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Il rischio per l'esposizione a silice libera cristallina.

21 April 16

F.to Dottoressa Federica D’Ippolito - Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro Università degli Studi di Siena

Come è noto l’esposizione prolungata a polveri inorganiche è causa di patologie polmonari interstiziali croniche, note come pneumoconiosi, dal greco pneuma (polmone) - konis (polvere). Alcune pneumoconiosi, in particolare quelle da silice ed amianto, determinano la trasformazione del parenchima polmonare in tessuto fibroso, con conseguente compromissione della funzionalità respiratoria.

La silicosi è una ben nota pneumopatia occupazionale ancora oggi presente, causata dall’inalazione di polveri contenenti biossido di silicio (SiO2). Esistono numerose forme mineralogiche di silice libera, tra cui la silice libera cristallina (quarzo, tridimite, cristobalite), la silice libera amorfa anidra e la silice libera idrata. In natura la forma di silice libera più frequente è il quarzo, che rappresenta il più importante agente eziologico della silicosi.

Le lavorazioni che possono esporre all’inalazione di polveri di silice sono numerosissime:

1.       industrie estrattive;

2.       la perforazione di gallerie stradali, ferroviarie e di condotte idroelettriche;

3.       l’industria siderurgica;

4.       la fabbricazione di abrasivi;

5.       l’industria ceramica, del vetro, del grès;

6.       la lavorazione di pietre silicee (macinatori di quarzite, scalpellini del granito);

7.       alcune attività nel settore delle costruzioni.

Quanto al settore delle costruzioni, le operazioni più polverose si svolgono nei cementifici.  I cementi sono materiali naturali o artificialmente preparati dalla miscela di argille, calce, sabbia ed altri componenti, distinti, a seconda dell’impiego in cemento Portland o comune, cemento alluminoso, cemento refrattario etc. Il cemento refrattario contiene un’elevata percentuale di SiO2. Il cemento – amianto (“eternit”) è invece una miscela contenente elevate quantità di amianto crisotilo o anfibolico (crocidolite); ha avuto grande impiego in passato nell’edilizia industriale e può oggi costituire un rischio nelle operazioni di demolizione degli edifici o di manutenzione degli impianti.

La miscela del cemento Portland contiene una certa percentuale di silice libera cristallina; il rischio, comunque minimo, di “penumoconiosi da polveri miste a basso contenuto di silice libera”, è presente soprattutto nelle fasi di lavorazione del “crudo” ed è praticamente nullo nella manipolazione del cemento già formato. Il cemento invece contiene impurezze di bicromato di potassio (cromo esavalente) e solfato di cobalto ed è pertanto un sensibilizzante cutaneo responsabile di eczemi professionali.

Recentemente è stata ribadita dagli organismi internazionali (IARC-OMS) la correlazione positiva tra silicosi e cancro del polmone che peraltro, nel nostro Paese, viene anche riconosciuta da decenni ai fini assicurativi e medico legali.

Una “nuova” esposizione ad elevate concentrazioni di silice è emersa negli ultimi anni nel settore dei “marmi artificiali” o degli “agglomerati artificiali in quarzo o silice”. Si tratta di conglomerati di particelle silicee finemente macinate in resine polimeriche a formare per cottura e stampaggio pannelli, piani di lavoro, mattonelle etc. Tali materiali hanno trovato impiego per banconi di bar, piani di cucine, bagni etc. e sono caratterizzati da una buona resistenza all’usura, al caldo ed alle macchie. Il rischio di silicosi può esistere in mancanza di precauzioni ambientali, non solo in alcune fasi della produzione, ma anche nelle operazioni di taglio, sagomatura e rifinitura con utensili meccanici durante l’assemblaggio e l’installazione dei mobili e dei pannelli nella collocazione definitiva per l’uso.

In Italia le norme in materia di prevenzione e di tutela della salute in ambito lavorativo trovano oggi rispondenza nel D.lgs. 81/2008 e s.m.i. agli artt. 224 e 225 del Capo I “Protezione da agenti chimici”, Titolo IX, dove si fa riferimento esplicito:

1) alle misure e ai principi generali per la prevenzione dei rischi derivanti da agenti chimici pericolosi

2) alle misure specifiche di prevenzione e protezione da adottare per eliminare o ridurre tali rischi

In Italia non sono stati adeguati i valori limite per l’esposizione a silice libera cristallina; infatti essa non compare né tra gli elenchi dei valori limite di esposizione professionale per agenti chimici né tra quelli di sostanze, preparati e processi cancerogeni e mutageni di cui agli allegati XXXVIII e XLII del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i..

 

Per tutti questi motivi, il Network Italiano Silice (NIS), di cui l’Inail è uno dei fondatori, dal 2003 è costantemente impegnato nel promuovere iniziative mirate al contenimento delle esposizioni, divulgando documenti tecnici utili a gestire il rischio silicotigeno in tutti i suoi aspetti.

Il volume allegato rappresenta la versione aggiornata al 2015 dei documenti tecnici pubblicati dal NIS in tema di epidemiologia, normativa, sorveglianza sanitaria e metodi di campionamento ed analisi. Nel documento del NIS viene infatti proposta un’attività di sorveglianza sanitaria basata non più sulla semplice rilevazione del pericolo, bensì sull’evidenza, cioè sull’ esatta conoscenza dei luoghi di lavoro, del rischio di esposizione a silice libera cristallina e del rapporto esposizione/danno. In nessun modo comunque la sorveglianza sanitaria deve essere considerata alternativa ad interventi preventivi di provata efficacia né svincolata dalla più ampia valutazione e dalla gestione del rischio. La pubblicazione in formato pdf è disponibile collegandosi al link sottostante.

 

INAIL – LA VALUTAZIONE DELL’ESPOSIZIONE PROFESSIONALE A SILICE LIBERA CRISTALLINA

 

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Foto di copertina tratta dalla Pubblicazione

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