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Il rischio da temperature elevate nei cantieri edili, tra coordinatore sicurezza e datore di lavoro.

20 April 17

L’esposizione a temperature elevate degli operatori in cantiere è un rischio specifico che ad oggi la normativa non affronta direttamente; gli effetti del caldo e delle consuete ondate di calore che si abbattono sull’intera penisola nei periodi estivi non possono esimere le figure di riferimento all’interno dei cantieri nel valutare preventivamente il relativo rischio.

Analizzando il Testo Unico D.Lgs. 81/2008 e unendo i puntini, per così dire, si possono trovare tutti i riferimenti necessari al fine di valutare il rischio legato all’esposizione di temperature elevate sia nella sezione legata ai cantieri (Titolo IV), sia nella rimanente parte del testo.

Ricordiamo infatti che alcuni articoli riguardano i compiti del Datore di Lavoro (es. art. 15-28-96 e gli allegati IV & XIII) ma qual è il confine tra la valutazione del rischio prodotta da quest’ultimo e una corretta analisi delle temperature elevate da parte del Coordinatore Sicurezza eventualmente nominato per l’opera?.

In base a quanto riportato all’interno del documento “Il rischio da temperature elevate nei cantieri edili: gli effetti del caldo sulla saluteedito dal COMITATO REGIONALE DI COORDINAMENTO EX ART. 7 D. Lgs. 81/08 REGIONE TOSCANA:

 

“il CSP dovrà prevedere e valutare la gestione di tale rischio riportando le misure organizzativa nel PSC ed il CSE dovrà verificare la applicazione di tali misure da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, la presenza delle stesse misure nel POS (per gli aspetti specifici), provvedendo anche alla sospensione dei lavori per condizioni meteoclimatiche che possano configurare la presenza di un " pericolo grave e imminente" per la salute e la sicurezza dei lavoratori.”

 

Il professionista si troverebbe quindi di fronte al labile confine che spesso si palesa di fronte ai compiti di vigilanza interna del Datore di Lavoro e l’obbligo di alta vigilanza in capo al Coordinatore Sicurezza. Dove finisce la prima e dove prosegue la seconda, è argomento che spesso (purtroppo) viene demandato alle sentenze della Cassazione a seguito di accadimenti infortunistici.

Prima di arrivare al parere dello scrivente, urge fare una breve premessa rispetto a valutazioni per tipologie di rischio “simili” in cantiere; prendendo infatti il rischio di terremoto nel caso di opere effettuate in zona sismica, questo deve essere affrontato anche dal Coordinatore Sicurezza, con procedura specifica nel caso si manifestasse fisicamente questa problematica.

Come programmare però ciò che non si vede? e come farlo quando il rischio è anche correlato alla diversa resistenza fisica di ciascun operatore, oltre all’influenza di altri fattori ambientali spesso impossibili da valutare in fase (es. ESPOSIZIONE A RAGGI UV che può essere inversamente proporzionale anche alla stessa temperatura rilevata)?.

Si può obbiettare che le previsioni meteo hanno ormai una discreta affidabilità, ma come può processare questo rischio nella sua interezza il coordinatore sicurezza?.

Sappiamo che l’INPS riconosce la possibilità di sospensione dei lavori per temperature oltre i 34°, ma questo dovrebbe già essere indicato all’interno del DVR dell’Impresa (non nel PSC) insieme ad altri aspetti di organizzazione del lavoro (ss. ombreggianti, pause, ecc.) dettagliatamente descritti all’interno del documento “Il rischio da temperature elevate nei cantieri edili: gli effetti del caldo sulla salute”.

Le domande sono molte e come spesso accade, dove la normativa non chiarisce con puntualità, dovrebbe arrivare il buonsenso e l’esperienza del professionista, unita ad un rapporto di collaborazione con i soggetti esecutori.

Ritengo che sia errato procedere, nelle vesti di coordinatore sicurezza, ad una valutazione del rischio legato alle temperature elevate in cantiere all’interno di un Piano di Sicurezza e Coordinamento, proprio per le variabili in atto alcune delle quali descritte ai periodi precedenti.

