DOSSIER SISMI: P.CHIGI, TOTALE FIDUCIA IN MAGISTRATI. EVENTUALI SOPRUSI SERVIZI NON RIENTRANO IN CORRETTA GESTIONE
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L’obbligo di realizzare una corretta recinzione di cantiere e le conseguenze per l’accesso di un soggetto non addetto ai lavori all’interno della zona di lavoro, sono al centro di questa sentenza della Cassazione.

IL FATTO

Con sentenza n. 188/14 del 2.12.2014, il GUP presso il Tribunale di Gorizia dichiarava sentenza di non luogo a procedere nei confronti di tutti i soggetti (responsabile unico del procedimento, coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, i datori di lavoro nonché responsabili tecnici delle ditte subappaltatrici), coinvolti nei lavori di riqualificazione di un ospedale i quali, a seguito del ritrovamento di un paziente deceduto all’interno dell’area di cantiere, era stati imputati del reato di omicidio colposo in regime di cooperazione colposa.

Nello specifico la vittima,  dopo essersi allontanata senza autorizzazione e in autonomia dal reparto nel quale era ricoverata nonostante fosse un soggetto non autosufficiente, decedeva all’interno del cantiere per infarto determinato da disidratazione.

Ai suddetti soggetti veniva imputato, essendo il cantiere al momento del fatto privo di recinzioni e caratterizzato dalla presenza di numerose buche e inciampi,  il decesso per violazione delle norme poste a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori dal D.Lgs. n. 81 del 2008 essendo presumibile che la vittima fosse deceduta per una caduta, seppur non mortale, a seguito della quale non era riuscita ad alzarsi.

Il Giudice dichiarava sentenza di non luogo a procedere nei confronti degli imputati stante, a suo giudizio,  la mancanza del nesso di casualità tra la morte della Signora e l’accesso al cantiere, ovvero del collegamento fra le violazioni della normativa antinfortunistica e il decesso, evento in riferimento al quale il Giudice affermava che non vi sarebbe stata prova “che la stessa sia deceduta a causa del suo ingresso in cantiere, atteso che il decesso avveniva per cause naturali non correlate ad alcuna delle attività che si svolgevano nel cantiere”(Cit.).

I MOTIVI DI RICORSO

Avverso tale sentenza proponeva ricorso il Pubblico Ministero il quale, evidenziando come la mancanza di idonea recinzione dovesse essere considerata una concausa del decesso, eccepiva l’elemento rilevante da tenere in considerazione, ai fini di un corretto accertamento delle responsabilità, era che:

  • la signora fosse entrata all’interno di un cantiere che, seppur recintato con barriere di plastica rossa, presentava comunque dei varchi ;
  • il decesso fosse avvenuto all’interno di un cantiere dove non avrebbe dovuto avere la possibilità di accedere agevolmente e che l’accesso era stata una conseguenza diretta della violazione della norma di cui all’art. 109 del D.Lgs. 81/2008;

il Giudice di primo grado non aveva approfondito adeguatamente se l’ingresso e quindi la presenza della Signora all’interno del cantiere rivestisse o meno i caratteri “dell’anormalità, atipicità ed eccezionalità tali da fare ritenere interrotto il nesso eziologico tra l’evento e la condotta inosservante, e la norma violata miri a prevenire l’incidente verificatosi”(Cit.).

LA POSIZIONE DELLA CASSAZIONE

I Giudici di Cassazione, accogliendo i motivi di censura del Pubblico Ministero, hanno annullato la sentenza di non luogo a procedere emessa dal Tribunale di Gorizia per carenza di un opportuno approfondimento in merito alle condotte degli imputati e ai relativi effetti e conseguenze, rinviando nuovamente allo stesso Tribunale per un nuovo esame.

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