CASSAZIONE SENTENZA CSE
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La sentenza n. 58375/2018 affronta il tema della gestione del pericolo grave ed imminente da parte del CSE iniziando dalla redazione del verbale di sospensione dei lavori.

IL FATTO

Veniva condannato dal Tribunale di Perugia per il reato di omicidio colposo il CSE, a seguito di un infortunio mortale occorso all’interno di un cantiere; nello specifico l’operaio deceduto mentre operava con il comando di azionamento gru cadeva da un impalcato privo di protezioni precipitando su un sottostante solaio distante 2,5 mt. dal piano di calpestio originario.

Al CSE veniva contestata anche la mancata sospensione del cantiere per pericolo grave ed imminente (constatata anche il giorno dell’incidente) e la mancata informazione al committente rispetto alle reiterate mancanze sul rispetto delle norme di sicurezza all’interno dello stesso cantiere.

La sentenza di condanna veniva confermata anche dalla Corte d’Appello territorialmente competente che sottolineava come la figura del CSE fosse imprescindibile viste le plurime imprese presenti in cantiere. Lo stesso CSE procedeva a ricorso in Cassazione a partire dal provvedimento di sospensione dei lavori.

Il cantiere non presentava condizioni di pericolo grave ed imminente e rileva che erroneamente i giudici hanno affermato che il cantiere fosse aperto il giorno del sinistro

Il Professionista contesta il fatto secondo cui la Corte d’Appello aveva chiesto a testimoni delle valutazioni che spettano solo al CSE “ed ha omesso di considerare determinate circostanze di fatto, indicative della intervenuta sospensione dei lavori, stante il periodo di festività” (cit.).

Anche i verbali di sopralluogo redatti dal CSE erano stati illogicamente interpretati dalla corte d’appello; i contenuti dei verbali richiamavano a operazioni da porre in atto per lavorazioni future. Nel ricorso del CSE viene sottolineato inoltre che, a seguito del sinistro, il cantiere comunque non era stato posto sotto sequestro, dimostrando questo come non vi fossero indici di pericolo grave ed imminente.

CONDOTTA ABNORME

Come secondo motivo del ricorso il CSE sottolinea come la Corte d’Appello abbia erroneamente attribuito un nesso tra la condotta dell’imputato e l’evento, considerato anche che l’uso della gru era inibito al lavoratore deceduto.

All’interno del ricorso viene sottolineato altresì come l’operaio deceduto si era già cambiato con i suoi abiti “civili” e tutte le altre maestranze si trovavano al piano terra pronte ad andare via.

la condotta omissiva ascritta all’imputato non può essere qualificata come colposa, non avendo violato alcuna norma cautelare

DIRITTO

La Cassazione sottolinea come il ricorso presentato dal CSE invochi “una riconsiderazione alternativa del compendio probatorio, con riguardo alla ricostruzione della situazione di fatto presente in cantiere al momento del sinistro” (cit.). Dall’analisi delle due sentenze emerge come i giudici abbiano logicamente censito le evidenze acquisite al compendio probatorio.

invoca, in realtà, una riconsiderazione alternativa del compendio probatorio, con riguardo alla ricostruzione della situazione di fatto presente in cantiere al momento del sinistro.

La Corte d’Appello ha evidenziato come l’uso della gru da parte di più persone era divenuta una prassi all’interno del cantiere, ben nota anche al CSE valutata la sua presenza in cantiere e non si può affermare che siano stati travisati i contenuti dei verbali di sopralluogo in cui il CSE riportava la problematica inerente la mancanza dei parapetti di protezione ma invece di sospendere i lavori per pericolo grave ed imminente si limitava a riportare all’attenzione dei soggetti interessati solo delle semplici raccomandazioni, senza eliminare la fonte del pericolo.

L’avvenuto sopralluogo svolto dal CSE il giorno del sinistro dimostra come il cantiere era sicuramente in attività, contrariamente a quanto si asserisce nei motivi del ricorso.

il coordinatore della sicurezza per l’esecuzione dei lavori è pure titolare di un potere dovere di intervento diretto, proprio nei casi in cui abbia contezza di gravi pericoli presenti in cantiere, come avvenuto nel caso di specie (cfr. Sez. 4, n. 45862 del 14/09/2017 – dep. 05/10/2017, Prina, Rv. 27102601)

 il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, oltre ai compiti che gli sono affidati dall’art. 5 del D.Lgs. n. 494 del 1996, ha una autonoma funzione di alta vigilanza circa la generale configurazione delle lavorazioni che comportino rischio interferenziale, ma non è tenuto anche ad un puntuale controllo, momento per momento, delle singole attività lavorative, che è invece demandato ad altre figure operative (datore di lavoro, dirigente, preposto), salvo l’obbligo, previsto dal citato art. 92, lett. f), d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, di adeguare il piano di sicurezza in relazione alla evoluzione dei lavori e di sospendere, in caso di pericolo grave e imminente direttamente riscontrato, le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti da parte delle imprese interessate (Sez. 4, n. 27165 del 24/05/2016 – dep. 04/07/2016, Battisti, Rv. 26773501)

 Relativamente al secondo motivo del ricorso ove si sottolinea la (presunta) condotta abnorme del lavoratore, dalla sentenza emerge come l’operazione di movimentazione della gru tramite l’utilizzo del radiocomando era necessaria al lavoratore deceduto, per terminare i lavori di sua competenza.

Inoltre se il CSE avesse richiesto la predisposizione di parapetti di sicurezza per evitare la caduta dall’alto, il lavoratore non si sarebbe infortunato mortalmente, a prescindere dalle sue azioni.

le norme antinfortunistiche sono destinate a garantire la sicurezza delle condizioni di lavoro, anche in considerazione della disattenzione con la quale gli stessi lavoratori effettuano le prestazioni

può escludersi l’esistenza del rapporto di causalità unicamente nei casi in cui sia provata l’abnormità del comportamento del lavoratore infortunato e sia provato che proprio questa abnormità abbia dato causa all’evento

Il ricorso viene dunque respinto.

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