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Cassazione: lo stato di ebbrezza può generare un comportamento anomalo o imprudente?.

13 December 17

Analizziamo la sentenza n. 36272/2012 della Sezione IV della Corte di Cassazione, che affronta l’infortunio mortale ad un lavoratore precipitato a terra dall’alto; lo stato di ebbrezza di quest’ultimo è da considerarsi origine di un comportamento imprudente o di un comportamento anomalo del lavoratore?.

 

IL FATTO

A seguito di un infortunio mortale occorso all’interno di un cantiere, veniva condannato dal Tribunale di Acqui Terme e dalla Corte di Appello di Torino il datore di lavoro; il lavoratore precipitava dall’alto mentre stava effettuando lavori di finitura di un vano finestra utilizzando un ponteggio allestito all’interno dei locali, mentre non era stata prevista alcuna opera provvisionale sull’esterno del vano.

Dopo i necessari accertamenti non era stato dato conto con assoluta certezza dell’effettiva lavorazione che stava eseguendo il dipendente di fatto del datore di lavoro; l’autopsia aveva evidenziato un tasso alcolemico di 2.4 gr./lt. che avrebbe implicato un’alterazione marcata dello stato psicofisico del lavoratore, potendo generare atassia, ebbrezza, instabilità e scarso equilibrio.

La certezza sulla dinamica dell’infortunio si originava dal fatto che il lavoratore deceduto non poteva essere caduto nel vuoto operando con i piedi sul piano di calpestio (P1) e quindi ad altezza di lavoro 0, senza necessità di previsione di opere provvisionali a protezione; l’operaio a prescindere dal fatto che non è stato possibile ricostruire la specifica lavorazione che stava svolgendo, era sicuramente con i piedi al di sopra dell’impalcato di lavoro realizzato all’interno del vano.

Quindi a prescindere dallo stato di ebbrezza e il relativo tasso alcolico riscontrato o dall’impossibilità di stabilire la lavorazione effettuata, la colpa di non aver previsto specifiche misure preventive e protettive sul lato esterno del vano finestra gravava tutta sul Datore di Lavoro; secondo la Corte di Appello il rischio di caduta dall’alto era sicuramente il principale tra quelli endemici della lavorazione e quindi doveva essere previsto e mitigato dal datore di lavoro.

Lo stato di ebbrezza dell’operaio deceduto avrebbe potuto rendere quest’ultimo imprudente ma ciò non rappresentava causa concorrente con il fatto ascrivibile al datore di lavoro (cit.); i compiti ed obblighi del datore di lavoro su una corretta valutazione del rischio e relativa organizzazione / previsione di misure per annullarlo o mitigarlo sono previsti dalla legislazione anche per impedire proprio un comportamento imprudente del lavoratore.

Il datore di lavoro ricorre in Cassazione con le seguenti motivazioni:

1. era stato proprio l’elevato stato di ebbrezza ad impedire una corretta valutazione ed utilizzo) dei presidi regolarmente posizionati;

2. per i motivi di cui al punto 1 il lavoratore doveva considerarsi incapace di intendere e di volere e non solo imprudente e negligente a causa del suo stato di ebbrezza;

3. per i motivi di cui al punto 2 il lavoratore deceduto non sarebbe stato comunque in grado di utilizzare correttamente i dispositivi, a prescindere dal fatto che questi fossero stati posti in essere o meno dal datore di lavoro;

4. non vi erano elementi per ipotizzare in questa sede una mancata vigilanza dello stato del lavoratore da parte del datore di lavoro;

5. la Corte d’Appello nel ricostruire la dinamica dell’infortunio non ha tenuto conto dello stato di ebbrezza del lavoratore evidenziando nelle dinamiche uno status di normalità dell’operaio.

 

DIRITTO

La Cassazione, preso atto delle doglianze del datore di lavoro, evidenzia come:

la verifica della capacità del comportamento alternativo lecito di evitare il prodursi dell'evento che l'ordinamento mira a prevenire (cd. giudizio contro-fattuale) va condotta alla luce del parametro della "elevata credibilità razionale", il quale chiama in causa l'utilizzo di leggi scientifiche di copertura o a massime di esperienza riconosciute, che permettono di ricostruire in via ipotetica quale sarebbe stato il divenire ordinario degli eventi una volta assunte determinate premesse fattuali. Sicchè il giudizio contro-fattuale non solo fa riferimento "al medesimo evento che si è verificato e non ... ad un evento diverso anche se analogo nelle conseguenze" (Cass. sez. 4, sent. n. 28782 del 9/6/2011, Cezza, rv. 250713), ma non è di per sè incompatibile con la presenza di ipotesi alternative, le quali vanno tuttavia scartate perchè non convalidate dalle citate massime di esperienza (e quindi meramente congetturali)” (cit.)

La Corte d’Appello ha correttamente considerato che lo stato di salute del lavoratore e l’elevato stato di ebbrezza può essere considerato un comportamento colposo da leggere come concausa dell’evento occorso, ma a prescindere da questo l’infortunio si originava dall’assenza di misure preventive e protettive poste sul lato esterno del vano, esposto sul vuoto.

Queste misure non erano state previste dal datore di lavoro a cui la Cassazione rigetta il ricorso per i motivi evidenziati sopra.

 

F.to Redazione Tecnica

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