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Cassazione Penale: Previsione del rischio di investimento nel POS e PSC durante cantiere stradale.

24 June 15

Il comportamento abnorme del lavoratore costituisce circostanza esimente della responsabilità dei garanti individuati dalla normativa antinfortunistica (nel caso di specie datore di lavoro e coordinatore per la sicurezza) unicamente nel caso in cui sia provato che l’abnormità del comportamento, caratterizzata da un livello di imprevedibilità e stranezza tale da non poter essere controllato, sia stata la causa dell’evento mortale o lesivo.

La Cassazione Sez. 4, 08 giugno 2015, n.24460 torna nuovamente ad affrontare il tema del comportamento abnorme del lavoratore infortunatosi all’interno di un cantiere rimarcando l’estrema rarità delle ipotesi in cui possa configurarsi  l’interruzione del nesso di casualità tra l’evento lesivo e la violazione degli obblighi previsti dalla normativa infortunistica in capo ai soggetti individuati quali titolari di posizioni di garanzia.

Nello specifico la Suprema Corte, a seguito di ricorso avanzato dai datori di lavoro della ditta appaltatrice e subappaltatrice e dal coordinatore per la sicurezza che si erano visti condannare dalla Corte di Appello di Torino, si è trovata ad esaminare il caso qui di seguito descritto.

Il FATTO: un autista fresatore, manovratore della macchina scarificatrice del manto stradale nell’ambito di un appalto per lavori di pavimentazione nella città di Torino, veniva investito da un mezzo pubblico mentre scendeva dalla suddetta macchina subendo lesioni personali con prognosi di 40 giorni.

L’autista stava uscendo dal predetto veicolo dopo esservi salito solo momentaneamente, prima che il cantiere venisse segnalato e delimitato, al fine di accendere il motore e consentire di avviare e concludere il pre-riscaldamento dello stesso durante la fase di delimitazione del cantiere.

Assolti in primo grado, la Corte di Appello ribaltava la sentenza del Tribunale di Torino addebitando le seguenti violazioni:

-  ai legali rappresentanti della ditta appaltatrice e della ditta subappaltatrice, sia la violazione dell’art. 4, comma 2 e dell’art. 9, comma 1, lett) e bis e dell’ art. 12 del D.Lgs. 494/1996 per non  aver valutato in maniera compiuta all’interno dei rispettivi POS il rischio di investimento stradale e per non aver predisposto le misure idonee a delimitare il cantiere, sia la violazione degli artt. 21 e 22 del d.lgs. 626/1994, per non aver accuratamente formato e informato il lavoratore;

-  al coordinatore per la sicurezza, veniva addebitata, a titolo di colpa specifica, la violazione dell’art. 5 comma 1, lett. A e B del D.Lgs. 494/1996,  per non aver verificato e controllato l’applicazione delle disposizioni previste dal PSC e delle corrette procedure lavorative, e per non aver richiesto integrazioni in considerazioni delle carenze dei POS dell’impresa appaltatrice e subappaltatrice.

Entrambi i datori di lavoro, nonchè il coordinatore per sicurezza, proponevano ricorso lamentando in sintesi che in realtà il PSC prevedeva espressamente come l’attività di messa in moto del veicolo dovesse essere considerata attività lavorativa e che, come tale , dovesse essere effettuata solo una volta delimitato il cantiere. Specificavano inoltre che il lavoratore infortunatosi aveva deliberatamente deciso di accedere e scendere dal lato esposto al traffico nonostante avesse in dotazione il libretto di istruzioni della macchina, dove si prescriveva espressamente sia di transennare i luoghi durante l’utilizzo del macchinario al fine di deviare a distanza di sicurezza il traffico, sia di accedere alla macchina dal lato dove non transitavano veicoli.  

La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso proposto dai suddetti soggetti ed osservando come nel frattempo fosse intervenuto il termine massimo prescrizionale dei reati contestati, ha proceduto alla sola analisi delle statuizioni civili applicabili al caso rilevando quanto segue.

In primo luogo la scarsa accuratezza e puntualità del PSC relativamente alla presenza di una corretta descrizione (decisiva al fine di evitare il verificarsi dell’evento lesivo) di tutte le preventive cautele che avrebbe dovuto mettere in atto il lavoratore prima di approcciarsi alla macchina scarificatrice, soprattutto alla luce delle dimensioni del macchinario.

Determinante a tal riguardo, per poter accertare definitivamente quanto fosse stata carente e inadeguata l’attività formativa all’interno del cantiere, è stata la testimonianza di un lavoratore il quale ha confermato in giudizio la prassi di mettere in moto il macchinario prima che il cantiere fosse delimitato.

In secondo luogo, i Giudici di Cassazione hanno fortemente sottolineato come la suddetta prassi di attivare il macchinario ancor prima che il cantiere fosse stato segnalato, non sarebbe certamente dovuta sfuggire alla vigilanza  del Coordinatore per la Sicurezza.

Infine, la Corte ha escluso l’interruzione del nesso di casualità per comportamento abnorme del lavoratore infortunato in quanto secondo i Giudici la decisione di salire dal lato dove era in corso il flusso del traffico poteva certamente essere qualificabile come scelta prevedibile e quindi, in quanto tale, rientrante nelle condotte plausibili che devono essere oggetto di controllo da parte dei garanti.

Per le ragioni di cui sopra, la Cassazione ha rigettato i ricorsi ai fini civili.

 

 

 

 

 

 

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