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Quando il Committente trasla nel ruolo di Datore di Lavoro e quali lavori non espressamente specificati nell'Allegato X del D.Lgs. 81/2008 sono comunque da intendersi costituenti un cantiere temporaneo o mobile?. Analizziamo la sentenza n. 55008/2017 della Sezione IV della Corte di Cassazione, che affronta l’infortunio mortale ad un lavoratore precipitato a terra dall’alto; quando redigere il DUVRI o quando applicare il Titolo IV del D.Lgs. 81/2008?.

IL FATTO

Durante la lavorazione inerente la manutenzione delle capriate metalliche costituenti l’orditura principale di sostegno della copertura di un capannone, consistente in opere di pulizia e verniciatura, avveniva la caduta di un operaio da una quota di lavoro di circa 8 mt.; il decesso di quest’ultimo si generava dalle gravi lesioni a varie parti del corpo.

L’operaio aveva utilizzato un carro ponte presente all’interno del capannone dell’Azienda (Committente), condotto sul luogo di intervento da un lavoratore di quest’ultima, su cui aveva installato della assi in legnale che venivano utilizzate quindi impropriamente (piano di calpestio a protezione di una caduta verso il vuoto) rispetto alle caratteristiche originarie delle stesse che ne consentivano altri usi limitati alle caratteristiche del pannello (spessore cm. 2.5).

La rottura di una delle due assi generava la caduta al suolo dell’operaio della Ditta chiamata ad effettuare i lavori di manutenzione all’interno del capannone in subappalto all’impresa incaricata in origine dal Committente (proprietario del capannone).

L’operaio deceduto era stato assunto a tempo determinato con contratto di natura individuale proprio il medesimo giorno dell’avvenuto sub-appalto richiamato; il lavoratore aveva altresì sottoscritto un documento dove dichiarava di aver ricevuto informazione e formazione adeguata e che avrebbe iniziato il lavoro (medesimo giorno della sottoscrizione del contratto a tempo determinato).

Sono stati riconosciuti responsabili del decesso:

*l’amministratore con delega per gli aspetti di igiene e sicurezza sul lavoro dell’Azienda proprietaria del capannone e committente;

*l’amministratore con delega per gli aspetti di igiene e sicurezza sul lavoro dell’Impresa affidataria ed esecutrice dei lavori di manutenzione del tetto dello stabilimento (separatamente giudicato);

*l’amministratrice unica dell’Impresa per cui stava operando l’operaio deceduto.

La responsabilità del soggetto COMMITTENTE veniva rilevata a causa della mancata nomina del coordinatore sicurezza (CSE) e “per avere, così, trascurato di porre le premesse per l'adozione e l'attuazione delle misure finalizzate a tutelare la salute e la sicurezza dei lavori impegnati nel cantiere, tra cui l'adozione di un piano di sicurezza e di coordinamento” (cit.).

Secondo i giudici il soggetto committente aveva errato nell’applicazione del dettato del D.Lgs. 81/2008 nella considerazione che aveva gestito direttamente il lavoro redigendo un DUVRI integrato con i POS delle imprese esecutrici; trattandosi di un cantiere temporaneo così come identificato al titolo IV del D.Lgs. 81/2008 e vista la presenza di due imprese esecutrici in aggiunta ad un proprio dipendente, “si sarebbe dovuto nominare un coordinatore sicurezza in fase di esecuzione (art. 90), con funzione anche di coordinatore per la progettazione, che avrebbe dovuto redigere il piano di sicurezza e di coordinamento (acronimo: P.S.C.) di cui all'art. 100 del d. lgs. n. 81 del 2008, specialmente necessario in ragione della effettuazione di lavori a notevole altezza, circa dodici metri, e che a tale P.S.C. avrebbero, poi, dovuto fare riferimento i P.O.S. delle imprese esecutrici, integrandolo nel dettaglio” (cit.).

Il committente avrebbe dovuto nominare il CSE prima dell’affidamento dei lavori all’Impresa chiamata per il sub-appalto (di cui il deceduto era dipendente) “e, una volta proceduto al subappalto, si sarebbero dovute aggiornare le valutazioni già svolte per valutare la esistenza o meno di rischi interferenziali ed aggiuntivi” (cit.).

E’ risultato altresì come all’interno del DUVRI e dei POS predisposti non vi fosse cenno all’utilizzo del carro-ponte per effettuare i lavori in quota.

Presenta ricorso in Cassazione l’amministratore con delega per gli aspetti di igiene e sicurezza sul lavoro dell’Azienda proprietaria del capannone e committente dell’opera, con le seguenti principali motivazioni:

1.il committente ricorre nel merito dell’applicazione dell’art. 88 e ss. inerenti il Titolo IV del D.Lgs. 81/2008 preferibile a quella dell’art. 26 del medesimo decreto perché i lavori di verniciatura non vengono espressamente indicati all’interno dell’Allegato X di cui all’art. 89 del D.Lgs. 81/2008.

