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Cordino e corde di sicurezza per lavori su fune.

19 September 17

Dispositivo di protezione individuale obbligatorio in tutti quei casi in cui pur essendo già state adottate tutte le possibili misure tecniche di prevenzione, anche di protezione collettiva, o nell’impossibilità tecnica di adottare DPC, permane un rischio residuo di caduta dall’alto, in combinazione con imbracature. Si rende necessario in quelle particolari fasi lavorative in cui l’operatore è esposto al rischio di caduta dall’alto della copertura o di parti di essa aperte sul vuoto dalle quali è possibile cadere da altezza superiore a 200 cm rispetto a un piano stabile (vani scale, porzioni non portanti della copertura, lucernari, cavedi, passerelle, ecc.). Il suo uso in cantiere deve essere limitato nel tempo (piccole manutenzioni) e qualora le lavorazioni richiedessero tempi più lunghi deve essere utilizzato solo per il tempo necessario alla messa in opera delle opere provvisionali occorrenti, non potendosi mai sostituire ad un DPC, anche di tipo temporaneo.

Un cordino, conforme alle norme, può essere impiegato sia come elemento semplice di collegamento, e prende il nome di “cordino di posizionamento sul lavoro”, che come componente di un sistema arresto caduta; in quest’ultimo caso, se utilizzato senza assorbitore di energia, non può trattenere una caduta per un’altezza superiore a m 0,60.

La normativa di riferimento per cordino e corde di sicurezza è:

*D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81

Artt.74-79 Uso dei dispositivi di protezione individuali

Titolo IV Cantieri temporanei o mobili

 Art. 107 Definizioni

Art. 116 Obblighi dei datori di lavoro concernenti l'impiego di sistemi di accesso  e di posizionamento mediante funi

*D.M. 22 maggio 1992, n. 466

*Circ. 20 gennaio 1982 n. 13, artt. 0-6 e Allegati, PARTE I;

*UNI EN 354 Cordini

*UNI EN 358 Cinture di posizionamento sul lavoro e cordini di posizionamento sul lavoro

*UNI EN 362 Connettori

*UNI EN 363 Sistemi di arresto caduta

*UNI EN 364 Metodi di prova per i componenti

*UNI EN 365 Informazioni del fabbricante e marcatura

Il cordino o la corda, dotato di due terminali alle estremità (connettori, anelli, cappi cuciti) e con una lunghezza non superiore ai 200 cm. (compresi i terminali e l’assorbitore di energia), può essere realizzati in diversi materiali: fibre sintetiche, cinghia, catena, fune metallica e fune da alpinismo.

I cordini si usano in combinazione con un’imbracatura al fine di costituire un sistema di arresto caduta, se sprovvisti di assorbitore di energia possono trattenere una caduta per un’altezza non superiore a m 0,60.

Tale componente “cordino”, è sempre collegato al sistema di trattenuta che nel suo complesso ha il compito di sostenere il corpo dell’operatore e di tenerlo durante la caduta e dopo l’arresto della caduta stessa. Ogni DPI “cordino” deve essere:

- realizzato nel rispetto dei criteri di ergonomicità e funzionalità per l’utilizzatore;

- costituito da materiale resistente: le cinghie, le corde e i cucirini devono essere in fibra continua vergine o in fibre tessili sintetiche a più fili resistenti alle muffe ed alle sollecitazioni dinamiche previste per il loro utilizzo, poco sensibili ai fenomeni dell’invecchiamento, con resistenza a rottura nota di almeno 0,6 N/tex; le funi metalliche devono essere in acciaio inossidabile, e nel caso in cui non lo siano devono essere zincate; le catene devono rispettare le caratteristiche previste per le catene di almeno 6mm riportate nelle ISO1835 e ISO 1834.

- di almeno 10 cm e fissato mediante impalmatura o altro sistema capace di impedirne l’apertura durante l’utilizzo (per corde inguainate con impiombature nelle parti terminali).

Tutte le parti metalliche del cordino devono essere protette contro la corrosione, ad eccezione delle catene e/o delle funi in metallo; in particolare i connettori devono essere conformi alla UNI EN 362.

Tutti gli elementi costituenti il cordino devono essere in buono stato di conservazione; il cordino deve essere mantenuto in stato di efficienza e di igiene; in caso sia necessario provvedere a sostituzioni di parti e/o riparazioni, deve rimanere in azienda traccia documentale delle stesse, e comunque le stesse devono essere condotte assicurando il livello di qualità prestazionale garantito dal fabbricante al momento dell’acquisto.

Deve essere resistente nel suo insieme e in ogni sua parte al massimo sforzo cui può essere assoggettato, secondo le prove di resistenza statica e dinamica, in particolare bisogna sempre assicurare che il cordino, sottoposto a sollecitazioni d’utilizzo,  non si strappi e non si rompa.

I connettori non devono avere bordi a spigolo vivo o scabri al punto da poter tagliare, usurare e quindi danneggiare l’integrità delle corde, funi, catene e cinghie cui sono connessi e/o causare ferite all’operatore. La possibilità di apertura involontaria deve essere scongiurata, preferendo sistemi automatici e/o manuali apribili con almeno due movimenti consecutivi e intenzionali da parte dell’utilizzatore.

Da una ispezione visiva dovrebbe essere verificata ai fini dell’analisi dello stato di conservazione, e quindi dell’utilizzo, almeno la sussistenza dei seguenti requisiti:

*funi integre; la presenza di elementi metallici non corrosi; il colore delle cuciture deve essere in contrasto con quello delle cinghie;

*il libretto del fabbricante con le istruzioni;

Irrinunciabile: la marcatura CE sul cordino e il testo che deve essere in Italiano, e deve identificare il modello/tipo di cordino; un pittogramma che deve indicare l’obbligo di lettura delle informazioni fornite dal fabbricante; deve essere riportato il n° della norma europea EN 354.

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Testo a cura di: Regione Toscana, D.G. Diritti di cittadinanza e coesione sociale, Settore Prevenzione Igiene e Sicurezza sui luoghi di lavoro, che ne coordina l'attività (ing. Irene Chirizzi), affidata agli operatori dell'Azienda USL10 (coordinati da dr. Maurizio Baldacci) di Firenze per il sistema editoriale, all'. Arch. Roberto Angioni e Arch. Ilaria Saratti per conto della Fondazione Centro Studi e Ricerche Professione Architetto per la parte dei contenuti, previa validazione da parte della Regione Toscana coadiuvata da ASL3 (ing. Massimo Selmi), ASL5 (ing. Andrea Cini), ASL7 (dr Rolando Giomarelli) e ASL10 (ing. Alessandro Matteucci).

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