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Valutazione del rischio ordigni bellici inesplosi: Coordinatore Sicurezza e le criticità nei piccoli cantieri per infrastrutture tecnologiche a rete.

22 December 16

Questo articolo intende approfondire il tema della valutazione del rischio da rinvenimento di ordigni bellici inesplosi, concentrandosi in particolare su alcune criticità peculiari e particolarmente significative associate ai piccoli cantieri per la realizzazione di opere a rete (tipicamente, reti di servizi interrati quali acquedotti, fognature, gasdotti, elettrodotti, servizi telefonici ecc.).

Usualmente, la realizzazione di tali infrastrutture avviene sulla base di un accordo quadro, tramite il quale un Ente commissiona ad un soggetto affidatario/esecutore i lavori, attivando lo stesso di volta in volta su singole tratte. Per ciascuna tratta, i lavori da realizzare risultano generalmente di breve durata, e spesso, nell'ambito dell'accordo quadro, sono posti in capo all' soggetto affidatario/esecutore anche oneri quali:

- progettazione esecutiva dell’intervento;

- ottenimento delle licenze ed autorizzazioni necessarie;

- indagini preliminari e simili.

È facile intuire come la nuova disposizione relativa alla valutazione del rischio da rinvenimento ordigni bellici inesplosi mal si adatti a questa tipologia di appalto. Generalmente, infatti, anche laddove i lavori siano eseguiti in regime di coordinamento della sicurezza (spesso, al contrario, si opera in regime di Piano Sostitutivo di Sicurezza), il Piano di Sicurezza e Coordinamento PSC è redatto in una fase precedente all'affidamento stesso, e pertanto dà delle indicazioni di carattere "tipologico" e non sufficientemente contestualizzate, non essendo spesso neanche definita esattamente la natura, il tracciato e le caratteristiche dell'infrastruttura che dovrà essere realizzata, magari anni dopo. In particolare, non è dunque possibile valutare analiticamente, al momento della stesura del PSC ed in particolare dei costi della sicurezza, il rischio da ordigni bellici inesplosi ed i necessari eventuali provvedimenti di bonifica con relativi costi. Addirittura, è spesso materia di contenzioso il fatto che le indagini di dettaglio relative alla possibile presenza di ordigni bellici competano alla Committenza oppure, per la natura dell’accordo quadro, all’Affidatario dei lavori, per analogia con altre tipologie di indagini, quali ad esempio quelle relative alla mappatura di dettaglio dei sottoservizi.

A proposito dei costi, non da sottovalutare è anche il problema della tariffa dei prezzi da applicare: solitamente i prezzari, regionali e non, individuano dei prezzi di riferimento per la sola attività di vera e propria bonifica ordigni bellici (ovvero indagine invasiva, con esecuzione di cavi) e non per la sola valutazione magnetometrica superficiale, che spesso, per queste piccole infrastrutture a rete con ridotta profondità di posa, è in larga misura sufficiente; inoltre i prezzi considerati si riferiscono a grandi estensioni da bonificare, mentre risultano totalmente inadeguati a remunerare un’attività di bonifica da eseguire su una modesta estensione a sviluppo lineare come quella necessaria per le infrastrutture tecnologiche a rete.

Da ultimo, sempre guardando le cose dalla prospettiva del Coordinatore Sicurezza per la Progettazione, anche se il comunicato del Ministero della Difesa del 3 maggio 2016 (“Precisazioni su indagini preliminari propedeutiche alla valutazione del rischio”) ha appunto introdotto uno strumento di aiuto al professionista, ovvero quello dell’indagine magnetometrica superficiale, da utilizzare insieme alle indagini storiche per la valutazione del rischio ordigni bellici inesplosi, tale tecnica, per esplicita previsione del Ministero, ha un’efficacia non superiore ad 1 mt. di profondità e non consente in nessun caso di escludere la presenza di ordigni bellici, anche entro tale fascia, ma solo di associare qualitativamente al rischio un livello basso/medio/alto: la responsabilità di far eseguire o meno una vera e propria bonifica, pertanto, è comunque lasciata al Coordinatore Sicurezza.

Merita infine una considerazione la circostanza per cui l’esecuzione dell’indagine magnetometrica dà spesso luogo a notevoli problematiche di natura pratica ed esecutiva nel caso in cui venga svolta, in particolare, in contesti urbanizzati, nei quali possono originarsi molti “falsi positivi” in presenza di oggetti metallici di natura completamente diversa rispetto ai residuati bellici.

In sintesi, nonostante chiarimenti e nuove Circolari, il Coordinatore Sicurezza è abbandonato a sé stesso sul merito di decidere e quindi imporre la bonifica che per ovvi motivi comporterà altresì un pesante aggravio di tempi e costi di realizzazione dell’intervento.

F.to ING. LUCA FONTANA

Ingegnere libero professionista esperto in sicurezza del lavoro, impiantistica ed acustica tecnica

(contatto: STUDIO FONTANA)

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