2.Come evidenziato da una testimonianza di un teste ufficiale di P.G. della A.S.L., il DUVRI predisposto dall’imputato sarebbe stato sufficiente se applicato nella sua interezza ritenendo dunque applicabili gli articoli 26 e ss. del D.Lgs. 81/2008; “l'obbligo di cooperazione tra committente ed appaltatore è limitato all'attuazione delle misure di prevenzione rivolte ad eliminare i soli pericoli comuni cioè quelli che, per effetto dell'esecuzione delle opere appaltate, incidono sui dipendenti dell'appaltante e su quelli dell'appaltatore, mentre per il resto ciascun datore di lavoro deve provvedere autonomamente alla tutela dei propri prestatori d'opera subordinati, rispetto ai quali assume ogni relativa responsabilità” (cit.). Il decesso del lavoratore è da ricondursi quindi al suo datore di lavoro e non al committente.

Secondo i Giudici di merito il DUVRI era stato redatto prima che la società appaltante avesse definito le modalità operative di compimento delle opere appaltate e sul ricorrente non incombevano oneri in materia di rischi specifici; i lavori di pulitura e verniciatura avrebbero messo in pericolo solo i lavoratori dell’impresa appaltatrice e non quelli dell’appaltante, tutti in ferie nel momento dell’infortunio, ad esclusione dell’operaio addetto all’apertura del capannone e quello necessario alla movimentazione del carroponte.

3.Non si può identificare una cessione di lavoro come sub-appalto nella considerazione che valutata la natura dell’impresa presunta sub-appaltatrice e le tipologie di contratto di lavoro attivato, si era di fronte ad una cessione di manodopera all’impresa affidataria ed esecutrice e non di un sub-appalto, come in evidenza anche all’interno di un passaggio della sentenza “il subappalto si è estrinsecato esclusivamente nella fornitura di un operaio che affiancava i dipendenti della XXXX” (cit.).

DIRITTO

La Cassazione, preso atto delle doglianze del datore di lavoro, e che le stesse erano in larga parte già state presentate in Corte d’Appello, evidenzia come:

1.la Corte d’Appello in modo legittimo e congruo aveva già dato risposta in merito alla natura delle opere di verniciatura quali attività di manutenzione rientranti all’interno dell’Allegato X del D.Lgs. 81/2008, a rescindere da luogo in cui l’operazione possa essere svolta.

2. L’operatività del dipendente addetto alla movimentazione del carro-ponte (in capo al Committente – Datore di Lavoro) ha “avuto una concreta e rilevantissima ingerenza” (cit.); la segregazione della zona di lavoro al di sotto del carro-ponte non poteva proteggere l’operaio deceduto da una eventuale caduta e proprio l’utilizzo del carro-ponte non era previsto all’interno del DUVRI. Inoltre il Committente-Datore di Lavoro sapeva con congruo anticipo della contemporanea presenza dei suoi dipendenti, uniti a quelli dell’Impresa affidataria ed esecutrice e della Ditta chiamata in sub-appalto e che dunque questa situazione avrebbe imposto una valutazione dei rischi interferenziali con preventiva nomina di un coordinatore sicurezza (CSE).

3. il fatto che il sub-appalto si sia effettivamente estrinsecato nella fornitura di un operaio che affiancava i dipendenti della Ditta affidataria ed esecutrice è una considerazione che può effettuarsi “ex-post” ma questo non poteva esimere il committente da attivare la nomina del coordinatore sicurezza una volta informato della presenza di due imprese all’interno del cantiere. Lo stesso coordinatore sicurezza avrebbe potuto constatare fin da subito l’utilizzo anomalo delle strutture in elevazione per raggiungere la zona di lavoro in quota e sospendere le lavorazioni.

La Cassazione evidenzia come all’interno di un passo della sentenza della Corte di Appello si sottolinea il ruolo attivo e le ingerenze del committente che ha messo a disposizione per i lavori sia una propria attrezzatura (carro-ponte) sia i propri lavoratori:

«In tema di infortuni sul lavoro, il dovere di sicurezza gravante sul datore di lavoro opera anche in relazione al committente, dal quale non può tuttavia esigersi un controllo pressante, continuo e capillare sull'organizzazione e sull'andamento dei lavori, occorrendo verificare in concreto quale sia stata l'incidenza della sua condotta nell'eziologia dell'evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per l'esecuzione dei lavori, avuto riguardo alla specificità dei lavori da eseguire, ai criteri seguiti dallo stesso committente per la scelta dell'appaltatore o de! prestatore d'opera, alla sua ingerenza nell'esecuzione dei lavori oggetto di appalto o del contratto di prestazione d'opera, nonché alla agevole ed immediata percepibilità, da parte del committente, di situazioni di pericolo» (Sez. 4, n. 27296 del 02/12/2016, Vettor, Rv. 270100; in senso conforme v., tra le altre, Sez. 4, n. 44131 del 15/07/2015, Heqimi ed altri, Rv. 264974; Sez. 4, n. 3563 del 18/01/2012, Marangio e altri, Rv. 252672)

Per i motivi evidenziati sopra, la Cassazione rigetta il ricorso e condanna il committente.

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