Cassazione e committente
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Sul tema ITP e pericolosità dei lavori, analizziamo la sentenza n. 2332/2018 della Sezione IV della Corte di Cassazione, dove si affronta l’infortunio occorso ad un lavoratore originato da una caduta dall’alto tramite lucernario non calpestabile. Tra i vari argomenti trattati la Suprema Corte affronta anche la verifica dell’idoneità tecnico professionale sotto un aspetto più ampio rispetto al “semplice” obbligo normativo.

Cassazione e committente - IL FATTO

Durante le opere di impermeabilizzazione della copertura di proprietà di un’impresa, si verificava un incendio scaturito dalla combustione di un lucernario di plexxiglass originata dal cannello utilizzato dall’operatore; quest’ultimo indietreggiando cadeva nel vuoto tramite un ulteriore lucernario le cui caratteristiche non consentivano il passaggio pedonale al di sopra dello stesso.

Veniva condannato per omicidio colposo con violazione della disciplina antinfortunistica l’Amministratore Delegato dell’azienda proprietaria dell’immobile che aveva commissionato le opere di impermeabilizzazione; per effettuare le lavorazioni era stata incaricata un’impresa individuale che successivamente aveva “sub-appaltato” l’intervento ad un'altra impresa sempre individuale (l’operatore deceduto a seguito della caduta dall’alto).

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Come riconosciuto da altra sentenza, il titolare della prima impresa individuale era stato condannato per molteplici motivi tra cui “la mancata messa a disposizione dell'operaio (deceduto – n.d.r.), sostanzialmente subordinato, di presidi di sicurezza per il lavoro in quota, quali reti di protezione, soppalchi con tavole o linee-vita, e per non avere segnalato i lucernai non calpestabili” (cit.).

L'AMMINISTRATORE

Tornando alla posizione dell’Amministratore Delegato i precedenti gradi di giudizio ne avevano evidenziato la negligenza sulla verifica dell’ITP (idoneità tecnico professionale) della ditta a cui erano stati affidati i lavori, per i seguenti motivi:

  • l’assenza di dipendenti nella visura camerale doveva indurlo a chiedersi chi fossero gli operatori (più di uno) visti sulla copertura a lavoro e ritenuti “uomini del D.A.” come emerso dall’istruttoria, considerato anche che il committente non aveva autorizzato sub-appalti;
  • l’importo “esiguo” (cit.) del preventivo della prima Ditta individuale era palesemente inidoneo a coprire gli oneri per la sicurezza necessari per lavori in quota aventi rischi (sfondamento lucernari) che comunque dovevano essere palesemente presenti all’attenzione dell’Amministratore Delegato nella considerazione che sarebbero dovuti rientrare anche nelle procedure aziendali come rischi di interesse per i dipendenti dello stesso AD.
  • perché il committente aveva avuto parte attiva nella trattativa con la prima ditta individuale svolgendo anche un sopralluogo preliminare sulla copertura, dove avrebbe dovuto segnalare la problematica dei lucernari non calpestabili ed aveva siglato il preventivo pervenuto.

L’amministratore delegato ricorre in Cassazione adducendo le seguenti motivazioni:

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