CASSAZIONE: SENTENZA SU STUPRO SARA’ SEPPELLITA. GIUDICI DI CAGLIARI HANNO SPAZIO PER RIMEDIARE A NOSTRO ERRORE
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Con la sentenza in epigrafe la Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da XXX il quale, in qualità di coordinatore sicurezza in fase di esecuzione CSE, si era visto condannare sia in primo grado che in appello per aver cagionato colposamente, durante i lavori di ristrutturazione di un ospedale, la morte di un operaio.

IL FATTO

Accadeva difatti che l’operaio, mentre stava procedendo ai lavori di intonacatura dei locali posti al terzo piano dell’ospedale e in particolare della parte dei muri posta a lato delle finestre dalle quali erano stati tolti gli infissi, improvvisamente cadeva nel vuoto attraverso l’apertura non protetta di una di esse.

Il coordinatore sicurezza CSE era stato condannato in primo grado dal Tribunale di Ferrara, sentenza poi confermata integralmente dalla Corte di Appello di Bologna, per responsabilità dell’evento ai sensi reati degli art. 113 e 589, comma 2, oltre che a titolo di colpa generica, anche per colpa specifica consistita nella violazione delle previsioni di cui all’art. 5, comma 1, lett. a), e) e f), d.lgs. 14 agosto 1996, n. 494.

Il Tribunale di primo grado riconosceva la responsabilità dei reati ascritti al coordinatore sicurezza per le seguenti ragioni:

  • non aver attuato le necessarie verifiche, in ordine al rispetto, da parte delle imprese esecutrici dei lavori di intonacatura dei locali del terzo piano, delle prescrizioni contenute nel piano di sicurezza e coordinamento e che i lavoratori non fossero esposti a gravi rischi di caduta dall’alto;
  • non avere segnalato al committente dei lavori, previa contestazione alle imprese esecutrici, le inosservanze alle prescrizioni contenute nel piano di sicurezza con riferimento ai lavori di intonacatura dei locali del terzo piano; – pur avendo evidenza dei gravi rischi di caduta dall’alto dei lavoratori, non avere immediatamente sospeso i lavori predetti.

DIRITTO

Esaminando il caso di specie, la Cassazione ha precisato che, pur non sussistendo a carico del CSE un obbligo di presenza continuativa – operativa – sul cantiere (VIGILANZA MOMENTO PER MOMENTO demandata al datore di lavoro e ai soggetti da lui preposti alla sicurezza dei lavoratori), egli è comunque tenuto a programmare ed effettuare le visite periodiche nel modo più idoneo e funzionale all’espletamento dei suoi compiti di vigilanza, nonché a informarsi sullo sviluppo delle opere, verificando specificamente (per ciascuna fase) l’effettiva realizzazione e adozione delle prescritte misure di sicurezza, provvedendo a contestare per iscritto ai titolari delle imprese coinvolte le violazioni riscontrate alla disciplina antinfortunistica, segnalandole contestualmente al committente.

Ancora una volta i Giudici della Cassazione, confermando il prevalente orientamento giurisprudenziale, secondo cui il coordinatore sicurezza, durante lo svolgimento delle proprie mansioni, ha il compito di effettuare una verifica della concreta, effettiva e prevedibilmente costante adozione delle misure predisposte nel piano per ciascuna fase dei lavori.

(Cassazione Penale, Sez. 4, 17 novembre 2014, n. 47283)

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