Reputo però opportuno che il coordinatore sicurezza possa verificare se all’interno del P.O.S. e del Documento di Valutazione dei Rischi dell’Impresa questo aspetto sia stato opportunamente analizzato e nel caso richiedere un’integrazione per la valutazione del rischio caldo e procedure per mitigarlo.

Anche la corretta vigilanza in cantiere (ma non momento per momento) deve essere messa in atto dal coordinatore sicurezza che può certo interrompere le lavorazioni (es. in presenza di temperature oltre i 34 gradi), nel caso in cui si trovi ad essere presente in giornate dove i lavoratori sono particolarmente esposti, senza che il Datore di Lavoro o il Preposto abbiano dato seguito alle procedure previste nel loro DVR. Rimane comunque basilare la vigilanza del Datore di Lavoro e del Preposto che, garantendo continuità all’interno del cantiere, hanno (oltre ad un onere normativo) la possibilità di valutare gli effetti dell’esposizione a temperature elevate durante l’intera giornata.

Il confronto e non l’imposizione mi sono sempre apparsi come il metodo migliore per poter sviluppare un’attenta analisi delle criticità (anche sopravvenute rispetto ad una valutazione in fase progettuale), cercando soluzioni alternative come ad esempio l’autorizzazione alle lavorazioni al di fuori del normale orario di lavoro (fermi restando tutti gli obblighi ed adempimenti legati al rapporto tra Datore di Lavoro e lavoratore) o altre ipotesi che possono scaturire anche da una specifica riunione di coordinamento tra datore di Lavoro, preposto e RLS (anche di più Imprese).

Sappiamo che il lavoro del coordinatore sicurezza non è assolutamente facile per vari motivi e dobbiamo essere consapevoli che il limite normativo spesso può non essere la panacea di tutti i mali da un punto di vista pratico. Uno studio della USL 7 Siena (Zona Val d’Elsa) evidenziava come l’effettiva esposizione del lavoratore a temperature elevate fosse particolarmente ampliata al di sotto del casco di cantiere, raggiungendo picchi oltre i 40 gradi, anche per temperature ambientali registrate bel al di sotto dei 34 gradi (limite INPS). Sappiamo però che il CASCO IN CANTIERE È SEMPRE OBBLIGATORIO, così come stabilito recentemente dalla Cassazione e quindi come agire?.

In questo caso consentire l’utilizzo di cappelli o simili in operazioni dove non è previsto un rischio specifico per la testa del lavoratore è in linea con i dettami legati alla valutazione del rischio da temperature elevate in cantiere consentendo di ridurre la stessa esposizione ma al tempo stesso non è conforme con altri dettami di Legge.

Non esiste una via perfetta per salvaguardare la figura del coordinatore sicurezza dai rischi del ruolo che ricopre, ma a mio modesto parere ritengo che una condotta assennata e motivata da un confronto con le parti in causa, che si genera da una corretta informazione per originare soluzioni logiche, sia più che sufficiente a dimostrare la bontà del lavoro dello stesso coordinatore sicurezza, anche di fronte alla Legge ed ai Tribunali.

Se invece il ruolo del coordinatore sicurezza viene letto solo con un approccio legale cercando di salvaguardare la propria figura di fronte ad un ipotetico guaio giudiziario, non ci sarà probabilmente comunque nulla da eccepire se: si svilupperà un ulteriore DVR interno al PSC (invece di valutare quello dei soggetti coinvolti) o si obbligherà (senza rischi specifici) all’uso del casco, ma si sarà fatta sicurezza in cantiere solo su carta e non realmente.

Invito in ultimo a leggere tutto il contenuto del documento (presente nella zona download dell’approfondimento) “Il rischio da temperature elevate nei cantieri edili: gli effetti del caldo sulla salute” comunque molto interessante per una corretta conoscenza sull’argomento e un’effettiva valutazione del rischio in modo opportuno a prescindere dalla lettura che si vorrà dare al ruolo di coordinatore sicurezza.

 

 

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F.to Geom. Alessio Cencioni

www.studiotecnicocencioni.it

Libero Professionista con esperienza decennale sulla Sicurezza in Cantiere

 

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