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ADDETTI AI LAVORI > GIURISPRUDENZA

Il dovere di alta vigilanza in cantiere, la posizione Coordinatore Sicurezza Esecuzione per la Cassazione.

29 March 16

Cassazione Penale, Sez. 4, udienza 17 dicembre 2015, n. 11634.

Pubblichiamo un’altra sentenza in ordine ai doveri di vigilanza del coordinatore per la sicurezza che, in linea con l’ormai costante orientamento giurisprudenziale ( si veda anche : Cassazione: il Coordinatore e vigilanza “momento per momento” del cantiere.  Il dovere di vigilanza del coordinatore in caso di concorso di più imprese in cantiere secondo la Cassazione. ), conferma il principio secondo il quale il  dovere di vigilanza non riguarda la vigilanza momento per momento e la presenza fissa del coordinatore in cantiere, ma bensì la generale configurazione delle attività all’interno del cantiere.

IL FATTO

La Corte di appello di Trento aveva assolto, con motivazione “il fatto non sussiste”, il coordinatore per l’esecuzione di un cantiere dall’imputazione del reato di lesioni colpose per aver cagionato l’infortunio di un operaio per violazione delle norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.

Nello specifico al coordinatore per l’esecuzione veniva imputata, dallo stesso operaio infortunatosi, l’omessa verifica sulla corretta applicazione da parte dell’impresa esecutrice delle prescrizioni contenute nel PSC in quanto il suddetto operaio si era infortunato a seguito della caduta, dalla copertura di una baracca del cantiere priva di opere provvisionali che impedissero la caduta al suolo, da un’altezza di circa 3 metri.

Alla luce delle evidenze emerse in corso del giudizio, tra i quali il fatto che l’operaio era salito sulla copertura della baracca non per realizzare una qualche fase della lavorazione dell’opera, ma per eseguire una fase non prevedibile (non essendo terminati i lavori) quale il montaggio di un impianto di climatizzazione , la Corte di Appello di Trento assolveva il coordinatore per l’esecuzione.

Difatti la Corte di appello rilevava inoltre come:

-          il POS fosse stato correttamente redatto in quanto  contenente le misure da adottare per prevenire il rischio caduta;

-          parimenti correttamente era stato redatto il PSC, che prevedeva l’utilizzo di cinture di sicurezza agganciate nonché la realizzazione di parapetti in caso di mancata presenza di ponteggi;

-          non ci fosse stata violazione dell’obbligo di vigilanza in quanto la decisione di operare sulla copertura della baracca era stata presa dall’operaio in maniera autonoma e senza comunicarlo al coordinatore per l’esecuzione.

I MOTIVI DI RICORSO

Avverso la sentenza di assoluzione, l’operaio ha presentato ricorso per Cassazione  deducendo il vizio di mancata motivazione in quanto, a suo giudizio, la Corte di Appello non aveva argomentato alcunchè in ordine alla violazione da parte del coordinatore dell’obbligo di verifica sia dell’idoneità del POS che della corretta installazione di adeguate opere provvisionali.

Il ricorrente affermava difatti che il coordinatore per l’esecuzione, non avendo verificato l'idoneità del POS, aveva omesso di indicare alla ditta esecutrice (alle cui dipendenze lavorava l’operaio infortunato) le misure da apprestarsi nella lavorazione di smontaggio della struttura di copertura della baracca di cantiere; e che non aveva verificato la concreta adozione di misure provvisionali; circostanze indicate alla Corte di Appello, che avrebbe omesso di prenderle in considerazione (cit.).

 Analizzando il ricorso, la Corte di Cassazione ha rilevato come:

-          Il Giudice di Appello avesse già accertato come il POS contenesse l’indicazione delle misure da adottare in caso di lavorazioni comportanti rischio di caduta dall’alto;

-          secondo le previsioni recate dagli artt. 111 e 115 del d.lgs. n. 81/2008, le caratteristiche della copertura della baracca di cantiere non identificano una tipologia di rischio di caduta dall’alto diverso da quello individuabile negli altri posti di lavoro in quota;

-          la Corte di appello avesse già correttamente accertato come il coordinatore, alla luce dell’estemporaneità delle attività poste in essere dall’operaio, fosse all’oscuro della lavorazione.

LA POSIZIONE DELLA CASSAZIONE

Alla luce delle evidenza emerse nel corso del giudizio di Appello, non potendosi rimproverare al coordinatore di non essere stato permanentemente in cantiere proprio in ragione del dovere di alta vigilanza che grava su tale figura, i Giudici di Cassazione hanno dichiarato il ricorso dell’operaio inammissibile.

 

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ARGOMENTI: CANTIERE GIURISPRUDENZA INFORTUNIO COORDINATORE VIGILANZA CASSAZIONE