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Analizziamo la sentenza n. 57974/2017 Sezione IV Cassazione dove vengono chiariti nuovamente gli aspetti di alta vigilanza e di come il CSE può eseguire integrazioni al PSC considerate corrette da un punto di vista normativo e giurisprudenziale; il verbale di coordinamento è un documento utile all'intergrazione delle procedure indicate nel PSC "originario"?.

IL FATTO

Nel corso di un intervento di pulizia di una persiana con idropulitrice all’interno di un cavedio, durante i lavori in un cantiere ove erano presenti più soggetti esecutori, si generava la caduta di materiale (trapano miscelatore) movimentato tramite un montacarichi installato su un ponteggio posizionato proprio all’interno dello stesso cavedio.

Il trapano andava a colpire sulla testa uno dei lavoratori posti a terra che stavano operando al fine di pulire la persiana, provocando lesioni.

Sono stati condannati per lesioni personali colpose dal Tribunale di Genova così come confermato dalla Corte d’Appello di Genova:

-il datore di lavoro dell’impresa di cui era dipendente l’operaio che ha riportato le lesioni;

-il datore di lavoro dell’impresa responsabile della movimentazione del materiale caduto;

-il coordinatore sicurezza in fase di esecuzione CSE.

Al datore di lavoro del lavoratore infortunato e al datore di lavoro dell’altra impresa è stato contestata la mancanza di previsione di misure per la mitigazione del rischio inerente attività svolte al di sotto di carichi sospesi; al coordinatore sicurezza CSE di non aver svolto i compiti di cui all’art. 92 del D.Lgs. 81/2008 soprattutto in merito ad una mancata valutazione dei rischi interferenziali tra imprese che svolgono lavorazioni diverse all’interno del medesimo spazio e l’accesso/utilizzo di quest’ultimo con specifiche procedure (nel caso di specie il cavedio).

La Corte d’Appello ha ritenuto i tre imputati corresponsabili dell’accaduto; il CSE non avrebbe aggiornato il PSC (Piano di Sicurezza e Coordinamento) dal verbale di coordinamento, senza quindi integrarlo con l’analisi dei rischi e relative misure di coordinamento e mitigazione rispetto ad una lavorazione (il lavaggio delle persiane) che era eseguita da tempo all’interno del cantiere.

Al datore di lavoro dell’operaio infortunato veniva imputata la mancata vigilanza sull’utilizzo dei DPI specifici quali l’elmetto dal cantiere da parte dei propri lavoratori e prima ancora di questo la mancata consegna di questi ultimi, che però erano presenti in cantiere.

Al datore di lavoro responsabile, tramite i propri dipendenti, della corretta movimentazione dei materiali con l’utilizzo del montacarichi, veniva imputata la violazione dell’art. 71 del D.Lgs. 81/2008 vista la mancanza di attuazione di misure tali da poter impedire lo stazionamento di persone al di sotto di carichi sospesi.

Il datore di lavoro, ricorre in Cassazione con le seguenti motivazioni:

con riferimento anche agli artt. 17 lett. A in relazione all’art. 28 e dell’art. 71 comma 6 del D.Lgs. 81/2008 contesta la posizione di garanzia affidatagli anche nel merito dell’operaio che non ha assicurato correttamente il carico del materiale prima del tiro in alto dello stesso (il lavoratore infortunato dipendeva dalla propria Impresa, mentre l’operaio che non ha verificato la tenuta del carico spostato con il montacarichi in realtà era un lavoratore autonomo). Il comportamento dei due soggetti (il proprio dipendente infortunato ed il richiamato lavoratore autonomo) è da intendersi abnorme “e avente valore interruttivo del nesso di causalità” (cit.).

Il ricorso del coordinatore sicurezza CSE si basa innanzitutto sul richiamare il ruolo di:

alta vigilanza;

– verifica applicazione di quanto indicato nel PSC;

– idoneità del P.O.S.;

– necessità di aggiornamento dello stesso Piano.

Il verbale di coordinamento costituiva una vera e propria integrazione al PSC che comunque andava ad analizzare lavorazioni da eseguirsi all’interno di cortili (quindi anche del cavedio); proprio nel verbale di coordinamento era stato introdotto il divieto di sovrapposizione delle lavorazioni ad eccezione della movimentazione delle persiane che dovevano essere movimentate e posizionate al piano di lavoro in quota temporaneamente dalla prima Impresa (il cui dipendente non aveva assicurato il trapano poi caduto durante il tiro in alto) e fatte scendere al piano di campagna proprio dalla Ditta di cui al lavoratore infortunato. Durante la movimentazione verticale delle persiane, tutte le lavorazioni dovevano essere sospese.

Sulla presunta mancata divulgazione dei contenuti del verbale di coordinamento verso le maestranze, il CSE ha fatto sottoscrivere lo stesso verbale di coordinamento ai rappresentanti delle Imprese svolgendo dunque in pieno il compito che la legge prevede proprio per la figura del CSE; era compito dei datori di lavoro procedere ad una corretta informazione delle proprie maestranze, rispetto ai contenuti concordati nella riunione di coordinamento.

