ADDETTI AI LAVORI > GIURISPRUDENZA

IN-SICUREZZA: Omicidio colposo e lesioni personali colpose sul luogo di lavoro: condotta penalmente rilevante e interruzione del nesso causale - Quando il comportamento del lavoratore può definirsi abnorme?

24 March 17

Riprende dall’articolo in-sicurezza: omicidio colposo e lesioni personali colpose sul luogo di lavoro: condotta penalmente rilevante e interruzione del nesso causale - il datore di lavoro ed il fatto lesivo dovuto all’imprudenza del lavoratore.

 

Il problema, in questa prospettiva, è quello di ricostruire in che termini la condotta del lavoratore possa ritenersi imprevedibile ed inevitabile, sì da poter assurgere a causa unica ed autonoma dell'evento lesivo, con esclusione della responsabilità del datore di lavoro (ex articolo 41, comma 2, c.p.). Ciò può verificarsi in presenza di comportamenti “abnormi” del lavoratore, come tali non suscettibili di controllo da parte delle persone preposte all’applicazione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro. In questa prospettiva, tradizionalmente era stato escluso che presenti le caratteristiche dell’abnormità il comportamento, pur imprudente, del lavoratore che non esorbiti completamente dalle sue attribuzioni, nel segmento di lavoro attribuitogli e mentre vengono utilizzati gli strumenti di lavoro ai quali è addetto, essendo l’osservanza delle misure di prevenzione finalizzata anche a prevenire errori e violazioni da parte del lavoratore, trattandosi di comportamento "connesso" all'attività lavorativa o da essa non esorbitante e, pertanto, non imprevedibile (cfr., per utili riferimenti, tra le altre, Sezione IV, 5 dicembre 2007, San Martino).. Con la sentenza della Sezione IV, 10 novembre 2009, parte civile Iglina ed altro in proc. Brignone ed altri ( v. in particolare, la scheda più avanti) si è esteso il concetto di “abnormità”, ammettendo che questo possa ravvisarsi anche in situazioni e in comportamenti “connessi” con lo svolgimento delle mansioni lavorative. In tale occasione, la Corte di legittimità, riprendendo alcuni spunti giurisprudenziali (cfr. Sezione IV, 3 giugno 2004, Giustiniani; nonché, Sezione IV, 27 novembre 1996, Maestrini), ha puntualmente precisato che il carattere dell’abnormità può essere attribuito non solo alla condotta tenuta in “un ambito estraneo alle mansioni” affidate al lavoratore e, pertanto, concettualmente al di fuori di ogni prevedibilità per il datore di lavoro, ma anche a quella che pur “rientrando nelle mansioni proprie” del lavoratore sia consistita in qualcosa di radicalmente, ontologicamente lontano dalle pur ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nell’esecuzione del lavoro. Ciò che conta, in sostanza, è la considerazione della prevedibilità/imprevedibilità della condotta del lavoratore, che può presentarsi negli stessi termini anche quando si discuta di attività strettamente connesse con lo svolgimento dell’attività lavorativa. Per converso, l’ipotesi tipica di comportamento “abnorme” è quella del lavoratore che provochi l'infortunio ponendo in essere, colposamente, un'attività del tutto estranea al processo produttivo o alle mansioni attribuite, realizzando in tal modo un comportamento "esorbitante" rispetto al lavoro che gli è proprio, assolutamente imprevedibile (ed evitabile) per il datore di lavoro (come, ad esempio, nel caso che il lavoratore si dedichi ad un'altra macchina o ad un altro lavoro, magari esorbitando nelle competenze attribuite in esclusiva ad altro lavoratore).

Il percorso di rigore qui patrocinato, perché l’unico coerente con i principi della responsabilità personale colpevole, evita di trasformare la posizione di garanzia in una sorta di fonte automatica di responsabilità oggettiva, basata solo sulla “posizione” giuridica del soggetto, e consente, nel contempo, di attribuire il giusto rilievo alla nozione del “comportamento abnorme” del lavoratore che, come tale, non può che essere concettualmente “residuale” ed eccezionale [proprio perché rilevante per recidere il nesso di causalità ex articolo 41, comma 2, c.p.], mentre la prevalente, tralaticia interpretazione finisce con il trasformarla quasi in una vuota affermazione retorica [tanto che è evocata, pressoché sempre, in una prospettiva negativa, ossia per affermare, e mai per escludere, la responsabilità del datore di lavoro].

 

F.to Patrizia Piccialli Consigliere della IV Sezione penale della Corte di Cassazione

Fonte: www.procuratrento.it

 

Potrebbero interessarti anche:

 

ENEWSPRO – COORDINATORE SICUREZZA E LAVORO NERO IN CANTIERE.

 

IN-SICUREZZA: OMICIDIO COLPOSO E LESIONI PERSONALI COLPOSE SUL LUOGO DI LAVORO: CONDOTTA PENALMENTE RILEVANTE E INTERRUZIONE DEL NESSO CAUSALE - IL DATORE DI LAVORO ED IL FATTO LESIVO DOVUTO ALL’IMPRUDENZA DEL LAVORATORE.

 

IN-SICUREZZA: OMICIDIO COLPOSO E LESIONI PERSONALI COLPOSE SUL LUOGO DI LAVORO: CONDOTTA PENALMENTE RILEVANTE E INTERRUZIONE DEL NESSO CAUSALE - GLI OBBLIGHI DEL LAVORATORE.

 

Tieniti sempre aggiornato anche tramite:

 

NEWSLETTER SETTIMANALE

 

Note redazionali: si prega di visionare la data di pubblicazione dell’articolo, le eventuali norme richiamate potrebbero essere superate.

 

STAMPA ARTICOLO

ARGOMENTI: CASSAZIONE LAVORATORE COMPORTAMENTO ABNORME DATORE DI LAVORO SICUREZZA