CASSAZIONE: SENTENZA SU STUPRO SARA’ SEPPELLITA. GIUDICI DI CAGLIARI HANNO SPAZIO PER RIMEDIARE A NOSTRO ERRORE

Condannato al pagamento di un’ ammenda di 6.000,00 euro inflitta dal Tribunale di Messina che lo aveva dichiarato responsabile di numerose violazioni, il coordinatore per l’esecuzione di un cantiere edile del messinese proponeva ricorso per Cassazione.

Tra i vari motivi a fondamento del ricorso, il coordinatore lamentava il difetto di motivazione poiché, in violazione dell’art. 92 D.Lgs. 81/2008, la sentenza assegnava allo stesso compiti e doveri di vigilanza specifica senza demandare alla figura del coordinatore l’ obbligo di vigilanza “alta” riguardante la generale configurazione delle lavorazioni.

La sentenza del Tribunale di Messina, addebitava difatti all’imputato violazioni molto specifiche quali lavorazioni eseguite in prossimità di passerelle, cavi elettrici e relative alle aperture lasciate per il vano ascensore senza chiarire se tali attività fossero ricollegabili a doveri di alta vigilanza o meno.

Esaminando il suddetto caso, la Cassazione ha nuovamente confermato, in linea ormai con il costante orientamento, il ruolo di alta vigilanza ricoperto dalla figura del coordinatore nei cantieri temporanei e mobili.

Con una interessante disamina, i Giudici di Legittimità hanno difatti ricordato come i compiti assegnati alla figure del coordinatore di cui all’art. 92 d.lgs. n. 81/2008, risalgono al d.lgs. 494/1996 emesso in attuazione della Direttiva 92/57/CEE.

Precisa la Cassazione che la ratio della suddetta normativa  è stata quella di permettere al committente di delegare a soggetti qualificati funzioni e responsabilità di progettazione e coordinamento caratterizzati da rilevanti competenze tecniche altrimenti difficilmente loro riferibili.

Gli specifici compiti assegnati dalla normativa al coordinatore, hanno specificato i Giudici di Legittimità, discendono dallo specifico elenco, originariamente contenuto nell'art. 5, d. lgs. n. 494 del 1996 ed attualmente trasfuso nel citato art. 92, d. lgs. n. 81 del 2008, in forza dei quale il coordinatore per l'esecuzione è tenuto:

– a verificare, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l'applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel Piano di Sicurezza e di Coordinamento (P.S.C.) e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro;

– a verificare l'idoneità del Piano Operativo di Sicurezza (P.O.S.), assicurandone la coerenza con il P.S.C., che deve provvedere ad adeguare in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, valutando le proposte delle imprese esecutrici dirette a migliorare la sicurezza in cantiere e  verificando che le imprese esecutrici adeguino, se necessario, i rispettivi P.O.S.;

– ad organizzare tra i datori di lavoro, ivi compresi i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento delle attività nonché la loro reciproca informazione;

– a verificare l'attuazione di quanto previsto negli accordi tra le parti sociali al fine di realizzare il coordinamento tra i rappresentanti della sicurezza finalizzato al miglioramento della sicurezza in cantiere;

– a segnalare, al committente o al responsabile dei lavori, le inosservanze alle disposizioni degli artt. 94, 95 e 96, e art. 97, comma 1, e alle prescrizioni dei P.S.C., proponendo la sospensione dei lavori, l'allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere, o la risoluzione del contratto in caso di inosservanza e a dare comunicazione di eventuali inadempienze alla Azienda Unità Sanitaria Locale e alla Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competenti;

– a sospendere, in caso di pericolo grave e imminente, direttamente riscontrato, le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti effettuati dalle imprese interessate.

Secondo la Cassazione, alla luce di quanto previsto dalla normativa applicabile, è pacifico come il coordinatore ricopra un ruolo definibile di vigilanza “alta” e quindi, come più volte rimarcato dalla stessa Cassazione, riguardante non la vigilanza “momento per momento” delle lavorazioni ( attività demandata a specifiche figure operative quali il datore di lavoro, il dirigente, il preposto) ma bensì la generale configurazione delle attività all’interno del cantiere.

Per tali ragioni il ricorso del coordinatore è stato ritenuto fondato e quindi accolto .

Fonte : Cassazione Penale, Sez. 3, 19 ottobre 2015, n. 41820

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