Il datore di lavoro dell’operaio infortunato presenta le seguenti motivazioni di ricorso:

all’interno del POS, particolarmente dettagliato, era stata delegata al Preposto la vigilanza sul corretto operato degli operai presenti in cantiere; erano stati consegnati i DPI necessari come da autocertificazione dello stesso DdL ritenuta veritiera da uno dei teste (la Corte d’Appello aveva ritenuta valida la sola testimonianza dell’operaio infortunato che aveva negato di aver ricevuto i DPI); era stata effettuata specifica formazione.

DIRITTO

La Cassazione, preso atto delle doglianze del primo datore di lavoro, considera le stesse infondate ricordando in premessa come “ai fini dell’operatività degli obblighi di coordinamento e cooperazione connessi all’esistenza di un rischio interferenziale” (cit.) così come previsti dall’art. 26 del D.Lgs. 81/2008 è necessario fare riferimento non tanto al rapporto contrattuale tra le diverse imprese ma “alla concreta interferenza tra le organizzazioni che operano sul medesimo luogo di lavoro…che può essere fonte di ulteriori rischi per l’incolumità dei lavoratori delle imprese coinvolte” (cit.)

All’interno della recente sentenza 30557/2016 Rv. 267687 la Cassazione ha chiarito come “gli obblighi di cooperazione e coordinamento rappresentano per i datori di lavoro di tutte le imprese coinvolte "la cifra" della loro posizione di garanzia e delimitano l'ambito della rispettiva responsabilità” (cit.).

Pur deducendo un’assenza di un rapporto di lavoro intercorrente tra il DdL e l’operaio infortunato “la formale qualificazione del rapporto non rileva ai fini dell'assunzione della posizione di garanzia in relazione al c.d. rischio interferenziale” (cit.), come ormai emerso anche da una costante giurisprudenza in materia, la definizione di lavoratore richiamata dall’art. 2 comma 1 lettera a) del D.Lgs. 81/2008 “fa leva sullo svolgimento dell'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione del datore di lavoro indipendentemente dalla tipologia contrattuale, ed é definizione più ampia di quelle previste dalla normativa pregressa, che si riferivano invece al "lavoratore subordinato" (art. 3, d.P.R. n. 547 del 1955) e alla "persona che presta il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro" (art. 2, comma primo, lett. a, D.Lgs. n. 626 del 1994) ne consegue che, ai fini dell'applicazione delle norme incriminatrici previste nel decreto citato, rileva l'oggettivo espletamento di mansioni tipiche dell'impresa (anche eventualmente a titolo di favore) nel luogo deputato e su richiesta dell'imprenditore, a prescindere dal fatto che il "lavoratore" possa o meno essere titolare dì impresa artigiana ovvero lavoratore autonomo (Sez. 3, Sentenza n. 18396 del 15/03/2017, Cojocaru, Rv. 269637)” (cit.)

Relativamente al ricorso del secondo datore di lavoro la Cassazione sottolinea come l’aver delegato al preposto aspetti di controllo e verifica sulle procedure messe in atto dai lavoratori in cantiere, non è motivo sufficiente a sollevare il datore di lavoro dalle proprie responsabilità “che ben possono essere concorrenti con quelle del preposto in rapporto alla natura del rischio che ciascuno di essi é chiamato a governare” (cit.).

In merito ai DPI, in virtù dell’art. 2087 Cod. Civ. il datore di lavoro è garante dell’incolumità fisica dei prestatori di lavoro ed è quindi responsabile anche di una sorveglianza continuativa sull’adozione di DPI da parte del preposto e dei lavoratori.

Relativamente alle doglianze presentate dal coordinatore sicurezza CSE la Cassazione accoglie le motivazioni presentate annullando la sentenza riferita all’imputato per non aver commesso il fatto.

Ribadisce la Cassazione che “la funzione di alta vigilanza che grava sul coordinatore per l’esecuzione dei lavori ha ad oggetto esclusivamente il rischio c.d. generico, relativo alle fonti di pericolo riconducibili all’ambiente di lavoro, al modo in cui sono organizzate le attività, alle procedure lavorative ed alla convergenza in esso di più imprese; ne consegue che il coordinatore non risponde degli eventi riconducibili al c.d. rischio specifico, proprio dell’attività dell'impresa appaltatrice o del singolo lavoratore autonomo” (cit.).

La Cassazione riconosce valore al verbale di coordinamento sottoscritto come fonte integrativa al PSC precedentemente predisposto, evidenziando come sia compito dei datori di lavoro e non del CSE procedere ad opportuna divulgazione dei compiti di corretta informazione alle maestranze.

Per i motivi evidenziati sopra, la Cassazione rigetta il ricorso dei due datori di lavoro ma accoglie quello del CSE.

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