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Cassazione e coordinatore sicurezza: l’alta vigilanza può giustificare la prolungata assenza dal cantiere?.

03 May 17

Cassazione e coordinatore sicurezza ancora a confronto sul caso di un infortunio avvenuto durante una fase di lavoro non conforme a quanto indicato nei documenti PSC e POS. Il CSE può “nascondersi” dietro il concetto di alta vigilanza se non procede a verificare l’andamento dei lavori e gli eventuali necessari aggiornamenti documentali?. Questo il tema della sentenza Cassazione Penale, Sez. 3, 27 aprile 2017, n. 19970.

IL FATTO

Durante la prima fase di inizio dei lavori all’interno di un cantiere avveniva un grave infortunio ad un operatore (figlio del Titolare dell’Impresa Esecutrice) occorso a causa del ribaltamento del muletto all’interno di un fossato.

Veniva condannato all’ammenda di € 2.000,00 dal Tribunale di Forlì il CSE (coordinatore sicurezza in fase di esecuzione) ai sensi degli articoli:

*91, comma 1 lettera a) del D.Lgs. 81/2008

Obblighi del coordinatore per la progettazione

1. Durante la progettazione dell’opera e comunque prima della richiesta di presentazione delle offerte, il coordinatore per la progettazione:

a) redige il piano di sicurezza e di coordinamento di cui all’articolo 100, comma 1, i cui contenuti sono dettagliatamente specificati nell’ALLEGATO XV;

 

*92, comma 2 lettera b) del D.Lgs. 81/2008.

Obblighi del coordinatore per l’esecuzione dei lavori

b) verifica l’idoneità del piano operativo di sicurezza, da considerare come piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e coordinamento di cui all’articolo 100, assicurandone la coerenza con quest’ultimo, ove previsto, adegua il piano di sicurezza e di coordinamento di cui all’articolo 100, ove previsto, e il fascicolo di cui all’articolo 91, comma 1, lettera b), in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, valutando le proposte delle imprese esecutrici dirette a migliorare la sicurezza in cantiere, verifica che le imprese esecutrici adeguino, se necessario, i rispettivi piani operativi di sicurezza;

 

Il ricorso del coordinatore sicurezza alla Cassazione si è basato sui seguenti motivi di sintesi:

1. in merito alla mancata coerenza tra PSC (Piano di Sicurezza e Coordinamento) e POS (Piano Operativo di Sicurezza) per la specifica fase di lavoro relativa alla movimentazione dei materiali, la sentenza del Tribunale di Forlì non aveva argomentato tale aspetto che anzi poteva considerarsi espletata visto che per le lavorazioni indicate, il particolare dettaglio e richiamo normativo all’interno del PSC poteva essere “completato” da un POS molto ridotto. Inoltre all’interno dei due documenti non erano presenti procedure incompatibili tra loro.

2. La presenza del muletto per le movimentazioni dei materiali veniva indicata al CSE solo al momento dell’informazione sull’avvenuto infortunio (dopo 20 giorni dall’inizio ufficiale dei lavori).

3. L’incidente era avvenuto al di fuori dell’area di cantiere (ove il coordinatore sicurezza aveva ben dettagliato le aree di carico e scarico dei materiali) e determinato da singola iniziativa dell’operatore e del Datore di Lavoro.

4. le scelte progettuali di cui al citato punto 3 garantivano un’area di lavoro con assenza di fossi e morfologia tale da rendere le lavorazioni assenti da ogni tipo di rischio.

 

DIRITTO

La Cassazione, sottolinea come vi sia “la relazione tra l'attività progettuale dell'odierno ricorrente e la concreta operatività del cantiere” (cit.). Stabilito che il ricorrente coordinatore sicurezza non ha contestato:

* i compiti a lui affidati dal D.Lgs. 81/2008 come CSP e CSE;

* la lacunosità del POS riscontrata in sentenza dal Tribunale di Forlì;

all’interno del PSC dovevano essere disciplinate le operazioni di carico e scarico “tenendo in considerazione i mezzi in dotazione del cantiere secondo il POS, ma e soprattutto dell'evoluzione dei lavori e delle eventuali modifiche intervenute, accertandosi che le imprese esecutrici adeguassero i rispettivi piani operativi di sicurezza alle indicazioni inserite nel PSC" (cit. motivazione del provvedimento impugnato).

L’affermazione può ritenersi motivata dalla presenza all’interno del PSC della fase di lavoro inerente la realizzazione con rullo compattatore di un piano di lavoro per la movimentazione del materiale, che non trova riscontri nel POS (ove erano indicate altre operatività per la movimentazione dei materiali), rendendo quindi quest’ultimo difforme dai contenuti del PSC (così come indicato nelle motivazioni della sentenza del Tribunale di Forlì e anche tra i contenuti del ricorso presentato dal coordinatore sicurezza).

La Cassazione sottolinea come già in precedenti sentenze emesse “il coordinatore per l'esecuzione dei lavori ha non soltanto compiti organizzativi e di raccordo tra le imprese che collaborano alla realizzazione dell'opera, ma deve anche vigilare sulla corretta osservanza delle prescrizioni del piano di sicurezza…. in particolare adeguando il piano di sicurezza in relazione allo stato di avanzamento dei lavori, vigilando sul rispetto dello stesso e sospendendo le singole lavorazioni in caso di pericolo grave ed imminente” (cit.).

Il concetto di alta vigilanzaha ad oggetto quegli eventi riconducibili alla configurazione complessiva, di base, della lavorazione e non anche gli eventi contingenti, scaturiti estemporaneamente dallo sviluppo dei lavori medesimi e, come tali, affidati al controllo del datore di lavoro e del suo preposto” (cit. sentenza 46991/2015) ma considerato che l’uso del muletto poteva ritenersi necessario fin dall’inizio del cantiere e che lo stesso era stato noleggiato fin dai primi giorni dell’apertura dei lavori, valutata la totale assenza in cantiere proprio del CSE dall’inizio delle operazioni al giorno dell’infortunio (20 gg.), matura in se proprio il concetto di assenza di alta vigilanza tramite la quale il coordinatore sicurezza avrebbe potuto anche effettuare misure correttive o alle operatività di cantiere e/o al PSC e POS.

Per tale aspetto la Cassazione respinge il ricorso del coordinatore sicurezza.

 

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