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Cassazione-lavori in quota: il ruolo del CSP- CSE sulla protezione delle aperture in copertura.

28 March 18

Analizziamo la sentenza n. 12673/2018 della Cassazione inerente infortunio originato dai lavori in quota. Il CSP-CSE si difende con motivazioni che evidenziano la necessità di operare in modo organico e soprattutto appuntando in forma scritta quanto ordinato, imponendo l’aggiornamento dei documenti di cantiere interessati.

 

IL FATTO

Durante i lavori di ristrutturazione di un importante palazzo storico in Firenze, che comprendevano anche opere in copertura, il dipendente della Società XX che agiva in regime di sub-appalto saliva in quota pur con mansioni di magazziniere e cadeva da un’apertura posta sul piano di calpestio della copertura occultata da un pannello di materiale isolante. L’accesso alla copertura era stato richiesto dal direttore di cantiere (dipendente di altra Impresa) e non era la prima volta che avveniva, perché la procedura di lavoro prevedeva la stesura di teloni protettivi impermeabili sulla copertura in corso di manutenzione. L’operaio precipitato eseguiva questi lavori in quota coadiuvando lavoratori anche di altre Imprese; al momento della caduta la zona interessata era interessata dalla stesura si pannelli di materiale isolante e quindi questo rendeva impossibile percepire direttamente il pericolo di un’apertura sul solaio, completamente nascosta alla vista.

Al momento dell’infortunio, come rilevato dagli Organi Ispettivi intervenuti, tutte le aperture sulla copertura (lucernari) erano privi di infissi, coperti dai suddetti pannelli di materiale isolante ed erano stati posizionati anche i teloni impermeabili. Sull’apertura in copertura oggetto dell’infortunio erano stati applicati al di sopra del pannello e del telo, delle assi di legno dopo l’infortunio e il Tecnico A.S.L. certificava come al di sotto del lucernario vi fosse un ponteggio posizionato però in modo disallineato rispetto all’apertura in copertura, forse a causa dello spostamento dell’opera provvisionale avvenuto da parte di operai di altra impresa per opere interne di muratura.

 

Veniva condannato dal Tribunale di Firenze il CSP e CSE ritenuto responsabile di:

-aver omesso di “avere omesso di adottare e mettere in opera adeguate impalcature, ponteggi o opere provvisionali, idonee a eliminare i pericoli di caduta delle persone(cit.)

-aver cagionato lesioni personali gravi al lavoratore infortunato che operava al di sopra dei mt. 2 di altezza;

-non aver verificato e controllato l’applicazione delle procedure contenute nel PSC da parte delle imprese esecutrici;

-non aver verificato l’idoneità del POS e il suo eventuale adeguamento rispetto all’evoluzione dei lavori e quindi dei rischi aggiuntivi;

-non aver sospeso i lavori pur avendo accertato la mancata predisposizione di DPC (ponteggio).

 

La Corte di Appello ancora la responsabilità del CSP-CSE alla mancata valutazione dei rischi sulle aperture in copertura (10) e relativo studio delle misure di prevenzione da adottare all’interno del PSC e di conseguenza nel POS dell’impresa di cui era dipendente l’operaio infortunato.

Dal Giornale dei lavori emergeva che il CSP-CSE aveva svolto sopralluoghi in cantiere ma che le indicazioni sulla predisposizione di ponteggi erano del tutto generiche e senza specifico riferimento alle procedure della lavorazione specifica; la stesura del telo al termine della giornata lavorativa implicava la rimozione dei dispositivi di protezione (parapetti) intorno ai lucernari e per tale motivo doveva essere presa in analisi l’installazione di una protezione interna al di sotto del piano di calpestio in copertura.

Inoltre essendo presenti internamente ed esternamente più imprese, il CSP-CSE non aveva previsto misure di coordinamento e di informazione comune a tutti i soggetti interessati.

 

Il CSP-CSE ricorre in Cassazione con due motivi principali:

1.il posizionamento di una lastra di pannello isolante su ogni apertura al termine della giornata lavorativa al fine di coadiuvare il telo impermeabilizzante era stata erroneamente considerata una “modalità abituale di lavoro” (cit.) e non un’iniziativa autonoma del lavoratore, il tutto in contrasto con le emergenze probatorie.

Il CSP-CSE aveva previsto un ponteggio interno al fine di salvaguardare dalla caduta gli operatori in copertura; lo stesso però era stato spostato da altri operai per effettuare un lavoro non previsto, programmato e di cui nemmeno il capo cantiere era stato informato.

