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Lavoratore Autonomo o Impresa Familiare?.

23 April 15
Con la definizione “lavoratore autonomo” si indica “persona fisica la cui attività professionale contribuisce alla realizzazione dell’opera senza vincolo di subordinazione”. Con la pubblicazione della Guida pratica per lavorare sicuri in cantiere – LAVORATORE AUTONOMO (edita da Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Direzione Territoriale del Lavoro di Padova, U.L.S.S. 15/16/17) tratteremo oggi le caratteristiche che individuano il Lavoratore Autonomo e quando quest'ultimo passa a vera e propria Impresa Familiare.
Il documento di cui sopra è rivolto principalmente al lavoratore, con una prima parte dedicata ai rischi principali che possono verificarsi in cantiere per quest’ultimo e le indicazioni sulla sicurezza:
*uso di attrezzature;
*cadute dall’alto;
*rischio seppellimento;
*rischio elettrico.
Nella seconda parte viene approfondito ogni aspetto di dettaglio inerente la figura del Lavoratore Autonomo a partire dalla definizione stessa che spesso ha generato equivoci di interpretazione tra Tecnici addetti ai lavori chiamati al ruolo di Direttore dei Lavori e Coordinatore per la Sicurezza.
Oltre al summenzionato art. 89 del D.Lgs. 81/2008che ha inquadrato il L.A. in termini legislativi, giuridicamente non vi è una definizione di dettaglio per quest’ultimo, salvo le indicazioni riportate all’interno dell’art. 2222 c.c. che tratta il Contratto d’Opera “quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo, un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente”.
E’ infatti proprio questo tipo di Contratto che il L.A. va a sottoscrivere con il Committente, ben diverso dal Contratto di Appalto che stipula invece un’Impresa.
Riassumendo quindi il Lavoratore Autonomo:
*non ha vincoli di subordinazione;
*non è obbligato a rispettare un orario di lavoro;
*non è coadiuvato da soci;
*non è dotato di lavoratori dipendenti, collaboratori (in tale definizione sono compresi anche “collaboratori familiari”).
In quest’ultimo caso, anche se il collaboratore non ha compiti “diretti” all’interno del cantiere ma solo per esempio di tipo amministrativo/contabile, il soggetto in questione trasla da L.A. a Impresa Familiare così come definita dall’art. 230 c.c.:
“Salvo che sia configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell'impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato. Le decisioni concernenti l'impiego degli utili e degli incrementi nonché quelle inerenti alla gestione straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell'impresa sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano all'impresa stessa”.
Come stabilito tale status si genera anche per collaborazioni con familiari che possono non essere contrattualizzate ma che abbiano comunque un regolare e continuo svolgimento. La collaborazione che porta alla costituzione di Impresa Familiare si configura per: parenti entro il III grado, "affini" entro il II grado, coniuge.
(Il documento è scaricabile nel download)
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