:: di

Cosa accade quando all’interno di un cantiere si genera un conflitto di interesse dove è stato nominato come CSE (figlio e dipendente del Datore di Lavoro) e accade un infortunio mortale? Analizziamo la sentenza 39102/2018 Cassazione Sezione IV che affronta questa problematica originata anche dall’assenza di una parte della recinzione del cantiere unita al malfunzionamento di un accessorio di sicurezza del mezzo.

IL FATTO

Nell’anno 2016 la Corte di Appelli di Salerno confermava la sentenza di condanna emessa in precedenza dal Tribunale di Salerno nei confronti di DC.G..

Quest’ultimo veniva condannato per omicidio colposo aggravato dall’inosservanza delle norme antinfortunistiche a seguito della morte di un uomo che pur non essendo addetto ai lavori, transitava all’interno della perimetrazione del cantiere e veniva investito da un mezzo pesante in movimento.

DC.G nella sua qualità di CSE veniva accusato della violazione dell’art. 92 del D.Lgs. 81/2008 per i seguenti motivi:

-mancato controllo verso l’impresa esecutrice sulle “disposizioni precauzionali contenute nel piano di sicurezza riguardanti il funzionamento del segnalatore acustico e luminoso della pala sollevatrice” (cit.) che in fase di retromarcia andava a investire l’uomo;

-mancata vigilanza sulla completezza della recinzione del cantiere.

RICORSO DEL CSE

DC.G. propone ricorso in Cassazione con le seguenti motivazioni:

  1. la nomina quale CSE deve considerarsi del tutto illegittima nella considerazione che lo stesso era dipendente del Datore di Lavoro (di cui al mezzo in questione) svolgendo quindi tale ruolo in assoluta subordinazione a quest’ultimo che risultava essere anche il Padre del CSE. La manzione quindi non poteva essere svolta con l’opportuna autonomia gestionale e indipendenza ed inoltre la nomina era stata rilevata come illegittima dagli Organi Ispettivi intervenuti nelle indagini. Per tale motivi dunque essendo una nomina illegittima non poteva identificarsi nessuna posizione di garanzia.
  2. l’informazione sulla ripresa delle opere in cantiere non era pervenuta al CSE.

DIRITTO

La Suprema Corte sottolinea come la Corte d’Appello “è pervenuta a definire in modo corretto la dinamica dell’infortunio e le cause del decesso” (cit.), fatto non contestato dal CSE che conferma dinamica e localizzazione dell’incidente mortale e relative norme antinfortunistiche violate.

L’area di cantiere non era delimitata con continuità da opportuna recinzione e mancavano opportuni varchi per consentire comunque il transito pedonale in condizioni di sicurezza dell’area dei lavori. Il mezzo in retromarcia non era dotato degli opportuni sistemi segnalatori di sicurezza che si sarebbero dovuti attivare durante la manovra.

esistenza di un innegabile legame causale tra le violazioni riscontrate e l’evento mortale verificatosi che, con alto grado di probabilità logica, prossimo alta certezza, si sarebbe potuto evitare ove fossero state adottate tutte le cautele previste nel POS ed il ricorrente avesse esercitato la necessaria e doverosa vigilanza sull’osservanza di tali prescrizioni

Il ricorso del CSE è incentrato sulla legittimità della sua nomina dovuta all’assenza delle condizioni minime necessarie per svolgere in modo ottimale gli obblighi di legge previsti per tale figura.

ALTA VIGILANZA

Valutata la posizione di garanzia del CSE che si origina anche da una precedente giurisprudenza:

Deve evidenziarsi, in linea generale, che il coordinatore per l’esecuzione dei lavori è naturalmente titolare di una posizione di garanzia che si affianca a quella degli altri soggetti destinatari della normativa antinfortunistica, in quanto gli spettano compiti di «alta vigilanza», consistenti: a) nel controllo sulla corretta osservanza delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell’incolumità dei lavoratori; b) nella verifica dell’idoneità del piano operativo di sicurezza (POS) e nell’assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e coordinamento; c) nell’adeguamento dei piani in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute e nella verifica che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi POS (così, Sez. 4, n. 45862 del 14/09/2017, Rv. 271026; Sez. 4, n. 27165 del 24/05/2016, Battisti, Rv. 26773501; Sez. 4, n. 44977dei 12/06/2013, Lorenzi, Rv. 25716701).

può ritenersi PACIFICA l’assunzione dell’incarico di CSE anche in presenza delle problematiche richiamate relative ai rapporti con il Datore di Lavoro/Padre. La violazione dei requisiti normativamente richiesti dall’art. 89, lett. f) d.lgs. 81/08 per l’assunzione della qualifica non determina esclusione della posizione di garanzia allorquando sia stato formalmente acquisito tale incarico.

Relativamente al secondo punto della doglianza la Cassazione evidenzia come da prove testimoniali si sottolineava la presenza del CSE al di fuori dell’area di cantiere, in transito tutte le mattine. Per tali motivi il ricorso viene considerato infondato dalla Suprema Corte.

GIURISPRUDENZA

Sul tema della mancata verifica da parte del CSE rispetto al regolare funzionamento del sistema acustico e luminoso di segnalazione del mezzo in movimento, la Cassazione abbandona temporaneamente la precedente giurisprudenza consolidata sul tema alta vigilanza (pur richiamando passi di altre sentenze sul tema) del CSE e lo porta ad essere in questo caso come una sorta di reminder per il Datore di Lavoro, transitando dunque a presunti doveri di vigilanza momento per momento del cantiere. Inoltre eventuali conflitti di interesse e/o pressioni non manlevano il soggetto inquadrato come CSE dal rispetto degli obblighi di legge previsti per tale figura.

 

©CANTIEREPRO.COM TUTTI I DIRITTI RISERVATI. RIPRODUZIONE CONSENTITA PREVIA AUTORIZZAZIONE DELLA REDAZIONE
F.to Redazione Tecnica