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Analizziamo la sentenza della Cassazione 34289/2015 inerente le responsabilità del CSE per un infortunio occorso durante lavori in quota per una caduta attraverso ponteggio non realizzato secondo la normativa, necessario all'opera ma non previsto nel PSC.

A seguito della caduta in cantiere da un ponteggio durante lavori in quota, da un’altezza di circa 3 metri, un operaio riportava gravi lesioni con prognosi superiore a 40 giorni.

Il datore di lavoro, il responsabile dei lavori e il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione CSE venivano condannati dalla Corte di appello di Milano alla pena di due mesi di reclusione per i reati di cooperazione nel delitto colposo e lesioni personali colpose (artt. 113 e 590 c.p.).

Nello specifico, la Corte di Appello (confermando la sentenza di primo grado), condannava gli imputati per le seguenti motivazioni:

– il datore di lavoro, per aver omesso di far eseguire il ponteggio con opportuni parapetti anticaduta e con un piano di calpestio completo, in palese violazione dell’art.92 D.Lvo n° 81/2008;

– il responsabile lavori, per non aver verificato, in violazione dell’art. 93 D.Lvo n° 81/2008, che il coordinatore avesse controllato che l’impresa esecutrice rispettasse le disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento e la corretta applicazione delle procedure di lavoro;

– il coordinatore sicurezza in fase di esecuzione CSE, per aver omesso di verificare la corretta realizzazione del ponteggio.

RICORSO DEL CSE

Avverso tale sentenza il datore di lavoro, il responsabile lavori e il CSE proponevano ricorso per Cassazione.

Nello specifico il CSE ricorreva per Cassazione lamentando, tra gli altri motivi di ricorso, di essere stato condannato nonostante la realizzazione del ponteggio non fosse stata prevista nel Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC).

Il coordinatore contestava quindi la sentenza della Corte di Appello per vizio di motivazione in quanto, prevedendo l’art. 92 D.Lgs. n° 81/2008 la verifica da parte del coordinatore del rispetto da parte dell’impresa esecutrice delle disposizioni contenute nel PSC, non poteva essere ascritta a lui alcuna responsabilità per l’infortunio occorso durante  la realizzazione, non prevista e né prevedibile, del ponteggio .

CONCLUSIONI DELLA CASSAZIONE

Analizzando il suddetto motivo di doglianza, la Cassazione ha confermato la correttezza della decisione presa dalla Corte di Appello la quale aveva richiamato il principio secondo il quale il coordinatore per la sicurezza ha l’obbligo di verificare, attraverso una costante vigilanza, l’eventuale presenza di situazioni di pericolo.

Difatti, secondo giurisprudenza costante, i titolari di una posizione di garanzia all’interno del cantiere devono, oltre che informare tutti i lavoratori impiegati sui rischi e sulla necessità di adottare idonee misure di sicurezza, verificare in modo continuo che tali misure vengano effettivamente osservate e controllare che tutti gli strumenti di lavoro vengano utilizzati correttamente.

In applicazione di tale principio,la Cassazione ha avvalorato quanto rilevato dai giudici di primo grado e di Appello, i quali avevano dichiarato che il CSE avrebbe dovuto verificare che il ponteggio venisse realizzato nel rispetto delle disposizioni della normativa antinfortunistica non rilevando il fatto che non fosse stato presente in cantiere al momento della posa in opera essendo prevedibile, alla luce delle opere da eseguire, la sua realizzazione.

Inoltre la circostanza che la necessità del ponteggio non fosse presente nel PSC, ha rappresentato per i Giudici un ulteriore fonte di responsabilità.

Per le suddette ragioni, la Cassazione ha rigettato il ricorso confermando le statuizioni della corte di appello.

OBBLIGHI DEL CSE IN SINTESI

In sintesi dunque la Cassazione rileva come il CSE non può esimersi dalle responsabilità in caso di infortunio, con la scarsa informazione da parte dei soggetti esecutori (il mancato inserimento di operatività o apprestamenti all'interno del PSC) o eventuali allestimenti fatti "a sua insaputa" nel momento in cui deve comunque procedere ad una vigilanza costante in cantiere. In questo caso la posizione del CSE era aggravata anche dal fatto che il ponteggio era inoltre necessario alle operazioni per la mitigazione dei rischi e quindi il CSE aveva commesso un'ulteriore infrazione nel non procedere a far aggiornare il PSC.

F.to Redazione Tecnica

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