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Analizziamo la sentenza 36171/2019 Sez IV in cui la Cassazione affronta le dinamiche e le colpe a seguito di una caduta dall’alto di un lavoratore. Quel’è il perimetro entro cui le azioni di un lavoratore danno origine all’infortunio, rispetto ai doveri del DdL?.

IL FATTO

Veniva confermata dalla Corte di Appello di L’Aquila la condanna da parte del Tribunale di Teramo all’Amministratore delegato della Ditta XXX per il reato di cui all’art. 590 comma II e III.

La colpa era consistita nella violazione degli art. 148 e art. 36 comma 2 del D.Lgs. 81/2008 per la mancata:

  • previsione di misure che evitassero lo sfondamento della copertura oggetto dell’intervento;
  • segnaletica di avvertimento sul pericolo cadute dall’alto;
  • installazione di linee vita che garantissero agli operatori un transito e stazionamento in copertura mantenendo condizioni di sicurezza;
  • informazione al personale sul rischio specifico di cadute dall’alto.

L’evento non poteva essere addebitato alla persona offesa, in quanto l’imputato, in virtù della propria posizione di garanzia, avrebbe dovuto accertare l’inosservanza di presidi antifortunistici, vigilando sulla sussistenza e sulla persistenza delle condizioni di sicurezza ed esigendo dai lavoratori il rispetto delle regole di cautela. L’adozione delle dovute precauzioni avrebbe neutralizzato il rischio derivante dal richiamato comportamento imprudente (cit.)

Al lavoratore infortunato veniva assegnato il compito di installare una canalina perimetrale alla copertura e durante il transito su uno dei lucernari, precipitava a terra da un’altezza di circa mt. 9.

Gli Organi Ispettivi constatavano in loco l’assenza di dispositivi di protezione, segnaletica, DPI che avrebbero potuto evitare l’infortunio.

Art. 18 D.Lgs. 81/2008

affidare ai lavoratori compiti adeguati alle loro capacità e competenze, di garantire l’adeguata informazione dei rischi, di fornire i necessari dispositivi di protezione e di vigilare sull’osservanza delle norme di sicurezza del lavoro e di uso dei dispositivi predetti

RICORSO DEL DdL

L’Amministratore della Ditta proponeva ricorso in Cassazione per i seguenti motivi:

  1. Nel rispetto si quanto indicato dall’art. 148 del D.Lgs. 81/2008 il DdL aveva predisposto apposito materiale da costruzione sul lucernario in questione;
  2. Vizio di motivazione per la mancanza dei dispositivi di sicurezza, rispetto al comportamento abnorme del lavoratore. La rimozione del presidio (leggi materiale da costruzione di cui al punto precedente) effettuata dal lavoratore rappresentava una condotta abnorme rispetto al compito gravante sul lavoratore che si avventurava sul tetto senza un plausibile motivo, dovendo intervenire sul perimetro.
  3. I testimoni avevano tutti confermato di essere stati informati e formati sui rischi di cadute dall’alto ed avevano ricevuto i necessari DPI.

DIRITTO

La Cassazione analizza i motivi del ricorso affrontandoli congiuntamente e sottolineando come la Corte di Appello ha avuto un comportamento assolutamente lineare indicando: le cause dell’infortunio, le norme di prevenzione violate e le ragioni per cui il comportamento del lavoratore è irrilevante ai fini dell’accadimento dell’infortunio.

In tema di infortuni sul lavoro, infatti, il datore di lavoro, in quanto titolare di una posizione di garanzia in ordine all’incolumità fisica dei lavoratori, ha il dovere di accertarsi del rispetto dei presidi antinfortunistici vigilando sulla sussistenza e persistenza delle condizioni di sicurezza ed esigendo dagli stessi lavoratori l’osservanza delle regole di cautela (Sez. 4, n. 8883 del 10/02/2016, Santini, Rv. 266073; Sez. 4, n. 3787 del 17/10/2014, dep. 2015, Bonetti, Rv. 261946; Sez. 4, n. 37986 del 27/06/2012, Battafarano, Rv. 254365).

Inoltre quanto indicato dall’Amministratore in sede di ricorso (avvenuta informazione e formazione ai lavoratori e dotazione presidi antinfortunistici) è palesemente in contrasto con quanto rilevato dagli Organi Ispettivi in loco e tra i testimoni presenti.

La Corte di Appello ha determinato la non eccentricità e non imprevedibilità del comportamento del lavoratore rilevando come:

il comportamento negligente della vittima costituisse un ordinario accadimento fortuito, preventivamente controllabile e intuibile in anticipo

Questo assunto è in linea con la precedente giurisprudenza in materia secondo cui:

condotta esorbitante

la condotta esorbitante ed imprevedibilmente colposa del lavoratore, idonea ad escludere il nesso causale, non è solo quella che esorbita dalle mansioni affidate al lavoratore, ma anche quella che, nell’ambito delle stesse, attiva un rischio eccentrico od esorbitante dalla sfera di rischio governata dal soggetto titolare della posizione di garanzia (Sez. 4, n. 5007 del 28/11/2018, dep. 2019, Musso, Rv. 275017)

condotta colposa

perché la condotta colposa del lavoratore possa ritenersi idonea ad escludere il nesso di causalità tra la condotta del datore di lavoro e l’evento lesivo, è necessario non tanto che essa sia imprevedibile, quanto, piuttosto, che sia tale da attivare un rischio eccentrico o esorbitante dalla sfera di rischio governata dal soggetto titolare della posizione di garanzia (Sez. 4, n. 15124 del 13/12/2016, dep. 2017, Gerosa, Rv. 269603)

causalità dell’infortunio

in tema di causalità, la colpa del lavoratore, concorrente con la violazione della normativa antinfortunistica ascritta al datore di lavoro ovvero al destinatario dell’obbligo di adottare le misure di prevenzione, esime questi ultimi dalle loro responsabilità solo allorquando il comportamento anomalo del primo sia assolutamente estraneo al processo produttivo o alle mansioni attribuite, risolvendosi in un compor-tamento del tutto esorbitante ed imprevedibile rispetto al lavoro posto in essere, ontologicamente avulso da ogni ipotizzabile intervento e prevedibile scelta del lavoratore (Sez. 4, n. 16397 del 05/03/2015, Guida, Rv. 263386)

condotta imprudente o negligente del lavoratore

la condotta imprudente o negligente del lavoratore, in presenza di evidenti criticità del sistema di tutela approntato dal datore di lavoro, non potrà mai spiegare alcuna efficacia esimente in favore dei soggetti destinatari degli obblighi di sicurezza. Tali disposizioni, infatti, sono dirette a difendere il lavoratore anche da incidenti che possano derivare da sua colpa, dovendo, il datore di lavoro, prevedere ed evitare prassi di lavoro non corrette e foriere di eventuali pericoli (Sez. 4, n. 10265 del 17/01/2017, Meda, Rv. 269255; Sez. 4 n. 22813 del 21/4/2015, Palazzolo, Rv. 263497)

 Dunque in base alla giurisprudenza richiamata il comportamento del lavoratore nel caso di specie non può definirsi abnorme, non essendosi realizzato in un ambito avulso il procedimento lavorativo a cui era stato addetto.

Per tali motivi la Cassazione considera inammissibile il ricorso dell’Amministratore.

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