell’atto di appello relativi a: nozione di lavoro in quota, delega di funzioni al Preposto, nesso di casualità tra condotta degli operai ed originarsi dell’evento.
  2. Relativamente al primo motivo (lavori in quota) il caso in questione non poteva definirsi tale perché il piano della copertura piana rappresentava il vero e proprio piano stabile di lavoro e quindi si stava operando a quota zero.
  3. Il ricorrente in sede di Appello aveva fornito prove di come la copertura del capannone non poteva assimilarsi alla definizione di tetto.
  4. Non trattandosi di lavoro in quota, il POS redatto non poteva essere cencurato come carente di una valutazione specifica su tale rischio. Il POS era stato redatto non dal DdL ma dal Responsabile della Sicurezza Aziendale.
  5. La Corte Territoriale non ha considerato la condotta abnorme messa in atto dei due lavoratori a partire dal fatto che il recupero del materiale sulla parte di copertura non praticabile sarebbe potuto avvenire dal basso.
  6. Era presente la delega di funzioni dal DdL al Preposto e conseguente “insussistenza della posizione di garanzia del datore di lavoro”.

DIRITTO

La Cassazione considera il ricorso inammissibile con le seguenti motivazioni rispetto ai punti presentati dal DdL; il piano di lavoro su cui operavano i due operai (copertura piana del capannone) non poteva definirsi piano stabile considerando quanto stabilito dal D.Lgs. 81/2008 che all’art. 148 recita:

Prima di procedere alla esecuzione di lavori su lucernari, tetti, coperture e simili, deve essere accertato che questi abbiano resistenza sufficiente per sostenere il peso degli operai e dei materiali di impiego

nei caso in cui sia dubbia tate resistenza, devono essere adottati i necessari apprestamenti atti a garantire la incolumità delle persone addette, disponendo, a seconda dei casi, tavole sopra le orditure, sottopalchi e facendo uso di idonei dispositivi di protezione individuale anticaduta

E’ evidente dunque come non si possa considerare un piano stabile quello su cui i due operatori stavano lavorando. Il fatto che si tratti di una copertura piana piuttosto che di un tetto spiovente e che quindi non si potesse parlare di lavoro in quota risulta asserzione infondata ed irrilevante.

Sez. 4, n. 21268 del 03/10/2012 – dep. 2013, Ciraci’ e altri, Rv. 255277

trova applicazione la nozione suddetta, che del resto l’art. 107 del Testo Unico dei 2008 riferisce a lavori comportanti rischi di caduta da un’altezza superiore ai due metri, e che é nozione di applicazione generale, al punto di non essere limitata al settore delle costruzioni edilizie, riguardando tutte le attività in quota che possano determinare cadute dall’alto dei lavoratori.

Dunque stabilito che gli operatori stavano intervenendo in regime di lavoro in quota, il POS doveva analizzare tale rischio e prevedere idonee misure compensative. Relativamente al quinto motivo di ricorso rispetto alla condotta colposa del lavoratore, lo stesso risulta manifestamente infondato.

Sentenza n. 38343/2014 Espenhahn ed altri, c.d. sentenza Thyssenkrupp

in tema di prevenzione antinfortunistica, perché la condotta colposa del lavoratore possa ritenersi abnorme e idonea ad escludere il nesso di causalità tra la condotta del datore di lavoro e l’evento lesivo, é necessario non tanto che essa sia imprevedibile, quanto, piuttosto, che sia tale da attivare un rischio eccentrico o esorbitante dalla sfera di rischio governata dal soggetto titolare della posizione di garanzia.

Sez. 4, n. 16397 del 05/03/2015, Guida, Rv. 263386

in tema di causalità, la colpa del lavoratore, concorrente con la violazione della normativa antinfortunistica ascritta al datore di lavoro ovvero al destinatario dell’obbligo di adottare le misure di prevenzione, esime questi ultimi dalle loro responsabilità solo allorquando il comportamento anomalo del primo sia assolutamente estraneo al processo produttivo o alle mansioni attribuite, risolvendosi in un comportamento del tutto esorbitante ed imprevedibile rispetto al lavoro posto in essere, ontologicamente avulso da ogni ipotizzabile intervento e prevedibile scelta del lavoratore.

Relativamente alla delega di funzione al Preposto la Cassazione stabilisce come:

non può in alcun modo parlarsi di traslazione della posizione di garanzia in capo ad altri soggetti, ivi compreso il preposto indicato dal ricorrente, atteso che in subiecta materia vale il principio generale in base al quale il datore di lavoro, essendo soggetto responsabile della sicurezza, ha l’obbligo non solo di predisporre le misure antinfortunistiche, ma anche di sorvegliare continuamente sulla loro adozione da parte degli eventuali preposti e dei lavoratori, in quanto, in virtù della generale disposizione di cui all’art. 2087 cod. civ., egli é costituito garante dell’incolumità fisica dei prestatori di lavoro (ex multis Sez. 4, n. 4361 del 21/10/2014 – 2015, Ottino, Rv. 263200)

 

 

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