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Linee vita – ultime novità e costanti problematiche.

03 March 16

Normative Locali e Regionali non “omogenee”, disinteresse per un accesso sicuro alle coperture nelle Regioni del territorio nazionale dove non sono espressamente normate le indicazioni sui sistemi da installare, Testo Unico spesso ignorato per tali tipologie di intervento, uso improprio di linee vita e sistemi anticaduta e mancanza di qualifiche adeguate per l’utilizzo di tali sistemi.

Queste possono essere individuate come le priorità da risolvere in merito all’argomento linee vita e sistemi anticaduta, problematiche che dovrebbero (devono) essere affrontate anche con una sensibilizzazione dei soggetti coinvolti e con la propensione di questi ultimi a valutare l’installazione e l’utilizzo di tali sistemi come un valore aggiunto e non come un costo in “perdita”.

Andiamo con ordine partendo proprio dalla situazione normativa che viene letta spesso e a torto dagli Operatori, Professionisti e cittadini come un obbligo o meno sul rispetto di tali adempimenti, in base alla presenza eventuale di una norma regionale o locale specifica.

Questo “messaggio” è stato assimilato in modo distorto sia dalle committenze che dagli addetti ai lavori; la presenza o meno di Leggi specifiche locali non implica certo il mancato adempimento ad una doverosa riduzione dei rischi per opere in copertura, proprio nella considerazione che le legiferazioni locali sono “appendice” di dettaglio del Testo Unico D.Lgs. 81/2008 e non un ottemperanza dovuta a causa di un vuoto normativo.

L’accesso ed il transito sulla copertura degli edifici deve essere sicuro a prescindere che sulla stessa siano stati effettuati lavori più o meno invasivi ed è evidente come i soggetti in questo caso interessati (proprietari e/o conduttori di immobili e operatori) debbano porsi il problema vicendevolmente o, in caso di carenza informativa di una delle due parti, provvedere a darne corretta informazione.

Sappiamo che tra il dire e il fare c’è di mezzo una realtà caratterizzata spesso dall’opportunismo incosciente delle committenze in cerca sovente solo di prezzi convenienti unita alla propensione degli Operatori Economici di non farsi sfuggire qualsiasi occasione di lavoro, con la consapevolezza che la “lezione” viene imparata (forse) solo in caso di incidente occorso direttamente o di sentenze di merito per infortuni sul tema in questione.

L’occasione di un intervento in copertura, anche limitato sia nell’operatività che come durata (es. intervento antennista), non può non essere considerato come momento propedeutico per risolvere un problema che contrariamente alle credenze popolari, rimane in capo a operatore e committente.

La domanda nasce quindi spontanea nel chiedersi come risolvere questo mix esplosivo caratterizzato da scarsa informazione, opportunismo, limitata deontologia, massimi ribassi; evidentemente ognuno dovrebbe fare la sua parte dove per ognuno si intendono Organizzazioni di categoria ed associazionismo di imprese/lavoratori autonomi/conduttori di immobili, apparato Pubblico per la cittadinanza in genere ed Organizzazioni di Professionisti.

Senza questa comunione di intenti il problema appare inaffrontabile, partendo comunque dal presupposto che sia completamente ribaltato il concetto da mera “spesa aggiuntiva” a “valore aggiunto”, auspicando anche che possano essere valutate una riduzione in merito all’IVA da applicare per tali messe in sicurezza o una detrazione fiscale specifica.

Analizzato l’ambito generale, procediamo con l’altra criticità segnalata all’inizio in merito all’accesso effettivo nelle coperture già dotate di sistemi anticaduta – linee vita.

In ordine generale le problematiche possono individuarsi in due tipologie, la prima legata all’assenza di formazione specifica degli operatori e la seconda è di natura informativa, avendo spesso pubblicato normative locali le cui condizioni iniziali di applicazione sembrano escludere l’accesso e il transito in sicurezza anche nei casi in cui non siano previsti lavori di manutenzione straordinaria, ristrutturazione, ecc… dando per scontato che il cittadino/conduttore possa avere un know-how adeguato alla conoscenza di altre normative correlate. Tale evidenza può essere riscontrata anche nella L.R. 24/2015 (clicca e leggi), in vigore dal prossimo 21 aprile 2016, approvata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia in merito alla sicurezza sui lavori in quota.

La formazione specifica dei lavoratori è requisito obbligatorio per l’utilizzo di sistemi anticaduta e linee vita, l’abilitazione all’utilizzo dei DPI per i lavori in quota di III Categoria di “progettazione complessa destinati a salvaguardare da rischi di morte o di lesione gravi e di carattere permanente” è stata indubbiamente sottovalutata soprattutto per quelle realtà (lavoratori autonomi) il cui sistema di lavoro prevede adempimenti “minori” sull’idoneità professionale e che al tempo stesso sono i soggetti che vanno comunemente ad operare in copertura per brevi interventi di riparazione.

Da un confronto professionale emerge che dove le linee vita e i sistemi anticaduta sono stati installati il proprietario e/o conduttore dell’immobile si è sentito “tutelato” da ogni onere ulteriore pensando erroneamente che l’accesso alla copertura potesse in quel caso essere garantito a chiunque soprattutto nei casi in cui è stata predisposta anche l’attrezzatura per l’accesso direttamente in loco e dove, nel migliore dei casi si provvede a far visionare i documenti relativi, mentre nell’ordinarietà tali documenti non sono nemmeno posti all’evidenza dell’operatore, ignorando l’obbligo di verificare il requisito di idoneità tecnico professionale che dovrà essere dimostrata anche dall’abilitazione all’utilizzo dei DPI III categoria sopra richiamati.

L’informazione al proprietario/conduttore dell’immobile corre quindi in parallelo con il rispetto dei requisiti di formazione dell’operatore e nel caso in cui uno dei due requisiti risultano carenti/assenti deve intervenire l’altro soggetto a “salvaguardia” delle parti.

In ultima istanza, a prescindere dalle normative, corretto grado di applicazione ed informazione e ogni altro aspetto analizzato, è evidente la necessità di elevare il grado di sensibilità e professionalità dei soggetti coinvolti e che tutto ciò accada almeno contemporaneamente.

La filosofia basata sul concetto dell’impossibilità che accada proprio a me oltre a contenere un assurdo grado di rischio, ed essere un possibile costo sociale, va a coinvolgere anche gli altri soggetti, potendo sconvolgere in un attimo le vite di tutti.

Ci siamo chiesti da Professionisti quanto siamo disposti a “rischiare” in alternativa a una progettazione non eseguita o un intervento non realizzato per assenza di requisiti siano essi di qualsiasi tipologia e imputabili a committenze o operatori?. Il danno economico per una prestazione tecnica non eseguita (in coscienza) analizzato nel medio-lungo periodo è realmente da considerarsi come “danno”?.

Affidare un intervento al miglior offerente senza richiederne i requisiti previsti dalla Legge e viceversa effettuare un intervento in copertura senza che ci vengano date giuste e dovute garanzie e/o senza che abbia la formazione adeguata, ha realmente una convenienza economica nel medio-lungo periodo?.

Probabilmente quando queste domande saranno realmente prioritarie nella mente dei soggetti coinvolti in via preliminare all’opera e quando questi ultimi si abitueranno ad un’analisi diversa dal breve-brevissimo periodo, oltre ad una drastica riduzione dei rischi/infortuni si dimostrerà un elevato grado di cultura in termini di sicurezza.

F.to Geometra Alessio Cencioni

 

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