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Lavoro su fune di tipo acrobatico o utilizzo di ponteggio?.

27 March 18

A differenza di un luogo comune che sta prendendo piede sempre più insistentemente, secondo cui è inutile installare un ponteggio, quando si può tranquillamente utilizzare operatori su fune che generano così un risparmio, si deve sottolineare come questa leggenda metropolitana si stia espandendo in modo inversamente proporzionale all’ormai consolidata giurisprudenza in materia di infortuni e utilizzo di Dispositivi di Protezione Collettiva (DPC).

Mi trovo sempre più spesso a confrontarmi con clienti (anche di natura Pubblica) che hanno già la soluzione pronta prima ancora che io quale Coordinatore Sicurezza abbia non redatto il PSC ma addirittura acceso il computer per farlo.

La parola è una e una soltanto RISPARMIO, che si genera dall’evitare quell’infausta abitudine nella previsione e utilizzo di Dispositivi di Protezione Collettiva per opere in facciata o copertura; non posso esimermi dall’essere sarcastico e me ne scuso ma è l’unico modo di esorcizzare questo modo distorto di dare/acquisire informazioni.

Tralascerò volutamente in questo mio intervento l’obbligo normativo di prevedere un’adeguata analisi dei rischi e in seguito prendere la decisione più opportuna un merito alla mitigazione degli stessi, andando direttamente a valle del “problema”, richiamando elementi ufficiali forniti da Organismi Ispettivi e Suprema Corte di Cassazione, che non lasciano alcun dubbio su come procedere.

 

RISPOSTA ISTITUZIONALE AI QUESITI

Nell’ampia gamma di risposte a quesiti da parte degli Organi Ispettivi preposti riportiamo quando indicato dalla Regione Toscana – Settore prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro (Dirigente Andrea Leto):

 

E' pervenuto allo scrivente settore un quesito riguardante questioni di "principio" per le quali si può effettuare un lavoro su fune. In pratica vengono chieste indicazioni su quali siano le modalità di valutazione per accettare o meno che un lavoro possa essere fatto su funi, tenuto conto in particolare degli art. 15, 111, 115, 116 del D.lgs. 81/08 A tal proposito si sottolinea che la scelta delle misure di prevenzione deve essere indirizzata prevalentemente all’utilizzo di sistemi di protezione collettiva rispetto a quelli individuali ai sensidegli artt. 15 e 111 del D.lgs 81/08.  E’ a seguito di un' accurata e specifica valutazione dei rischi, che possono essere scelte altre modalità di esecuzione dei lavori, tenendo conto dei luoghi, delle lavorazioni, della tecnologia e delle attrezzature disponibili. La valutazione dei rischi riferita allo specifico contesto lavorativo, deve evidenziare che l’impiego di una misura preventiva e protettiva considerata più sicura, non è giustificato a causa della breve durata di impiego e delle caratteristiche del sito. Si tenga presente che fattori economici non sono di per se elementi giustificativi. Prendendo come esempio un ponteggio è possibile che si verifichino situazioni nelle quali non è tecnicamente possibile l’installazione, o dove il montaggio per le sue caratteristiche, comporta un’esposizione al rischio maggiore rispetto al lavoro svolto su fune.

 

GIURISPRUDENZA

Per alcune tematiche del settore sicurezza sul lavoro si possono riscontrare anche delle Sentenze della Suprema Corte di Cassazione che appaiono contraddittorie ad una prima lettura e relativo sommario confronto; fortunatamente il tema in questione non è influenzato da questa contraddittorietà e il susseguirsi di pronunce della Suprema Corte non fa che confermare la lettura data dal sottoscritto sia come analisi normativa, avvalorata da risposte pubblicate dagli Organi preposti nel corso degli ultimi anni.

A tale riguardo è bene richiamare la sentenza 47834/2016 la Cassazione Penale (Sez. 4) relativa ad un infortunio occorso in quota, andando ad affrontare la valutazione e l’uso di DPC (Dispositivi di Protezione Collettiva) in via prioritaria ai DPI (Dispositivi di Protezione Individuale).

Oggetto della sentenza è stato un infortunio occorso ad un operaio di una Ditta (sub-appaltatrice) durante lavori in copertura; quest’ultima operava unitamente ad altri soggetti sub-appaltatori per conto della superiore impresa affidataria.

Il lavoratore subiva un infortunio a causa della caduta su un’apertura non protetta al piano di lavoro della copertura, mentre operava a ritroso durante la movimentazione del materiale.

La Corte di Appello condannando gli imputati ha affermato come debba essere data priorità alla valutazione, previsione e utilizzo di DPC e solo nell’eventualità che sia impossibile porli in opera di possa valutare un utilizzo di DPI specifici, così come previsto nel D.Lgs. 81/2008 (art. 111) e nel PSC e POS

La Cassazione in sentenza evidenzia come i giudici della Corte d’Appello hanno giustamente ribadito che la necessità di ricorrere a DPC in via prioritaria rispetto ai DPI sia prevista dal T.U. D.Lgs. 81/2008 e non sia opinione soggettiva di uno dei testimoni.

Quindi in sintesi dalla sentenza di estrapola l’uso dei DPC è prioritario rispetto all’utilizzo di DPI nell’ottica di diminuzione della valutazione del rischio effettuata e sono escludendo ogni tipologia di DPC per motivi ben evidenti e dettagliati, si può procedere a ridurre il rischio tramite specifici DPI.