2. la motivazione addotta dalla Corte d’Appello era illogica nella considerazione che il CSP-CSe aveva regolarmente svolto sopralluoghi in cantiere (settimanali) che avevano originato l’indicazione in contraddittorio con il RL (Responsabile dei Lavori) e il Capo cantiere sulla previsione di una doppia “sicurezza”.

Durante la giornata doveva essere installata una protezione perimetrale ai lucernari con parapetti in legno e al termine della giornata era prevista l’installazione di tavole in legno sopra il lucernario per consentire il posizionamenti dei teli

Lo stesso Tecnico non era stato avvisato “della contemporanea esecuzione di più lavori nel palazzo, talché lo spostamento del ponteggio avvenuto dagli operai dell'altra ditta che lavorava all'Interno non poteva essergli addebitato” (cit.)

 

DIRITTO

La Cassazione, sottolinea come la Corte d’Appello abbia correttamente esaminato le censure del CSP-CSE e sia giunta alle medesime conclusioni del Tribunale di Firenze sulle responsabilità del Tecnico, il tutto in modo logico ed aderente alla normativa in materia.

La Cassazione prima di esaminare i motivi del ricorso ricorda che le funzioni del CSP-CSE risalgono al D.Lgs. 494/96:

“In base a tale normativa il coordinatore per l'esecuzione è tenuto: a verificare, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l'applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel Piano di Sicurezza e di Coordinamento (PSC) e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro; a controllare l'idoneità del Piano Operativo di Sicurezza (POS), assicurandone la coerenza con il PSC, che deve provvedere ad adeguare in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, valutando le proposte delle imprese esecutrici dirette a migliorare la sicurezza in cantiere; a verificare che le imprese esecutrici adeguino, se necessario, i rispettivi POS; ad organizzare tra i datori di lavoro, ivi compresi i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento delle attività nonché la loro reciproca informazione; a verificare l'attuazione di quanto previsto negli accordi tra le parti sociali al fine di realizzare il coordinamento tra i rappresentanti della sicurezza finalizzato al miglioramento della sicurezza in cantiere; a segnalare, al committente o al responsabile dei lavori, le inosservanze alle disposizioni degli artt. 94, 95 e 96, e art. 97, comma 1, e alle prescrizioni del PSC, proponendo la sospensione dei lavori, l'allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere, o la risoluzione del contratto in caso di inosservanza; a dare comunicazione di eventuali inadempienze alla Azienda Unità Sanitaria Locale e alla Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competenti; a sospendere, in caso di pericolo grave e imminente, direttamente riscontrato, le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti effettuati dalle imprese interessate.

Con riferimento, in particolare, alle attività lavorative svolte in un cantiere edile, il coordinatore per l'esecuzione dei lavori è titolare di una posizione di garanzia che si affianca a quella degli altri soggetti destinatari della normativa antinfortunistica, in relazione ai compiti di alta vigilanza sopra descritti.”

 

Con riferimento anche alla giurisprudenza consolidata in materia il CSE si deve adoperare affinché sia verificata in concreto l’attuazione delle procedure previste nel PSC.

Con riferimento al primo motivo del ricorso, la Cassazione evidenzia il corretto operato della Corte d’Appello che aveva analizzato il posizionamento della lastra di coibentazione a copertura dell’apertura escludendo in modo logico che questa operatività fosse da ricondursi ad una estemporanea iniziativa del lavoratore.

Quanto asserito dal CSP-CSE in merito alle procedure di messa in sicurezza durante le ore lavorative e non lavorative dei lucernari, concordate con il Capo cantiere e il RL, non trovava riscontro all’interno del PSC, del POS, del Giornale dei Lavori e all’atto pratico; la suprema corte evidenzia come a seguito dell’infortunio e del successivo sopralluogo degli Organi Ispettivi, l’anomala procedura di coprire le aperture con pannello di materiale isolante era evidente in tutti i lucernari della copertura.

Relativamente al richiamo sull’avvenuta installazione di un ponteggio a protezione della caduta degli operatori dalla copertura, lo stesso non era idoneo alla funzione e lo spostamento di quest’ultimo pone in evidenza proprio il mancato coordinamento da parte del CSE rispetto ai vari soggetti esecutori coinvolti all’interno del cantiere.

Per ultimo nei rimanenti lucernari, sempre coperti solo con lastra di coibentazione, non era presente alcuna opera provvisionale sottostante evidenziando “l’inadeguatezza dei sistemi di sicurezza (cit.)

Dunque secondo la Cassazione, la sentenza della Corte d’Appello ha correttamente delineato i compiti (alta vigilanza – ndr) normalmente previsti per il CSE; rigetta quindi il ricorso di quest’ultimo.

 

F.to Redazione Tecnica

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