La sentenza in questione esamina un caso in cui l’opera veniva seguita anche da un Coordinatore Sicurezza, vediamo quindi un altro caso in cui non veniva nominata questa figura, ma le ammonizioni erano rivolte al solo Datore di Lavoro ed alla produzione del DVR aziendale.

Durante i lavori in quota relativi alla manutenzione impiantistica su un palo di legno, lo stesso cedeva alla base generando la caduta dell’operatore che si era posizionato su di esso per mezzo di DPI ed attrezzature atte a lavorare ed assicurarsi direttamente sulla struttura; la caduta avvenuta da un’altezza di 4/5 mt. generava sul lavoratore lesioni multiple.

Con sentenza emessa nell’anno 2015 dal Tribunale di Biella veniva condannato il datore di lavoro dell’impresa di cui era dipendente il lavoratore, per aver cagionato lesioni gravi a quest’ultimo con violazione in particolare dell’art. 29 comma 1 del D.Lgs. 81/2008 “modalità ed effettuazione della valutazione dei rischi” avendo sviluppato un DVR incongruo.

La lavorazione, così come appurato nei vari gradi di giudizio, riguardava lavori di manutenzione/sostituzione di cavi della linea cui l’infortunato aveva avuto accesso utilizzando strumenti forniti dal datore di lavoro (ramponi e cintura di sicurezza), contrariamente a quanto indicato nel DVR che prevedeva come ordine di priorità:

-piattaforme aeree;

-scale;

- ramponi e cintura di sicurezza (soluzione residuale).

Il passaggio da un’attrezzatura all’altra doveva avvenire solo se si riscontravano rischi tali da impedirne l’utilizzo in condizioni di sicurezza (es. la scala sarebbe stata utilizzata in sostituzione della piattaforma nel momento in cui si riscontravano anomalie altimetriche del terreno interessato che non avrebbero consentito il posizionamento in sicurezza dell’apprestamento); nel caso in esame veniva appurata la possibilità di utilizzare una piattaforma; i DPI erano però diventati mezzi ordinari di protezione” (cit).

Il datore di lavoro ricorre in Cassazione adducendo la motivazione inerente l’avvenuta verifica del DVR da parte dello Spresal ASP Biella che aveva evidenziato come l’utilizzo delle piattaforme impediva di avvicinare il mezzo al palo nella maggior parte dei casi sostenendo che “lo Spresal ha considerato accettabile fronteggiare il rischio di caduta dall'alto per chi opera sui pali con l'adozione delle misure di protezione individuali (ovvero dall'attrezzatura costituita dai ramponi e dalla cintura di sicurezza)” (cit.).

Per il datore di lavoro l’accaduto quindi può essere ritenuto mera fatalità non essendo presente alcun segno visivo dell’imminente rottura a seguito del controllo che l’operaio infortunato aveva eseguito.

La Cassazione sottolinea come alcune censure riguardano ricostruzioni e valutazioni del fatto diretta competenza del giudice di merito; inoltre le “motivazioni della sentenza di primo grado e di appello, fondendosi si integrano a vicenda” (cit.).

La Corte d’appello ha correttamente puntualizzato come i DPI consegnato all’operaio infortunato erano da ritenersi “residuali” rispetto a DPC (piattaforma) che erano utilizzabili vista la conformazione dell’ambiente di lavoro. Il ricorso così come motivato chiede alla Cassazione di effettuare una nuova valutazione sul merito, non consentita in sede di legittimità.

La Cassazione rigetta quindi il ricorso non nel merito diretto delle argomentazioni ma perché impossibili da valutare in questo grado di giudizio.

Si può comunque ritenere come all’interno dei primi due gradi di giudizio sia stato correttamente posto in evidenza come:

- il DVR deve prevedere procedure prioritarie atte a garantire la mitigazione del rischio (DPC);

- il mancato uso dei DPC è consentito solo nel momento in cui si riscontrano situazioni ambientali dove i DPC risulterebbero avere maggior rischio intrinseco rispetto ai DPI;

- l’avallo delle diverse procedure all’interno del DVR svolto da Organi Ispettivi, era stato coerente con questo principio di priorità.

 

CONCLUSIONI

Ecco dunque come non vi possa essere nessuna unita di misura sulla scelta da intraprendere tra uso di DPC o edilizia di tipo acrobatico, che non sia solo ed esclusivamente LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO. Il Professionista non può basarsi su aspetti economici o su eventuali chiusure mentali rispetto a nuove tipologie di lavoro che sono proposte a committenti e addetti ai lavori; l’unica analisi è quella originata dalla norma e dall’applicazione lineare della stessa in fase giurisprudenziale.

Questo breve approfondimento non vuole condannare l’uso di lavori su fune di tipo acrobatico, al contrario il sottoscritto ritiene che, nel rispetto di tutte le parti in causa, un’informazione completa che non si ferma solo a rimarcare pochi aspetti positivi, non può che originare scelte consapevoli e quindi rispettose degli obblighi di Legge, evitando a committente, professionista e datori di lavoro di esporsi gratuitamente a rischi notevoli.

 

F.to Geometra Alessio Cencioni

Esperto in materia di sicurezza cantiere, autore di numerose pubblicazioni tra cui:

Lavori in quota e cadute dall'alto

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